Consiglio regionale: accuse reciproche tra maggioranza e opposizione sul deficit Sanità
Intanto a pagare le conseguenze, con l'aumento a breve dell'Irpef, saranno comunque i pugliesi

Nel corso della seduta di ieri del Consiglio regionale pugliese accuse reciproche tra maggioranza ed opposizione sulla Sanità. Infatti, lo scambio di accuse ha riguardato soprattutto le cause del “buco” da 369 milioni di euro nei conti della Sanità pugliese e le possibili soluzioni che la Regione è tenuta ad adottare per coprire tale deficit. I primi ad intervenire sul tema sono stati gli esponenti dell’opposizione di centrodestra, principalmente del partito della premier Giorgia Meloni e quelli della maggioranza di centrosinistra, in particolare del partito del neo-presidente Antonio Decaro (Pd).
Il Gruppo consigliare di Fdi, “a due giorni dall’ineluttabile iattura del commissariamento della Sanità pugliese che comporterà non solo tagli al Bilancio e quindi ai servizi pubblici, ma soprattutto l’aumento dell’IRPEF, forse, addirittura per i redditi superiori a 28mila euro (quindi colpendo il ceto non alto, ma medio dei pugliesi, per capirci: persone che la mattina si alzano e vanno a lavorare per uno stipendio di 1.500/1.600 euro al mese)”, si aspettava “che il governatore Decaro chiedesse, sua sponte, la parole e annunciasse lo stato della ricognizione dei conti e quale sarà la trattativa con il Ministero della Salute”.
In altri termini che il successore di Michele Emiliano si fosse confrontato in Consiglio sulle scelte da fare per rimediare al deficit sanitario, “perché – hanno dichiarato i consiglieri meloniani – al di là del colore politico il commissariamento travolge, nel vero senso della parola, tutti i pugliesi”. Invece la maggioranza – stante a quanto riportato in una nota dai consiglieri di Fdi – si sarebbe addirittura risentita quando hanno chiesto la parola sull’argomento, “perché il tentativo è quello di nascondere la polvere sotto il tappeto”. Però, per l’opposizione, i pugliesi hanno il diritto di sapere chi ha provocato 369 milioni di debito e per tale ragione ha anche chiesto una Commissione ad hoc su come è stato accumulato tale disavanzo, per limitarsi a dire semplicemente per “beni e servizi”, come ha fatto finora il governatore Decaro non soddisfa l’esigenza di trasparenza dell’opposizione, ma soprattutto dei pugliesi.
Quindi, hanno chiesto da Fdi, “quali sono questi beni e servizi che hanno determinato un deficit cos’ elevato in meno di due anni?”. “Vogliamo l’elenco e lo vogliamo a 360 gradi” – hanno dichiarato i meloniani. Come pure vogliono avere “una ricognizione precisa degli sprechi alla quale, starebbe (e il condizionale è d’obbligo) lavorando una task force voluta proprio da Decaro”. Per poi ricordare che “a sollevare dubbi, senza timore di esporsi pubblicamente, è stato perfino l’ex assessore regionale alla Sanità nella giunta Vendola, Tommaso Fiore, medico scrupoloso ed esperto di politiche sanitarie, che chiede le stesse cose: perché la Giunta Decaro si dice ‘costretta’ a ricorrere all’aumento dell’Irpef per coprire il buco nella sanità” e chiedere “come mai, se fino a 7-8 anni fa il buco era trascurabile, anzi si era via via ridotto, nell’ultimo anno invece è letteralmente esploso?”
L’ex assessore Fiore ha ipotizzato una mala gestio, chiedendo di individuare i responsabili, esattamente come stanno facendo settimane le forze politiche di opposizione al governatore Decaro. Gli esponenti di Fdi hanno anche ricordato che “con un altro assessore alla Sanità, Rocco Palese, scelto dall’ex presidente, Michele Emiliano, al quale fu affidato il compito di risanarla, l’obiettivo fu sfiorato. Nel 2023 infatti, sotto la gestione oculata dell’ex-esponente di centrodestra, la Puglia è andata molto vicina alla chiusura del Piano di rientro sanitario, con un deficit ridotto a circa 39 milioni di euro. Ma, proprio quando i conti stavano tornando in ordine, Palese è stato silurato e la spesa sanitaria è andata completamente fuori controllo, fino ad arrivare al ‘rosso’ di quasi 370 milioni nel 2025”.
Quindi di chi le colpe? Per Fdi sono tante le incognite e i presunti colpevoli, ma c’è una sola certezza, ovvero che dalla prossima dichiarazione i pugliesi dovranno pagare un’Irpef regionale più alta e servizi sanitari, sicuramente, più bassi. In aula il capogruppo del Pd, Stefano Minerva, in replica agli interrogativi dei colleghi di opposizione ha affermato: “Noi non ci nascondiamo” su questo tema “e non diciamo fesserie come ha fatto il sottosegretario (ndr – alla Salute) Marcello Gemmato di Fdi che ha detto ‘che noi stiamo chiudendo gli ospedali’. Forse si è dimenticato che gli ospedali sono stati chiusi dalla sua parte politica 20 anni fa”.
Mentre per il consigliere regionale dem e presidente della commissione Bilancio, Ubaldo Pagano, “la Corte dei Conti, confermando quanto ribadiamo da mesi, smentisce nettamente la narrazione di Meloni e di questo governo sul finanziamento della Sanità pubblica”. Infatti, ha dichiarato Pagano: “Come dimostrano i dati illustrati gli aumenti della spesa sanitaria sono stati pressocché fittizi, neutralizzati dall’ espansione. Il risultato di questa opera di definanziamento però si ripercuote sui territori” e quindi “disavanzi da centinaia di milioni di euro per le Regioni e l’obbligo di assumere decisioni che il governo centrale preferisce saricare”.
Insomma, un continuo rimpallo di responsabilità politiche tra l’opposizione regionale, che però è maggioranza di governo nel Paese, e maggioranza regionale, che in Parlamento invece è opposizione al governo Meloni. Un “teatrino”, questo, che di certo appassiona poco o nulla i pugliesi, ma che a breve saranno chiamati comunque chiamati, con l’aumento dell’Irpef regionale ed ulteriori contrazioni dei servizi a pagare le conseguenze di una maggioranza che in precedenza ha causato il deficit nella Sanità e di un’opposizione che stranamente solo ora si è accorta di questo enorme “buco” di bilancio in Puglia.
Giuseppe Palella
Pubblicato il 29 Aprile 2026



