Primo Piano

“De profundis” per la Cassa prestanza, sinfonia suonata tardi e male

Comune di Bari/Ritirare il pesante contributo e poi sospendere il prelievo stipendiale, ha inferto il colpo di grazia all'organo previdenziale

Ci ha pensato il vicesindaco-presidente ‘pro tempore’ Pierluigi Introna, non più di qualche annetto fa, a intonare il lungo, ma tardivo ‘de profundis’ per la Cassa Prestanza, Sovvenzioni e Prestiti Comunale sotto forma di missiva indirizzata agli ‘egregi consiglieri di Amministrazione’. E partendo dagli ultimi quattro anni della Cassa Mutua, quand’era priva del contributo a carico del Bilancio Civico, Introna ha smesso finalmente anche lui di tergiversare, per decidere d’entrare nel sangue vivo d’un fallimento più che annunciato, a totale carico dei dipendenti ed ex dipendenti del Comune di Bari. Poco più, attualmente, di mille e quattrocento persone. Bene, il dottor Introna ha messo tutto per iscritto chiarendo che la ‘gratifica di fine servizio’ non poteva più essere sostenuta solo e soltanto dal contributo degli iscritti, in quanto alla fine la prestazione pre-pensionamento era arrivata al doppio (…in qualche caso al triplo) rispetto al valore complessivo del versato. Tutto con una situazione precipitata in fretta negli ultimi mesi, stando alle cifre rendicontate poco prima di portare i libri contabili dell’organismo comunale in Tribunale: situazione, ovviamente, destinata a peggiorare “…ogni giorno che passa”, chiariva a fine 2018 l’allora presidente pro-tempore della Cassa. A infliggere il colpo di grazia – per ripetere concetti fors’ancora non molto chiari – i pensionamenti di impiegati, funzionari e dirigenti dal 2019 al 2023 (dai sessantanove tra 2018 e 2019 alle sessantacinque cessazioni in prospettiva, al Comune di Bari), calcolando le somme approssimative delle entrate sulla scorta del prelievo sul 3 per cento della busta paga degli iscritti. Somme assolutamente insufficienti a coprire le uscite, come detto e ripetuto in tutte le salse, senza che si evitasse, però, l’affondamento del Titanic/Cassa. “In una situazione come questa, priva di ogni prospettiva anche per effetto delle stallo determinatosi in ordine alla trattativa sul nuovo contratto decentrato, far finta di nulla e continuare a erogare le prestazioni continuando a incassare le trattenute da parte dei dipendenti costituisce una grave responsabilità personale per gli amministratori che invece hanno il dovere giuridico di accertare l’assenza di continuità aziendale dell’Organismo, allorquando essa si materializzi come sta accadendo”. Perché è accaduto tutto questo? L’avvocato Introna non ha mai nutrito troppi dubbi: “Questa situazione è stata determinata non da scelte di gestione della Cassa, ma da alcune osservazioni critiche nei confronti del Comune di Bari da parte della Corte dei Conti cui è seguito l’avvio di una indagine tuttora in corso che, intervenuta sulla base di apposita segnalazione, ha osservato che il versamento a carico del Bilancio Comunale del contributo annuale della Cassa Prestanza presenta profili di dubbia legittimità”. Sarà, ma addossare alla venuta meno dei circa 500mila euro di contributo pubblico la colpa d’un fallimento trascinatosi per almeno una dozzina d’anni -passando per almeno tre-quattro consigliature civiche – pare troppo riduttivo: soltanto chi non conosce l’evolversi della situazione all’interno dell’organismo mutualistico con tutti i suoi contorni, può ancora addossare la situazione di decozione economica prima e dissanguamento e decesso terminale a denunce o a successive indagini penali e contabili. E allora, come non tenere conto dei radicali mutamenti nel sistema previdenziale intervenuti negli anni fa e che si sono riverberati sulla Cassa senza alcun mutamento al suo interno? Come lasciare che la stessa pagasse buonuscite da favola a impiegati assunti magari col terzo o quarto livello e che, una volta in pensione da funzionari o addirittura dirigenti (…spesso col fregio di sindacalisti) incassassero il quadruplo del versato? Di certo s’è aspettato troppo, prima di intervenire sospendendo il prelievo a carico dei dipendenti-iscritti, aspettando chissà quale miracolo nonostante denunce, esposti e richieste di risarcimento che hanno determinato l’ultima revisione da parte dei commissari dell’elenco dei millequattrocento aventi diritto al rimborso, determinato in base alla legge sul sovra-indebitamento.

 

Francesco De Martino

 


Pubblicato il 21 Giugno 2024

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio