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Cronache dal Limbo

Nel suo ‘Non ho mai fatto male a nessuno’, edito da PAV Edizioni, Alfonso Santamaria affronta un tema dell’occultismo: il limbo che separa la vita dal passaggio nell’Altrove. Chi ‘sa’ afferma che il distacco dal settimo rivestimento – la spoglia carnale – prevede una ‘stazione’ d’ambientamento prima dell’ingresso nel mondo ‘altro’ (qualche rara volta è consentito persino tornare indietro…). Questo interregno è luogo d’incontro con lo psicopompo, ovvero il traghettatore, figura già conosciuta in vita e incaricata, chissà da chi e in base a quale criteri, di accompagnare il trapassato lungo il, presunto, tunnel di collegamento fra mondi opposti, equivalente del fiume Stige nella cultura greco-romana. ‘Non ho mai fatto male a nessuno’ è resoconto romanzesco che più al limite non è dato immaginare. Quella di Alfredo, tale il nome dell’io narrante, è esperienza dal colore vagamente dantesco : Solo, lo sconcertato Alfredo deve vedersela con più d’uno spirito. E la sorte non gli riserva personaggi passati alla storia, bensì figure comuni, tutte accomunate dall’aver sfiorato con la propria esistenza quella del protagonista. Intersezioni non proprio felici, dal momento che ad Alfredo vengono rimproverate colpe differenti, tutte riconducibili alla medesima colpa : l’omissione. Alfredo non ha violato alcun comandamento, per cui egli può dire in piena coscienza di non avere mai fatto male a nessuno. Tuttavia ipocrisia, mediocrità, opportunismo e superficialità l’hanno di fatto reso correo di fatti gravi, apparentemente lontani: un aborto, un bimbo morto in guerra, un giovane caduti in anoressia, un coetaneo bullizzato, un ragazzo di colore pestato a sangue … A ciascun dramma corrisponde un breve racconto, sì che di fatto l’opera di Santamaria somiglia ad un’antologia di fattacci contemporanei. A fare da cornice e trait d’union fra le singole storie è il ritrovarsi di Alfredo sul banco degli imputati. Un indice da pubblico Ministero lo inchioda a colpe che, per quanto indirette, ma proprio per il loro carattere subdolo, diventano imperdonabili. ‘Omettere’, ovvero chiudere gli occhi sui guasti di quello stesso sistema di cose da cui in tanti traggono farisaici guadagni, non lava la coscienza a nessuno. Un J’Accuse enorme grava sul povero Alfredo, la cui posizione qui è meramente simbolica. Di ‘omissioni’ di varia natura siamo tutti colpevoli, da chi scrive a chi ha scritto, letto e non letto … Otto miliardi di imputati. Che fare, allora? Stordito dall’implacabile lucidità delle contestazioni, Alfredo prende un partito…. Santamaria appare preso più dall’urgenza di lanciare e rimarcare un messaggio che curarne la confezione. La sua prosa, scarna e chiara, concede giusto il necessario al piacere della lettura. La struttura di ‘Non ho mai fatto male è nessuno’, intrigante in apertura, più avanti si fa prevedibile. Si riscatta nel finale con un colpo di scena. Opera di valenza prevalentemente morale, il lavoro di Alfonso Santamaria ha il pregio di ribadire il valore della coerenza.

 

Italo Interesse

 

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