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Cose indecenti per una città metropolitana

Tra autovelox, posti di blocco e pattuglie in motocicletta si fa dura per l’automobilista scorretto, il quale paga (giustamente) anche se ha posteggiato irregolarmente. Eppure tanto non basta al miglioramento della circolazione nel capoluogo, condizionata dalla presenza di una massa di nuovi utenti della strada incuranti della legge e dalla stessa tollerati a sproposito. Dei ciclisti abbiamo già detto: vanno contromano, ignorano stop e semafori, circolano a sera senza i faretti di ordinanza… Adesso anche a Bari si circola su pattini, su skateboard. Con una disinvoltura che ha dell’irridente, questi altri prepotenti pendolano tra carreggiata e marciapiede. Sembra un gioco, il loro, uno scherzo, eppure costoro mettono in difficoltà sia i pedoni che gli automobilisti. Il tutto ancora una volta nell’impunità di fatto. Per quanto il nuovo Codice della Strada parli chiaro. Art. 190, commi 8 e 9 : “La circolazione mediante tavole, pattini o altri acceleratori di andatura è vietata sulla carreggiata delle strade” ; “Sugli spazi riservati ai pedoni è vietato usare tavoli, pattini o altri acceleratori di andatura che possano creare situazioni di pericolo per altri utenti”. Agli stessi commi sono soggetti anche gli hoverboard, quei monopattini elettrici che rappresentano l’ultimo grido in fatto di mobilità urbana. Ma attenzione agli hoverboard di potenza superiore a 1kW e velocità superiore ai 6 km orari : possono essere considerati dalle forze dell’ordine come “veicoli” e dunque soggetti all’obbligo di omologazione, immatricolazione, assicurazione e uso del caso (ovvero quanto non richiesto per le biciclette elettriche, che possono toccare velocità di gran lunga superiori). A rallentare il traffico e a creare situazioni di potenziale pericolo concorrono, poi, carrozzine e scooter elettrici per anziani e disabili fisici. Rientrando tra gli “ausili medici”, questi mezzi di locomozione, anche se “asserviti da motore”, non sono classificati come “veicoli”. Pertanto, come specificato dal succitato comma 7, questi non-veicoli (equiparati alle “macchine per uso di bambini”) “possono circolare sulle parti di strada riservate ai pedoni”. Anche qui non un agente di polizia urbana che intervenga. Non abbiamo finito : restano i pedoni. I quali, quando non passeggiano sulle piste ciclabili, si servono delle strisce per procedere con provocatoria lentezza. Peraltro, quando ignorano i passaggi zebrati lo fanno con arroganza. Pure loro non sanno cos’è il colore di una contravvenzione. In conclusione, che si proceda a piedi oppure no, esiste sempre ragione di temere l’altra ‘categoria’. Cose indecenti per una città metropolitana.

Italo Interesse

 

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