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Consiglio metropolitano, il risultato delle elezioni lascia ben sperare il centrosinistra per le regionali

Il risultato conseguito domenica scorsa dalla lista del centrosinistra alle elezioni dei 18 componenti del Consiglio metropolitano di Bari lascia ben sperare circa lo stato complessivo di salute della coalizione (Pd + liste civiche + Sinistra radicale) nei 41 Comuni della provincia di Bari. Infatti, quella metropolitana, sia pur trattandosi di una elezione ponderata di secondo livello, ossia riservata solo ai rappresentanti consiliari dei 41 Comuni in base al peso elettivo di ciascuna realtà, ben 14 seggi sono stati conquistati dal centrosinistra, sfiorando di poco un 15° seggio, mentre appena 3 sono stati i rappresentanti ottenuti dal listone di centrodestra e tutti di espressione leghista. Uno solo, invece, il rappresentante del M5S. “Un voto – ha commentato Alfonsino Pisicchio, assessore regionale all’Urbanistica della giunta Emiliano e leader di una formazione civica, “Identità democratica”  – che conferma un chiaro dato politico: la compattezza del centrosinistra in Terra di Bari”. Ed, in effetti, a ben guardare i nomi degli eletti del listone di centrosinistra e la rispettiva classifica dei voti di preferenza conseguiti, si comprende che il successone è stato dovuto soprattutto grazie all’apporto dei consensi alla coalizione da parte di consiglieri espressione delle liste civiche presenti nelle assemblee comunali del barese. Non a caso la più suffragata è risultata Anita Maurodionoia – come è noto – rappresentante di riferimento della civica “Sud al centri”, seguita al secondo posto da un altro esponente civico, il sindaco di Bitonto Michele Abbaticchio, ed altre espressioni del civismo di Terra di Bari, che collettivamente sono probabilmente la maggioranza dei 14 eletti della lista. Invece, ciò che denota lo stato forse comatoso del centrodestra in provincia di Bari è dato dal fatto che la coalizione pur avendo sulla carta un numero di voti, e quindi di consiglieri comunali, che avrebbero potuto assicurare al centrodestra un numero maggiore di seggi (4 o forse anche 5) in realtà tale circostanza non si è verificata o perché alcuni di questi non si sono recati a votare oppure (peggio!) perché, tra i consiglieri comunali dell’area di centrodestra, qualcuno di questi abbia addirittura votato per una delle due liste contrapposte. Come pure non può sfuggire il fatto che nella lista del centrodestra gli eletti, e quindi i tre candidati più suffragati, sono tutti e tre espressione del partito di Matteo Salvini. Vale a dire che sia Forza Italia che Fratelli d’Italia in provincia di Bari non sono stati in grado di far eleggere alcun loro rappresentante nel Consiglio metropolitano. Pertanto, stante a questi risultati del Consiglio metropolitano di Terra di Bari, il governatore pugliese Michele Emiliano, se dovesse essere lui il candidato presidente unitario della coalizione di centrosinistra alle regionali del prossimo anno, dovrebbe poter ben sperare (almeno in questa provincia) per una sua riconferma alla guida della Regione. Invece, la vera incognita (e quindi preoccupazione) per Emiliano, sia sulla compattezza del centrosinistra alla sua ricandidatura a governatore, sia sull’esito stesso della consultazione, è data dagli sviluppi che potrebbe avere l’accordo sperimentale nazionale tra M5s e Pd per le imminenti regionali umbre del 27 Ottobre prossimo. Infatti, il governatore pugliese, in caso di un eventuale e possibile successo elettorale di tale esperimento politico, potrebbe ritrovarsi a “fare i conti” con una eventuale imposizione nazionale che obbligherebbe il Pd locale ad allearsi anche in Puglia alle prossime regionali con il M5s. E questo sicuramente potrebbe rappresentare per Emiliano un “ostacolo” non facile da digerire, sia perché – come è noto – gran  parte dei pentastellati pugliesi non vede di buon occhio il sostegno al governatore uscente, Emiliano, sia perché, nel caso in cui riuscisse anche a farsi accettare come candidato comune con i “5 Stelle”, la coalizione dovrebbe poi ripartirsi i seggi con i penta stellati e ciò, soprattutto in caso di vittoria, sarebbe un problema non da poco per un Presidente come Emiliano che, come abbiamo avuto modo di vedere nel corso di questo suo primo mandato da governatore, è poco avvezzo a condividere talune scelte con la compagine politica che lo ha sostenuto. Non a caso Emiliano, contrariamente a quanto dichiarato qualche settimana prima, nell’ultima direzione regionale del Pd, svoltasi venerdì scorso, è riuscito a far imprimere un’accelerata sulla data delle primarie, in modo da mettere le mani avanti a quelli che potrebbero essere i possibili sviluppi consequenziali ad un esito positivo dell’esperimento umbro. Ma tale “impennata” del Pd pugliese è già stata oggetto di critica, ma anche di prese di posizione all’interno della stessa coalizione tradizionale del centrosinistra. Infatti, ha non gradire un’anticipazione sui tempi delle primarie è una parte della stessa coalizione, che con una nota ha già fatto sapere: “Prima le idee, poi le alleanze e infine le candidature”. “L’accelerazione annunciata dalla direzione regionale del Pd sui tempi del confronto verso le regionali 2020 – è stato inoltre sottolineato nella nota – è irragionevole e rischia di comportare la rottura del campo delle forze progressiste che hanno assunto determinazioni diverse anche sull’allargamento della coalizione, in coerenza con il nuovo quadro politico nazionale. Firmatari di detto comunicato sono  le associazioni “La Puglia in più” del senatore salentino Dario Stefano del Pd e “La Giusta causa” del penalista barese Michele Laforgia, oltre al partito di “Sinistra Italiana” ed a titolo personale l’ex deputato leccese Fritz Massa del Pd, che chiudendo il loro appello al Pd pugliese ma, probabilmente, soprattutto ad Emiliano, hanno  reitera l’invito agli esponenti del M5s: “Vogliamo aprire una discussione, non chiuderla. Iniziamo a lavorare sui programmi, con un confronto trasparente”. Insomma, il governatore uscente, Emiliano, forse non avrebbe grosse difficoltà a vincere le prossime regionali,  ha sicuramente ancora più di un problema da risolvere all’interno della sua stessa coalizione, per avere certezza sulla sua  ricandidatura unitaria a Presidente della Regione nel 2020.

 

 

Giuseppe Palella

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