Cultura e Spettacoli

‘Darling’, l’esuberanza che spegne la parola

Raramente c’è sintonia fra spettacolo e note di regia. Possono in tal senso dirsi fortunati gli spettatori di ‘Darling’, ultima produzione Ricci/Forte andata in scena al Kismet domenica sera. Le parole (inafferrabili) di Stefano Ricci anticipano perfettamente il (non) senso dello spettacolo. Per cui, capire poco o nulla di quest’altro monumento all’esagerazione resta un dettaglio. Tra gesto e parola Ricci adopera modalità complicate per raccontare ciò che in fondo è semplice : L’uomo non ne può più di se stesso e del prossimo già dai giorni del mito (e sennò come spiegare l’ininterrotto culto della guerra?). Figuriamoci fare esercizio di pazienza in quest’era triviale… ‘Darling’ è argento vivo. Sgomita e scappa di mano, si avvita su sé stesso, si contraddice, cerca di farsi male, studia come procurare dolore…  Per fortuna di tanto in tanto regala guizzi apprezzabili (è il caso di alcuni riferimenti all’Orestea di Eschilo riproposti in chiave marionettistica o di una delle scene conclusive, quella in cui bambolotti prodotti in serie vengono ‘piantati’ dentro vasi tutti uguali e dislocati in proscenio a probabile denuncia del concetto di omologazione). Ricci individua in un container che funziona come una gigantesca scatola  ad assetto variabile (una trovata di Francesco Ghisu) il punto di partenza, di transito e d’arrivo per il racconto di un’insofferenza ancestrale. Per centoventi interminabili minuti gli ipercinetici Anna Gualdo, Giuseppe Sartori, Piersten Leirom e Gabriel Da Costa si arrampicano, saltano, scendono, prendono cose, le spostano, si spogliano, declamano… Il tutto immerso in un’aggressione acustica prossima alla soglia del dolore. E’ difficile raccontare ‘Darling’, forse perché non c’è che raccontare. O forse perché, essendoci invece tutto, non si sa da che parte cominciare. In entrambi i casi l’unica resta tacere. Ecco, il lavoro di Ricci ha il potere di chiudere la bocca. Si abbandona la platea come storditi. Ma un interrogativo molesta lo spettatore sino all’uscita :  In cosa consiste il concetto di ‘spettacolo’?… Fuori piove. Salvifica, la pioggia depura il pensiero di un quesito ingombrante. – Prossimo appuntamento Kismet, sabato 2 febbraio e domenica 1 marzo con un lavoro della compagnia Crest : ‘Capatosta’ di Gaetano Colella con  Gaetano Colella e Andrea Simonetti  (regia di Enrico Messina, scene di Massimo Staich, disegno luci di Fausto Bonvini). ‘Capatosta’ racconta del rapporto fra due operai dell’Ilvas, il primo un veterano, il secondo un nuovo assunto. Esempio di teatro civile ‘Capatosta’ vuole andare oltre l’informazione, vuole col gesto, i volti e le voci dei protagonisti raccontare “il sangue di una città ferita e divisa”.

Italo Interesse


Pubblicato il 26 Febbraio 2015

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