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Da Torre Pelosa cominciò la fuga?

A metà del suo percorso, via Bari – a Torre a Mare – cambia nome e diventa via Morelli e Silvati. E’ un omaggio a Michele Morelli e Giuseppe Silvati, due ufficiali dell’Esercito del Regno delle Due Sicilie che promossero la rivolta del 1820 per effetto della quale Ferdinando I dovette concedere la costituzione. Ma già prima di firmare il documento, il Borbone aveva segretamente chiesto aiuto alle potenze della Santa Alleanza, ovvero lo schieramento di Stati aderenti alla dichiarazione politica conseguente al Congresso di Vienna del 1815 e che aveva dato il via alla Restaurazione.  Riunite in congresso a Lubiana, quelle potenze decisero l’intervento armato, poi affidato all’Austria. Piegata la resistenza opposta dal generale Pepe e dai suoi uomini, il 24 marzo 1821 le truppe austriache entrarono in Napoli e chiusero il neonato parlamento. Con la revoca della costituzione ebbe inizio la repressione a danno dei cospiratori. Costretti alla fuga, ad aprile, Morelli e Silvati si rifugiarono in Puglia, dove probabilmente avevano appoggi e da dove poi s’imbarcarono per l’Albania. Da quale porto presero il mare? Sulla base di non si sa quali documenti storici locali vogliono che essi si imbarcarono a Torre Pelosa, antico nome di Torre a Mare. E’ credibile. Anche all’epoca Bari restava l’unico porto che assicurava il maggior numero di navi in partenza per l’Albania. Ma la polizia borbonica doveva essere in agguato. Che fare? Il tempo stringeva, già raggiungere Brindisi rappresentava un rischio. E poi, anche a voler tentare, forse che a Brindisi i due fuggiaschi avrebbero incontrato più blanda vigilanza? L’unica era rinunciare ad una comoda e sicura goletta e giocare il tutto per tutto prezzolando un pescatore in possesso di una barca capace di sfidare l’alto mare. Ma Bari pullulava di spie e informatori. Nessun pescatore, anche ben remunerato, si sarebbe prestato. Tuttavia fuori città… A quel punto si presentavano due sole opzioni : Palese o Torre Pelosa (antico nome di Torre a Mare). E’ possibile che la scelta sia caduta su quest’ultima località sulla base di una segnalazione da parte di qualcuno tra i pochissimi disposti a rischiare trent’anni di lavori forzati dando aiuto ai maggiori ricercati del Regno (con l’accusa di “misfatto di cospirazione”, Silvati e Morelli avevano già la corda al collo). Torre Pelosa o Palese, chissà, il gioco riuscì, sicché i due raggiunsero la penisola balcanica. Lì, forse per dar meno nell’occhio, si separarono. In un secondo momento e in tempi diversi tornarono in Italia. Scelta rovinosa. Catturati, vennero sommariamente processati. Furono messi a morte il 12 settembre 1822. – Nell’immagine, un disegno a china di Edoardo Matania apparso sul numero di settembre de ‘L’illustrazione italiana’.

Italo Interesse

 

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