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Cooke e Bellomo, una brutta storia

Presente a Bari in occasione del G20, qualche giorno fa Jill Morris, ambasciatrice del Regno Unito, ha visitato il Cimitero di Guerra del Commonwealth, che si apre alla periferia di Bari, sulla Triggiano-Carbonara. Un camposanto di cui molti baresi ignorano l’esistenza, per quanto sia lì dalla fine della guerra. Raccoglie i resti di 2130 tra soldati, sottufficiali e ufficiali britannici, nepalesi e indiani. Tutta gente caduta su fronti lontani da Bari. Con una eccezione: il Tenente Toy Roston Cooke. Questo ufficiale, insieme al capitano George Playne, la notte del 30 novembre 1941 era riuscito a evadere dal Campo di prigionia di Torre Tresca (di cui restano alcune rovine tra l tangenziale e lo stadio San Nicola). Ricatturati alcune ore più tardi e riportati a Torre Tresca, Cook e Playne trovarono ad accoglierli il generale Bellomo, allora comandante del Presidio Militare di Bari. Bellomo si fece condurre dai due ufficiali nel punto in cui essi avevano violato la recinzione. Nell’occasione, i prigionieri – secondo la ricostruzione italiana – avrebbero approfittato dell’oscurità per tentare nuovamente la fuga. A quel punto Bellomo ordinava di aprire il fuoco : Il Capitano Playne fu raggiunto alla nuca da un colpo che gli risultò fatale, mentre il Tenente Cooke fu ferito ad un gluteo. L’inchiesta interna avviata dall’Esercito Italiano e condotta dai generali Luigi De Biase (comandante del IX corpo d’armata di Bari) e Enrico Adami Rossi (comandante della Difesa territoriale di Bari) avvalorò il rapporto di Bellomo, surrogato anche dalle dichiarazioni e dalle testimonianze degli altri militari presenti all’accaduto. Ma il 28 gennaio 1944 la Polizia Militare britannica arrestò il generale italiano “per aver sparato o fatto sparare contro due ufficiali britannici, causando la morte di uno di essi e il ferimento dell’altro”. Era cominciato il calvario di Bellomo. Trasferito nei Campi di concentramento alleati prima di Grumo Appula, poi di Padula e infine di Afragola, il 14 luglio 1945 Bellomo venne deferito alla Corte Marziale. La Corte, il 28 luglio 1945, dopo appena un’ora di camera di consiglio, pronunciò la sentenza di condanna a morte, eseguita mediante fucilazione presso il carcere di Nisida l’11 settembre 1945 (Bellomo riposa nel Sacrario dei Caduti d’Oltremare). Il caso è ancora aperto. Nel suo ‘L’Italia tradita’ (Mursia Editore, Milano 1971) Ruggero Zangrandi sostiene che Bellomo fu vittima delle macchinazioni di Badoglio e dei monarchici, i quali ‘pilotarono’ la sentenza della Corte Marziale. In qualità di unico generale italiano che di propria iniziativa aveva combattuto i tedeschi e salvato Bari sino all’arrivo degli Alleati, Bellomo rappresentava una spina nel fianco della coscienza di governanti traditori e vili.

Italo Interesse

 

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