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Da Roma si redarguisce De Simone per l’endorsment a Laforgia, ma tacciono sui “capi bastone” del Pd pugliese

Dopo l'invito della presidente cittadina ed altri otto dirigenti a sostenere la candidatura del penalista, sono intervenuti dalla segreteria nazionale per chiedere il rispetto delle regole interne al partito

La lettera firmata da nove dirigenti del Pd barese e nazionale (tra cui figura anche la presidente cittadina del partito, la schleiniana Titti De Simone) a favore della candidatura a sindaco dell’avvocato Michele Laforgia ha sollevato un altro polverone all’interno del maggior partito del campo largo dei progressisti nel capoluogo pugliese. Infatti, per tentare di sedare le polemiche scatenatesi a seguito dell’iniziativa pubblica messa in atto dalla presidente barese del partito di Elly Schlein, ma condivisa anche da alcuni ex assessori e storici componenti del Pd barese del calibro di Giovanni Giannini e Mario Loizzo, che pure hanno apposto la propria firma al documento, sono dovuti intervenire direttamente, dagli uffici romani di Largo del Nazzareno, con una nota a firma di Igor Taruffi e Davide Baruffi, responsabili nazionali rispettivamente dell’Organizzazione e degli Enti locali del Pd. Una nota per redarguire evidentemente la presa di posizione anticipata a favore di Laforgia da parte di De Simone, in particolare, che in qualità di presidente dell’assemblea cittadina del partito, avrebbe dovuto almeno attendere la riunione dell’organismo di cui è a capo e poi, a seguito delle risultanze di esso, eventualmente esprimere la propria opinione. Infatti, si legge nella nota romana di “Taruffi & Baruffi”, che “è fuori luogo ed inopportuno che la presidente cittadina del partito abbia scritto un documento che anticipa le decisioni dell’assemblea cittadina, che invece dovrebbe rappresentare nel suo ruolo di garanzia”. Quindi, la nota giunta da Largo del Nazzareno, non sconfessa l’appello della De Simone ed altri, ma si limita a richiamare la presidente del Pd barese ad una condotta politica più accorta e prudente poiché, come rilevato nel prosieguo della nota, il partito ha il diritto di rivendicare il nome di un proprio candidato sindaco identitario, da far emergere dagli organi di partito. Qualora, ciò non accadesse, allora si potrebbe passare a valutare altre legittime proposte “avanzate da altre forze politiche o civiche” della coalizione, “nella piena disponibilità a scegliere un metodo democratico per la sintesi finale”. In altri termini, l’indicazione di vertice del Pd è quella di verificare in assemblea le disponibilità tra i dem baresi a volersi candidare a sindaco e, poi, eventualmente a prendere in considerazioni le proposte di candidati esterni al partito, perché – si conclude nella nota romana – “nessun iscritto o dirigente del Pd ha diritto di indicare candidati scavalcando gli organi democraticamente eletti del partito”. E qui, però, l’allusione potrebbe essere non solo all’inopportuno e fuori luogo “endorsment” di De Simone e degli altri otto dirigenti firmatari a favore di Laforgia, ma anche all’indicazione fatta in precedenza dal sindaco uscente, Antonio Decaro (Pd), con il pieno sostegno del governatore pugliese, Michele Emiliano, a favore di Vito Leccese, esterno anch’egli – come è noto – al Pd. Insomma, da Roma si parla “a nuora perché suocera intenda”. Ossia, si redarguisce la presidente cittadina del Pd per l’indicazione a favore di Laforgia, ma ad intendere dovrebbe essere anche il sindaco Decaro ed il governatore Emiliano che precedentemente hanno “sponsorizzato” la candidatura a sindaco di Leccese che, per altro, a differenza di Laforgia non è sostenuto da un gruppo di forze politiche e movimenti civici e neppure si è proposto con un’autocandidatura, come ha fatto l’assessore barese dem Pietro Petruzzelli. In definitiva, il caos continua nel centrosinistra barese per la scelta del candidato sindaco unitario, ma soprattutto nel Pd locale, dove da Roma eccepiscono il rispetto delle regole per dipanare all’interno del partito la “matassa” del nome da candidare a sindaco. Stranamente, però, da Largo del Nazzareno sono silenti quando ad ingarbugliare quella stessa “matassa” sono i proprio i “cacicchi” e “capi bastone” locali dei dem pugliesi.

 

Giuseppe Palella


Pubblicato il 27 Gennaio 2024

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