Cultura e Spettacoli

De gravis indignationis rebus (8)

Subito, in breve, la denuncia di qualche pugliese motivo d’indignazione, RiservandoMI di Trattare nel Prossimo Mio Scritto qualche altro motivo di più lancinante irritazione di carattere, di respiro generale. Orbene, “Facebook” Sfogliando, MI sono Imbattuto in un “video” terribile (Postato dall’Architetto Nicola Alessandro Scoppio che, a sua volta, l’aveva Condiviso con “Radio Selene”), per l’enorme cifra di materia cambronnata che possa albergare nel cranio di certi genitori, analfabeti, “sed” piccolo – imborghesiti, avendo per modello di elevato imbruttimento umano il “trash” del più ributtante mediume catodico. A roma il cadavere di un presunto “omino di rispetto” è stato dalla sua dimora traslato in chiesa a bordo di una maestosa carrozza, trainata da parecchi, altrettanto, maestosi cavalli. Carrozza e cavalli, a bella posta, da napoli prelevati, ove per i morti ammazzati, di un certo peso, grado, livello, spessore, momento camorristico, si usa l’enfasi mortuaria della nobiltà borbonica, trapassata alla camorristica nobiltà. Per cui si ha cura della manutenzione assidua di siffatti veicoli, di allevare con passione, speranzosa di lucro(dato l’incremento esponenziale dei morti omicidiati in odore di camorra) i quadrupedi da traino di esse. Codesti lussi e sfizi di ieri e di oggi della malavita napoletana vengono esportati in altre città, sebbene  i più dei “boss” in esse, a differenza di quelli napoletani, anche da morti, come in vita, ci tengono ad essere al passo con lo sviluppo tecnologico nell’uccidere, nel farsi uccidere e, perfino, nel farsi accompagnare alla dimora ultima, che si spera sia l’inferno. Ma il presunto “omino di rispetto” romano nelle sue disposizioni testamentarie, che i suoi parenti hanno  eseguito a puntino, aveva, tassativamente, richiesto, per l’approccio alla casa del signore, al quale basta la fede, non altro, degli entranti nel suo tempio, carrozza e cavalli, non lussuose automobili, che dire “Ferrari”, “Mercedes”, ecc. ecc., ecc. che, pure,  avrebbe potuto permettersi, come tanti altri della sua “stazza”, già defunti. Non so se l’ ”omino di altamura (ba)” sia “di rispetto” o meno, ma, incontestabilmente, sarà un arricchito da una vincita milionaria all’”enalotto” o un patito del più idiota immaginare di poter condurre la vita e di apparire alla stregua di certi parassiti, re, regine, principi, che in paesi, come l’inghilterra, ad esempio, si tollerano ai vertici dello stato. Infatti, negli ultimi giorni, i segugi de “La vita in diretta” (rai 1), di “Pomeriggio 5” (mediaset 5) hanno fatto una lauta scorpacciata di transiti di carrozze, (in cui posavano il loro augusto “lato b”, la regina degli inglesi e l’ebetico consorte), di cavalli, riccamente, bardati per le vie di londra, ripresi dalle telecamere delle nostre lecchine reti televisive. Cos’ era successo? Niente d’importante per il fatale (considerata la stronzaggine dei mondani capi) destino del pianeta, ognora, più surriscaldato, ove, ognora, più a rischio è la vita, ma molto di epocale  per i nostri ed esteri giornali “gossippari” che, raccontando e riprendendo il viso impecorito di elisabetta e del principe ex stallone, il “look” di essi, hanno venduto qualche copia in più alle “signorine felicita” di gozzaniana memoria, lontanissime dal Riflettere che, ad onta delle corone diamantate, gli anni trascorrono, ugualmente, per tutti e che i 90 anni, festeggiati con disgustosa pompa da sua maestà, non le risparmiano le profonde valli sulle sue gote e sulla sua fronte, solcate da fiumi di rughe. In ogni caso, bando alle Filosofiche Meditazioni, sulla scorta, ovviamente, delle regali scarrozzate, abbondantemente, dalle televisioni italiettine somministrate nel suo cranio, il papy altamurano s’è presentato davanti alla chiesa, dove alla figlioletta, per fideistico dovere civico, doveva essere impartito il sacramento della “prima comunione”, su una carrozza bianca, coperta da una calotta di plastica, trainata da due cavalli, con cocchiere in alta uniforme. Insomma, una carnevalata di codesto acefalo, ma ben conscio che essa gli avrebbe donato qualche secondo di quell’apparire e di quell’essere chiacchierato che i poveracci sottoacculturati risarciscono di tutte le frustrazioni addotte dall’anonimato mal metabolizzato. Nel caso, comunque, un Magistrato dovesse, diligentemente, incappare nella Lettura di questo mio Scritto, e behhh, non sarebbe male che rivolgesse un pensierino alla “patria potestà” sulla inerme, innocente, figlioletta, non “more verorum fidelium” sacramentata, di codesto vertebrato in carrozza, ove ricorrano le condizioni per esonerarlo da tanto onere e Onore. Un’ultim’ora: Postati da Selvaggia Lucarelli, una notizia e un altro “video”. Sempre, ad altamura (ba), come regalo di prima comunione, le ballerine brasiliane. Ma il Bimbo piange! La scena è ripresa in un ristorante di lusso e sparpagliati nella sala da pranzo di esso numerosissimi invitati. Si vede un Bambino in rigoroso costume bianco, seduto al centro della sala, in pianto dirotto, consolato da una cicciona, forse, la madre, mentre le ballerine, ornate di  piumate nudità, si sciolgono in un ballo sfrenato, quanto più sfrenato possibile, avranno loro intimato, al momento dell’ingaggio, i genitori del bambino,  per (almeno, così si pensa o si dubita)  sollecitare a svegliarsi i di lui testosteroni che, come è noto, sono gli importanti ormoni maschili, indispensabili per lo sviluppo dei  caratteri sessuali primari e secondari dell’individuo maschio. “Sed” il Bambino (almeno, così si pensa o si dubita) col pianto, istintivamente, avrà Reagito alla invasiva nella sua “Privacy” attenzione dei suoi adulti, ansiosi di vederlo eccitato, come un prematuro crapulone, per, ancora, Dimorare, com’E’ Naturale, nella Poetica, Sublime, Angelicata, Totalizzante Indistinzione Affettiva e Sessuale della Preadolescenza. Che per Platone del “Simposio “ è l’Unica Stagione Esistenziale in cui si Recupera “l’integrale natura di un tempo”, la Natura dell’Androgino, “lo stato più perfetto” dell’uomo. “O tempora o mores!”, Sbottava Cicerone. Sì, sì, avete Ragione, o miei Critici Esigenti: la Citazione da Cicerone è un “mantra”,  è frequente, persino, sulla bocca degli operatori ecologici che frequentano, ma poco puliscono, la strada, in cui abito, ”tamen”, a causa della Quantità e della Qualità del mio Sbalordimento, non So, come in altro modo EsprimerLo.  

