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Congresso del Pd pugliese: la minoranza interna chiede chiarezza

Dopo l’annullamento, a seguito di un ricorso, del congresso regionale del Pd che si sarebbe dovuto celebrare a fine novembre, per “ratificare” la conferma del segretario uscente, l’on. Marco Lacarra, e la nomina da parte del segretario nazionale del Pd, Enrico Letta, un commissario ad acta per rifare tutte le procedure, alcuni parlamentari e consiglieri regionali del partito hanno sottoscritto un documento con cui si chiede formalmente di chiarire i rapporti del Pd pugliese o, forse meglio, di alcuni dei suoi dirigenti e vertici locali “con l’arcipelago civico” e di dare vita da subito ad un “confronto immediato all’interno del Pd pugliese, anche con il contributo della segreteria nazionale del partito, in maniera che si affrontino seriamente” alcuni temi, fra cui la scelta del nuovo segretario regionale. Sono queste, infatti, alcune delle richieste che la minoranza interna al Pd pugliese ha avanzato nel documento promosso, tra gli altri, dall’on. Michele Bordo di Manfredonia e dai consiglieri regionali Fabiano Amati, Paolo Campo, Michele Mazzarano, Ruggiero Mennea e da alcuni altri parlamentari e dirigenti territoriali del Partito pugliese di Letta. “Il congresso – si legge nel citato documento – sia animato da una discussione larga, partecipata e democratica che approdi ad una soluzione condivisa”. Infatti, l’obiettivo dei sottoscrittori è quello di aprire un proficuo e serrato confronto interno, per arrivare ad una soluzione condivisa sia sulla linea politico-programmatica che sui nomi che dovranno guidare il Pd pugliese nei prossimi tre anni, a cominciare da quello di vertice, ossia il segretario regionale. Infatti, nel documento firmato dagli esponenti di minoranza a fare da premessa alle richieste, si afferma: “L’idea che il tutto potesse risolversi attraverso la conferma rituale del segretario uscente, senza avviare una discussione franca sullo stato del Partito democratico in Puglia non può essere condivisa”. Ed ancora: “L’assenza di un’elaborazione critica che tenga conto dei cambiamenti socio economici derivati dalla emergenza pandemica e della evoluzione del quadro politico succeduto alla nascita del governo Draghi non consentirebbe l’auspicato rilancio dell’azione del Pd”. Per poi rilevare: “L’attuazione del Pnrr, le sfide imposte dall’emergenza sanitaria, la transizione ecologica, la riconversione e la valorizzazione dei sistemi produttivi locali, la lotta alle crescenti diseguaglianze sociali, l’ingresso effettivo di donne e giovani nel mercato del lavoro, l’innovazione del sistema formativo fondato su scuola e università, l’invecchiamento della popolazione sono alcune tra le grandi sfide che il Governo regionale dovrà affrontare nei prossimi quattro anni”. Quindi, gli oppositori interni all’asse di maggioranza precostituito – come è noto – dal sindaco di Bari e presidente Anci, Antonio Decaro, insieme al segretario regionale uscente, Lacarra, e con la regia o, comunque, con l’avallo verosimilmente del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sostengono invece che “c’è bisogno di una grande capacità riformatrice, che incida profondamente sull’efficienza dell’apparato burocratico a tutti i livelli, e che esalti in un dialogo costante con i territori i nuovi protagonismi economici e sociali che gli anni di buon governo del centrosinistra hanno innescato in Puglia”. Perciò, per coloro che rivendicano l’apertura di un dibattito sostanziale e più approfondito, in vista del congresso regionale del partito che, secondo l’ordine romano del segretario Letta, dovrebbe svolgersi entro la fine di gennaio 2022, c’è “ bisogno che il maggior partito della coalizione definisca una sua proposta che accompagni e orienti lo sforzo della Giunta regionale e, soprattutto, è necessario che si