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Costituire un coordinamento delle Regioni del Sud per il Recovery fund

Il presidente di centrosinistra della Regione Puglia, Michele Emiliano, in Conferenza delle Regioni sul Recovery plan è d’accordo con il presidente facente funzioni della Regione Calabria, il leghista Nino Spirlì, che ha affermato: “C’è la necessità di suddividere in modo equo le quote relative agli interventi, tenendo in considerazione il fatto che le regioni del Mezzogiorno hanno urgenze che non rimangono all’interno dei loro confini, ma riguardano l’organizzazione dell’intero continente, dal momento che si tratta di progetti strategici che interessano l’Europa, come, ad esempio, il Ponte sullo Stretto”. Infatti, a seguito di tale premessa i presidenti delle
Regioni del Sud hanno deciso di costituire all’interno della Conferenza un gruppo per avanzare in modo unitario proposte e richieste in materia di Recovery plan che interessano l’intero Mezzogiorno d’Italia e non solo le singole realtà regionali. Ed uno di questi progetti, per quanto riguarda la Puglia, potrebbe essere il raddoppio della linea ferroviaria Bari-Reggio Calabria. Emiliano, intervenendo ieri pomeriggio (ndr – per chi legge martedì) alla Conferenza delle Regioni svoltasi con le modalità previste per l’emergenza sanitaria, ha dichiarato: “Per la prima volta le Regioni del Mezzogiorno stanno provando non solo a battere cassa, altrimenti la battaglia sarebbe persa in partenza, ma a costruire un criterio con il quale dare garanzia alle altre Regioni d’Italia e all’Unione europea di essere in grado di spendere bene i fondi per progetti strategici che sono nell’interesse di tutti”. “A questo fine – ha poi spiegato Emiliano – è stato costituito per la prima volta un coordinamento delle Regioni del Mezzogiorno per portare a tutte le Regioni, al Governo e all’Unione europea una visione complessiva dell’utilizzo dei fondi del recovery fund in modo tale da assicurare che gli interventi abbiano natura strategica e si colleghino agli investimenti nazionali e a quelli europei in modo coerente, in modo che rappresentino una vera e propria ipotesi di uscita dalla questione meridionale”. L’idea del governatore è che la Conferenza delle Regioni sia l”a sede nella quale le Regioni del Sud, in maniera unitaria, presentassero, per la condivisione con le altre regioni italiane, le proprie proposte di utilizzo delle risorse del Recovery”. E ciò al fine, per Emiliano, di prediligere progetti il cui beneficio ricada su tutto il sistema meridionale, sia in materia infrastrutturale e logistico, quanto in materia sociale ed economica. E questa, a detta del presidente Emiliano, “è una ipotesi di rivoluzione nel modo di essere del Mezzogiorno, delle sue burocrazie e del suo modo di selezionare gli interessi pubblici e privati sul quale la Puglia ha chiesto il massimo della trasparenza e della responsabilità a tutte le altre Regioni del Sud”. Ipotesi condivisa e pienamente accettata da Emiliano, però “a condizione che questo impegno venga preso collettivamente” e sia anche “controllabile da parte di ciascuna delle Regioni del Sud”, oltre che “controllabile e valutabile anche dalle altre Regioni”. Infatti, ha affermato inoltre il presidente della Puglia: “è indiscutibile che per struttura economica ogni euro investito nel Mezzogiorno determina la messa in movimento anche delle economie del Nord”, per cui “se riusciamo a concertare tra di noi prima, poi con le altre Regioni italiane, poi col Governo, un intervento che davvero sia paragonabile per intensità, significato e interesse nazionale a un piano Marshall, allora la Regione Puglia questa battaglia la farà fino in fondo”. Invece, ha avvertito Emiliano, “se viceversa il Mezzogiorno dovesse pensare che sta facendo questa richiesta per poi gestire i fondi del recovery fund con le stesse modalità con le quali sono stati gestiti in passato, è chiaro che il discorso inteso in questi termini sarebbe improponibile”. Quindi, ha concluso il governatore pugliese, “è assolutamente evidente la necessità di dotare le Regioni di un organismo, possibilmente unico, che selezioni i progetti, che li segua nella fase esecutiva, che consenta una analisi collettiva sull’avanzamento, che prenda degli impegni in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi”. E noi pugliesi, per Emiliano, “siamo pronti ad accogliere una sfida epocale”, perché “con questo assetto e questa convinzione possiamo pretendere una quota di Recovery adeguata ad azzerare il divario nord-sud”. “E questo, evidentemente, – sempre secondo Emiliano – nell’interesse anche delle Regioni del Nord”. A ritenere invece che per l’attuale governo Conte nel nostro Paese comunque “esistono opere di serie A e opere di serie B” è l’eurodeputato pugliese di “Fratelli d’Italia”, Raffaele Fitto, che con una recente nota ha criticato il Dpcm, in questi giorni in esame alla Camera dei Deputati, con cui il premier ha selezionato sia le opere strategiche da accelerare che la nomina dei relativi commissari. Infatti, per Fitto, anche le opere di serie A potrebbero non vedere mai il taglio del nastro e, quindi, dell’avvio del cantiere, perché – secondo l’eurodeputato di Maglie (Le) del partito di Giorgia Meloni – “non solo siamo in ritardo” di quasi due anni (art. 4 Decreto Legge n. 32, del 18 aprile 2019, poi convertito in Legge n. 55 il 14 giugno del 2019) da quando se ne parla, “ma visto da Sud la misura (ndr – governativa) è inefficace e pasticciata”. Infatti, Fitto nella nota scende al concreto e cita le opere riguardanti le linee ferroviarie Bari-Napoli, la Salerno-Reggio Calabria e la Palermo-Catania, per le quali i commissari esistono già, ricordando che questi “sono stati nominati nel 2014”. Quindi, si chiede l’esponente di Fdi: “a cosa serve questa nuova nomina?” Ed aggiunge: “i commissari sono scelti fra i dirigenti di Anas, Rfi e Provveditorati (ndr – alle OO.PP) come possono accelerare interventi che già per legge dovevano fare loro?” Ed ancora: “il tempo che dedicano a fare i commissari a cosa lo toglieranno? Bloccheranno altri interventi?  Senza contare che se queste opere sono ferme, in alcuni casi (vedi la SS 275 Maglie-Leuca), è proprio per colpa di questi soggetti che il Dpcm individua”. Però, oltre a questo genere di problema. Fitto nella nota ne cita un altro che, a suo dire, è “un problema nel problema”. Ovvero, – afferma Fitto – “le opere strategiche individuate nel Dpcm dovrebbero essere tutte di serie A”, ma in realtà – ha precisato Fitto – “non è così, perché fra il Nord e il Sud vi è poi un’altra grave sperequazione: quelle del Nord sono per lo più integralmente finanziate mentre quelle al Sud no”. E su tale puntualizzazione l’eurodeputato pugliese di Fdi cita opere che, come pugliesi, ci riguardano “molto da vicino”. Ossia, “la Statale ionica” che “ha un costo complessivo di 3 miliardi di euro”, però “risulta finanziata con solo 437 milioni”. “Oppure la Statale garganica con un costo di 900 milioni, ma finanziati solo 68”. Perciò, si domanda ancora Fitto: “in questi casi a cosa serve il commissariamento?” Infatti, proseguendo con gli interrogativi, ha aggiunto: “Se dobbiamo far partire la progettazione basta indire una semplice gara?” Infatti, ha evidenziato il ministro agli Affari regionali (2008-2011) dell’ex governo Berlusconi, “se non ci sono tutti i soldi che servono a realizzarla nessun commissario potrà mai far partire i lavori”, perché “il progetto rimarrà sempre sulla carta”. Ma per Fitto “il paradosso dei paradossi” è che, “di contro, esistono opere interamente finanziate da tempo (oltre 300 milioni), come la Maglie-Leuca, che sono non solo ferme, ma addirittura escluse dal Dpcm in discussione alla Camera”. In fine, Fitto ha ricordato che “nel 2016 è stato approvato il Codice degli appalti, da molti definito come un’ulteriore burocratizzazione al sistema delle opere”, per cui sempre il Governo “giallo-rosso” ha approvato due decreti (Sblocca Cantieri e Semplificazioni) “per correggere quegli errori, ma senza grandi risultati”. “Quindi, – ha concluso Fitto – “non ci meraviglia che anche questa volta (ndr – il governo Conte) abbia prodotto un altro provvedimento pasticciato, ma anche dannoso, in modo particolare per il Sud, dove mancano le risorse per realizzare completamente le opere”. Però, ha ironizzato l’eurodeputato pugliese di Fdi, “si nominano i commissari e paradossalmente per quelle opere (poche) interamente finanziate non si nominano i commissari!” Ma, forse, anche per questo il premier Conte con il suo governo sembra essere giunto in dirittura d’arrivo e già questa settimana potrebbe essere disarcionato dal voto parlamentare al Senato. A meno che non giungano prima, come si vocifera nei corridoi dei Palazzi romani, le dimissioni del premier. Ma questo è tutto un altro discorso.

 

Giuseppe Palella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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