Nello Scorrere all’alba di un novo giorno il ”dabitonto.com”, Personale, quotidiana Usanza, che Surroga l’adolescenziale obbligo della preghierina, impostaMI, forse, dalla mia  prisca catechista, a fronte, se non recitata, di numerosi secoli di alloggio infernale, sono venuto a conoscenza, con inestirpabile incredulità, che nella rometta, degna capitale dell’italietta, opera, con sede  presso il ”palazzo  del cardinale Cesi in via della Conciliazione”, l’ “Accademia Bonifaciana”. Che si dota di un presidente del comitato scientifico, il monsignore di nome franco croci; che qualche anno fa ha omaggiato con un alloro premiale, per imprecisati meriti, un prete bitontino, iniziato, appena, all’episcopato; che in questi giorni ha insignito del premio ”Misericordes ut Pater” gioacchino grassi, un pittore, prevalentemente, “aquarellista”, nativo di una frazione bitontina. Ricevuto l’attestato di buona condotta artistica in salsa cattolica, il buon gioacchino, udite, udite, ha azzardato  la seguente antistorica sviolinata ai reggitori dell’accademia, di cui sopra, e per essi, alle ceneri del papa, da Dante odiatissimo: “L’idea di raffigurare in acquerello una così importante figura della storia papale come BonifacioVIII, nel compimento di un gesto epocale come l’indizione del primo Giubileo della  storia, mi ha caricato di un’emozione e di una responsabilità che sono andate al di là del fatto artistico”. Ahimè, quanta esagerazione! Sig. grassi, vorrei Ricordarle che lei, in qualità di acquerellista, dovrebbe sentirsi caricato di “un’emozione e di una responsabilità”, che Tracima il Fatto Artistico, per Essere Compagno, nella Esaltante Avventura dell’Arte, di (Cito a Braccio): Albrecht Durer, Pisanello, Pinturicchio, Rubens. Salvator Rosa, Giorgio Morandi, Claude Monet, Pablo Picasso, non per aver realizzato, pittoricamente, la figura di un criminale, mentre convoca un convegno, detto anno santo (come poteva essere santa l’iniziativa di un bandito ?), di pellegrini in roma di esclusiva caratura simbolica, non “epocale”, quanto non lo furono gli altri indetti da altri papi, compreso quello di bergoglio,  per i destini dell’umanità, per la Pace, per la Giustizia in Terra. Sig. Grassi, se lo Stigma di un Buon Acquerello è l’ “estrema leggerezza rappresentativa e l’immediatezza espressiva”, le Chiedo come ha potuto Vestire di Calviniana Leggerezza, di Aurorali Colori, l’opacità pesante, fatta d’intrighi, di un uomo che, sempre, fu bieco, anche, al di là di ogni documentata, ognora, documentabile, storicamente, malvagità ? Sig. Grassi, innegabilmente, lei saprà che benedetto (nomen huius non omen fuit) caetani, da mitrato bonifacio VIII, subentrò al vicariato di cristo(???), dopo aver esercitato indebite pressioni su celestino V, ché al trono papale rinunciasse. Nel 1300 bandì il primo giubileo della storia della chiesa cattolica, anche per far cassa con le indulgenze. Ché bergoglio non si scusa con il suo popolo per i miasmi di truffe, di circonvenzioni d’incapaci d’intendere e di volere  che esalano dalle tombe dei suoi predecessori, prima di prendersela con una  dozzinale furfantella, grazie a lui assurta al disonore planetario, ai 4 venti strombazzando le di lei pollaiate dai piani alti dei palazzi, cosiddetti, apostolici ? Dante giudicò, negativamente, le innumeri macchinazioni di bonifacio, che in firenze favorì l’ascesa al potere dei guelfi neri, costringendoLo all’esilio. Ma il Divino non Dimenticò e nell’Inferno al Canto XIX, VV. 53 e SS. fece dire al papa  niccolò III che presto sarebbe stato raggiunto da bonifacio nella terza bolgia tra i simoniaci, predicendone, in definitiva, la condanna alla dannazione eterna, quando “qui faciebat pontes”  era, ancora in vita, se poniamo mente al fatto che il Viaggio, Immaginato da Dante nell’oltretomba, sarebbe avvenuto nel 1300 e il vicecristo (???) defunse nell’ottobre del 1303. In Paradiso al Canto XXVII, VV.16 e SS., Dante Fa Pronunciare a san pietro una violenta invettiva contro i papi corrotti e accusa bonifacio di usurpare il suo seggio: ”Quelli ch’usurpa in terra il luogo mio, /il luogo mio, il luogo mio, che vaca /ne la presenza del Figliuol di Dio, / fatt’ha del cimiterio mio cloaca, /del sangue e de la puzza; onde ‘l perverso /che cadde di qua su, la giù si placa.”. A Napoli,  e – grege grassi, si Dice che, se si vuol tarare l’attuale, ostentata Nobiltà di una famiglia, bisogna Guardare, Osservare i Vecchi, se Dispensano Classe nel Parlare e nel Comportarsi. Stia in campana, ché l” “Accademia Bonifaciana” non può esibire che “senes” come niccolò III e banifacio VIII, tra gli altri papi di interminata perversione, oltre ogni immaginazione. Inoltre, IO Temo, sempre, apparizioni oniriche di mani indaffarate nel legare alle cintole grembiulini e nel far compassi volteggiare, vorticosamente, inesorabilmente, come bussole del futuro dei popoli alla gavezza dei Mèntori di esse, dei loro innominabili interessi, quando un gruppo, più o meno numeroso, di persone si riunisce in un’ “Accademia”. Ovviamente, ogni riferimento, ad “Accademie” in “ragù” cattolico, apostolico, romano è, indefettibilmente, casuale. Amen!  

Pietro Aretino, già detto Avena Gaetano

 

 

 

 


Pubblicato il 24 Maggio 2016

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