Zac Hamlili: “Il presidente ci ha motivato e non vediamo l’ora”
25 Giugno 2020
Gonfaloni e mitologia
25 Giugno 2020

Da Napoli a Gravina, il parallelo del batticuore

E’ esistito un tempo, ma così lontano da non poter essere raccontato, in cui un temibile fenomeno naturale fu di casa a una quarantina di chilometri dal nostro Adriatico, a ovest di Spinazzola. Periodicamente tale fenomeno svolse un ruolo determinante nel definire l’attuale configurazione del territorio pugliese, sul quale riversò miliardi di metri cubi di cenere nera, non pochi lapilli e chissà, qualche colata lavica. Fino al Pleistocene superiore il monte Vulture è stato un vulcano “ardente e tremendo”, come a Cesare Malpica piacque immaginare nel suo ‘La Basilicata : impressioni’, un libro edito nel 1897. A parte qualche innocuo fenomeno di vulcanesimo secondario (fumarole e mofete), l’ultimo dei quali risale al 1820, il Vulture, non rappresenta più una minaccia. Ciò che per i nostri animaleschi antenati fu un mostro, un nemico, oggi è un gigante buono dai versanti interamente coperti da una fitta e rigogliosa vegetazione e la cui vetta si spinge a quota 1327. La collocazione periferica del Vulture rispetto all’importante e attivo complesso vulcanico che si raccoglie intorno a Napoli offre un’idea dell’aspetto profondamente diverso che il Mezzogiorno doveva offrire 130mila anni fa. L’ipotesi, affatto inverosimile, assume maggior rilievo alla luce di un’altra considerazione: nel territorio di Gravina esiste un vulcanello di fango. Quest’altra forma di vulcanesimo (secondario) consiste in micro rilievi del terreno a forma conica alti qualche decina di centimetri o alcuni metri che in qualunque momento, senza preavviso, persino esplodendo, possono eruttare argilla frammista a metano, bitume e acqua salso-bromo-iodica. Se si prova a tracciare una retta di congiunzione tra il Vesuvio e il vulcanello di Gravina, ecco il Vulture posizionarsi su quella linea. Se poi si prova a prolungare la stessa linea oltre l’Adriatico, si scopre che essa ‘infila’ Albania e Grecia, paesi notoriamente a forte rischio sismico. E non basta perché, superato l’Egeo e procedendo ancora in linea retta, s’incontrano Turchia e Iran, dove i terremoti purtroppo sono di casa. Continuando nella stessa direzione, una volta oltrepassata la Cina e il mare del Giappone si perviene all’area del Fujiyama, uno dei più grandi vulcani attivi del pianeta. Volendo varcare anche il Pacifico, l’inquietante parallelo tange la costa californiana non lontano da Los Angeles, dove com’è noto si apre la più vasta e pericolosa faglia terrestre…. Insomma, ce n’è abbastanza per dirci fortunati : Escludendo il grande cataclisma del 1627 che devastò il Gargano, a memoria d’uomo la Puglia non ha mai patito sismi devastanti. – Nell’immagine, un’eruzione dell’Etna.

 

Italo Interesse

 

 

 

 

 

 252 total views,  4 views today

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *