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Dal M.A.I.A. al recesso anticipato: tutti i fallimenti sul personale

Rapporti molto spinoso, quello del lavoro alla Regione Puglia, con i dipendenti in servizio sempre più bistrattati, specie quelli appartenenti alle qualifiche esecutive. Ma il problema non è solo questo, tra le ombre delle corsie preferenziali e le raccomandazioni sempre dietro l’angolo. “I dipendenti regionali non sono messi in condizione di avvalersi della possibilità, stabilita per legge, di risolvere anticipatamente e in maniera consensuale, il rapporto di lavoro con la Regione a causa della mancata definizione degli incentivi previsti, per cui l’ente ha a disposizione due milioni di euro. Una norma che, se applicata, consentirebbe anche il ricambio generazionale dei lavoratori”, attacca il consigliere del Movimento 5 Stelle Mario Conca. Che proprio ieri ha presentato un’interrogazione e una richiesta di accesso agli atti per conoscere l’effettiva destinazione delle risorse previste dall’articolo 6 della Legge Regionale 47/2014. “Razionalizzazione del costo del lavoro pubblico, contenimento e progressiva riduzione della spesa del personale, riduzione delle strutture e degli uffici e definizione di criteri e incentivi per la risoluzione consensuale anticipata del rapporto di lavoro –  spiega il consigliere  – sono aspetti cui la Giunta Regionale deve provvedere per favorire il necessario processo di snellimento e di riorganizzazione dell’amministrazione regionale, aspetto regolamentato dall’art.1 della legge regionale 47/2014. Auspico che venga al più presto applicata questa norma, in modo da sanare una situazione che dura ormai da troppi anni. Qual è stato il destino di questi fondi?”. In attesa che dagli uffici alle Risorse Umane di vai Celso Ulpiani si degnino di rispondere, vale la pena di ricordare, per riorganizzare alla grande i plotoni di dipendenti regionali, la brutta fine del Piano M.A.I.A. Quello che in Regione Puglia doveva rappresentare la svolta per il rilancio della burocrazia interna, ed invece è diventata una vera palla al piede se non, al peggio, una scusa per distribuire altri fondi a consulenti ed esperti. E nulla è cambiato dal 2015 a questa parte, dopo che proprio i consiglieri Cinquestelle avevano puntato a far luce sulle cause dei ritardi, appunto, nell’attuazione del “Modello Maia” che avrebbe dovuto essere pronto a giugno 2017, ma che non è ancora giunto alla sua attuazione. Tanti i chiarimenti richiesti in merito allo stato dell’arte, i ritardi e le problematiche del personale legate l’attuazione del modello di gestione della macchina amministrativa (MAIA) insieme alle sigle sindacali. “Si sarebbe dovuto completare il tutto a giugno 2016 – continuavano i consiglieri – ma le delibere in merito escono “a singhiozzo”, lasciando l’organizzazione del personale bloccata. Quali sono le cause di questi ritardi dal momento che pregiudicano il lavoro degli uffici stessi e ne rallentano i lavori? Tutti i lavoratori percepiscono quanto spettante? Ma vediamo di capire questa rivoluzione mancata all’interno della macchina burocratica, tanto voluta dal governatore Michele Emiliano: le vecchie aree in cui si divideva l’Ente per gestire e curare, ad esempio, Turismo, Finanze e Bilancio, Cultura, Risorse Umane, eccetera cambiano nome e adesso si chiamano -…udite udite – dipartimenti. E gli ex settori, invece? Beh, quelli diventano sezioni e gli uffici, invece, servizi, in barba alla fantasia. E non fa niente se sul Sito ufficiale dell’Ente ci sono ancora le vecchie ripartizioni, settori, uffici e aree, coi nomi dei rispettivi capi area, nonostante rivoluzioni e cambiamenti annunciate dal M.A.I.A. E così, in puro stile gattopardesco, pur con un ex magistrato antimafia al timone della Regione Puglia, si cambia tutto (i nomi dei servizi e settori…) per non cambiare niente nell’Ente.

 

 

Francesco De Martino

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