apra una riflessione ‘vera’ su come il Pd si riconnette alla società, dopo gli anni del populismo e del rifiuto della politica, su come rimotiva i giovani all’impegno civile e su come ridefinisce ed amplia le basi del suo insediamento sociale”. Ed “in questo quadro – si sottolinea, inoltre, nel documento – non può sfuggire la necessità di definire il rapporto con l’arcipelago ‘civico’ che assieme al Pd costituisce il nerbo della coalizione di governo pugliese”, perché “il rischio che essa (ndr – l’attuale coalizione di maggioranza in Puglia) smarrisca la sua carica innovativa e svapori in un cartello elettorale che acquisisca forma e sostanza ad ogni appuntamento con le urne è sempre più evidente, come confermano i ‘fatti’ di Taranto (ndr – lo scioglimento anticipato del consiglio comunale, a seguito della sfiducia al sindaco di centrosinistra Rinaldo Melucci anche con le firme di sette consiglieri della sua maggioranza) e le innumerevoli fibrillazioni locali”. Questioni, queste, che – a detta dei sottoscrittori del documento – porrebbero al Pd pugliese “la necessità di un confronto franco e approfondito, utile a sciogliere alcuni nodi politici che al momento condizionano la qualità della nostra iniziativa e rendono all’esterno l’idea di un partito imbrigliato dalla necessità di salvaguardare equilibri precostituiti”. Se a ciò, poi, si aggiunge “l’incertezza derivata sul quadro politico generale dall’imminente elezione del Presidente della Repubblica e dal rischio di una fine anticipata della legislatura” ed allora l’attuale fase politica potrebbe complicarsi. Mentre è utile, invece, “che si apra un confronto immediato all’interno del Pd pugliese, anche con il contributo della segreteria nazionale del partito, in maniera tale che si affrontino seriamente queste ed altre questioni e che l’esito congressuale sia il frutto di questa discussione larga, partecipata, democratica ed approdi ad una soluzione condivisa, senza il ricorso ad una sterile conta che al momento è quanto di peggio potremmo augurarci noi e i pugliesi tutti”. E quasi a fare eco alle questioni sollevate con il predetto documento della minoranza interna al Pd pugliese sono intervenute (in modo forse casuale?) alcune affermazioni del segretario nazionale, Letta, che, partecipando ad una Agorà sui diritti, dove dopo aver rilevato che Il metodo della Agorà democratiche “è rivoluzionario”, però “fino adesso non si è capito completamente” che “l’idea che il progetto del centrosinistra del futuro non lo costruisce il capo o il gruppo dirigente, ma lo costruiscono i cittadini che vogliono partecipare, tutti insieme”. Quindi, se “queste sono le Agorà”, ossia – ha chiarito il segretario nazionale del Pd – “la possibilità di partecipare e organizzare”, allora – ha affermato Letta – “le soluzioni che saranno più votate le discuteremo e le porteremo avanti” e “saranno l’architrave del centrosinistra”. Per poi concludere: “Se non facciamo così, facciamo una accozzaglia sigle, partiti e gruppi dirigenti e questo non attrarrà nessuno”. E chissà se, mentre il segretario Letta pronunciava queste parole, con la mente non stesse pensando a ciò che il governatore pugliese si accinge a fare con la sua lista civica “Con”. Ovvero a raggruppare un insieme di sigle civiche a livello nazionale, per poter partecipare, nel campo del centrosinistra, sotto un unico simbolo alle prossime elezioni politiche, prescindendo da schemi ideali e valoriali comuni. Insomma, un coacervo di sigle e candidati col sol fine di raccogliere voti, a prescindere anche da eventuali incompatibilità politiche e concorrenziali all’interno della stessa coalizione di centrosinistra. “Ma – si chiedono alcuni addetti ai lavori della politica – con quali e quante possibilità di successo in campo nazionale?” Difficile dirlo!

Giuseppe Palella

 

 

 

 

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