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Dal cielo il gran ritorno nelle piazze baresi

La natura sa come riprendersi i suoi spazi. Se un colpo di bacchetta magica dovesse affrancare Bari dalla sua stirpe, in capo a cento anni chiunque stenterebbe a riconoscere l’antico capoluogo dalla pianta a scacchiera e dall’informe sviluppo architettonico compreso tra la striscia ferroviaria e la Tangenziale. In cima ai fabbricati, nelle piazze e lungo le vie un immaginario visitatore non vedrebbe che schegge di prateria, forestelle di conifere e cespugli di ritrovata macchia mediterranea. E in tanto selvatico ritorno ecco un rincorrersi di donnole, volpi e cani talmente ibridati da somigliare tutti al comune progenitore (il lupo). E nello specchio d’Adriatico su cui Bari si affaccia quale spettacolo i delfini e le foche monache, le tartarughe… Non c’è invece necessità di pazientare un secolo per vedere il terzo aspetto della fauna riacciuffare l’habitat perduto. Il miracolo, se così vogliamo chiamarlo, è già in corso. Guardiamoci attorno : Quando mai tanti gabbiani in volo all’altezza di Poggiofranco ed altre aree urbane dell’entroterra? E tutti questi corvi, rapaci, gazze ? … Duole dirlo, la ragione di tanto ritorno sta soprattutto nella sporcizia in cui viviamo. Rifiuti conferiti fuori dei cassonetti o abbandonati nelle degradate campagne dell’hinterland attirano legioni di roditori, che costituiscono il pasto preferito di falchetti, civette e barbagianni. Le discariche, di fatto e non, costituiscono una miniera a cielo aperto per gli onnivori gabbiani. E con tanto cibo scodellato per strada da gattare e ‘cagnari’ perché non dovrebbero approfittarne tortore, piche, pettirossi e tutti gli altri volatili che invece sino a cinquant’anni fa prosperavano nei ben curati campi che avvolgevano Bari? Nell’unico sbocco (canalizzato) d’acqua sorgiva sfuggito alla colmata di Marisabella ha spontaneamente preso vita un ecosistema palustre. All’interno del micro habitat sono diventati stanziali uccelli tipici delle zone umide e altre specie non tipiche di queste latitudini ma qui richiamate dallo stravolgimento climatico in atto. E ancora : Il tragitto che dal Varco della Vittoria va alla Tangenziale è perennemente cosparso di semi. E’ la scia quotidiana di tir carichi di granaglie. Abbiamo visto gazze contendere il frumento ai piccioni prima d’essere a loro volta scacciate da gabbiani… E dove trova rifugio tanta avifauna? I terrazzi delle abitazioni offrono oggi ripari più sicuri che anfratti rocciosi o alberi. Per cui non esiste fabbricato a Bari che alla propria sommità non offra ricovero a volatili più o meno grossi. E nei nidi le uova non mancano mai… Sappiamo di gente che si diverte a rubacchiare uova di gabbiano e di piccione. Sono piccole, ma che bontà! assicurano questi ghiottoni. Baresi veraci.

Italo Interesse

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