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De Trizio: “La società sta mettendo su uno squadrone che farebbe bene anche in serie B”

Quando hai la maglia biancorossa cucita addosso e l’hai vissuta per tredici stagioni, di cui nove da professionista e poi hai fatto la trafila da allenatore, difficile non avere il Bari nel cuore ed è il caso di Giorgio De Trizio, a Bari dalla stagione 1980 fino al 1989, per poi fare ritorno da allenatore delle giovanili una volta terminata la carriera. L’ex libero dopo Bari, ha giocato anche nel Pescara, nel Messina e nella Fidelis Andria, poi oltre alla lunga trafila, agli Allievi regionali e nazionali, ha guidato il Bisceglie, la New Football Accademy Bari, e poi daccapo i Giovanissimi ed Esordienti del Bari, fino ad essere responsabile del settore giovanile del Monopoli nella scorsa stagione e approdare quest’anno alla Sly United del vulcanico presidente Danilo Quarto che da quando ha creato tale società ha sempre vinto ed ha portato con meriti la sua squadra in Promozione. Giorgio De Trizio alla Sly United è a capo del settore giovanile, grazie alla sua esperienza con i giovani ed importante carriera da giocatore. Noi, ieri, l’abbiamo intervistato in occasione di ‘Barimania Estate’, da un noto American bar nel cuore del quartiere Libertà nei pressi del Tribunale di Bari, “Donna Carmela”, in una lunga intervista dal suo passato al presente, non dimenticando il Bari di Giovanni Cornacchini e del presidente De Laurentiis.

Prima di parlare del tuo passato, ti chiedo come è nata questa nuova storia con la Sly United, squadra destinata ad arrivare nel minor tempo possibile tra i professionisti?

“Conosco Danilo da tempo, mi è arrivata una sua chiamata e conoscendo la serietà, la programmazione che ha la Sly, con i suoi tecnici tutti preparatissimi, non me lo sono fatto ripetere due volte. Ci siamo incontrati, e mi sono messo subito a lavoro. Abbiamo riorganizzato il settore giovanile, la prima squadra è in Promozione ed ha gente come Del Zotti, Nadarevic, De Vezze ma tanti altri, e poi dagli allenatori ai preparatori di portieri, nulla è lasciato al caso. Il presidente Danilo Quarto ha una cura dei dettagli maniacale, lui non gioca per partecipare, vuole vincere e lo fa, non solo perché “testa, cuore e palle” è il motto della Sly, ma perché fa della determinazione e perseveranza i suoi punti di forza e chiunque abbia scelto la Sly United lo sa e lo avverte”.

Ricordo una data 31 maggio 1981 mister Catuzzi ti lanciava titolare a Bergamo contro l’Atalanta. Oltre agli addetti ai lavori, in tribuna c’era il geometra Orlando Riflesso, tuo vero ‘talent scout’. Ma non solo quella data voglio che ci illumini, il 16 dicembre 1981 insieme al tuo compagno di squadra Nicola Caricola hai vestito la maglia della Nazionale ‘B’. In seguito hai giocato con un altro grande difensore della storia biancorossa e bandiera, Gianni Loseto, raccontaci.

“Si, ricordo benissimo quella partita. L’Atalanta aveva uno squadrone, avevano vinto anche uno Scudetto. In tribuna c’era il mio primo presidente il geometra Orlando Riflesso, al quale sarò per sempre grato per aver creduto in me e poi proposto al Bari. La stagione dopo divenni titolare, ed ho avuto modo nel corso della carriera di giocare con tanti campioni, e con orgoglio la fortuna conquistata, di aver indossato la maglia azzurra almeno una volta nella vita, quella partita contro la Spagna terminò uno a uno, me la ricordo come se fosse ieri. Nicola Caricola, che dire? Dopo Bari ha giocato anche con la Juve dove ha vinto scudetti e Coppe Internazionali, un giocatore straordinario, non passava nulla, penso avrebbe potuto vincere anche di più e giocare con la Nazionale maggiore. Con Giovanni, siamo molto amici, lui ha scelto sempre Bari, ricordo che era fatta per il suo passaggio alla Roma del presidente Dino Viola, ma sia Matarrese che lui, alla fine, rifiutarono perché Don Vincenzo teneva tantissimo al Bari dei baresi. Gianni, sicuramente, avrebbe meritato anche lui dalla Nazionale a giocarsi le sue chance per vincere qualcosa, ma sono scelte di vita, che penso rifarebbe altre mille volte. Oggi i tempi, sono cambiati, ed è raro vedere in una squadra le bandiere, sia quando sono in attività che dopo”.

Alla tua terza stagione da professionista sono arrivati i tuoi primi due gol, uno contro il Milan che stava in serie B di Franco Baresi allenato da Ilario Castagner e poi l’altro in un derby col Foggia, soltanto che retrocedeste. Come viveste il dramma di una retrocessione?

“Fu una stagione strana, retrocedemmo per quattro punti, il Lecce con 34 si salvò noi insieme al Foggia, battuto con un mio gol, retrocedemmo oltre al Bologna e la Reggiana. Mentre quel Milan di Franco Baresi giovanissimo che indossava già la fascia da capitano, era destinato a fare grandi cose, vinsero il campionato davanti alla Lazio, altra formazione che due anni prima aveva vinto lo Scudetto. Franco Baresi, un predestinato, il migliore di tutti i tempi, era un idolo. Il gol al Milan guidato da Ilario Castagner rimase impresso al tecnico che quando andò qualche anno dopo, alla guida del Perugia stava facendo di tutto per portarmi con sé, però poi saltò la trattativa. Ne ho fatti successivamente altri, con stagioni meno traumatiche, MA con quei stessi ragazzi, da Gigi Nicassio, il capitano Totò Lopez, Gianni Loseto, Cuccovillo, Galluzzo, De Tommasi e tani altri con mister Bolchi in panchina risalimmo subito sino alla ‘A’”.

Impossibile pensare di vedere oggi in questo Bari, terzini come Frappampina ed Armenise, però quelli che presto verranno ufficializzati, da Costa, che giungerà nell’affare Antenucci colpo da novanta, a Sabbioni, per la categoria sono dei giocatori di tutto rispetto?

“Angelo Frappampina e Michele Armenise, in due penso che abbiano collezionato complessivamente più di trecento presenze, gol ma non solo sono stati tra i primi terzini fluidificanti a tutto campo. Sicuramente ci sono stati altri giocatori importanti, ma loro nel Bari hanno scritto pagine importanti. Filippo Costa è un giocatore da serie A, se sta scendendo in Lega Pro, vuol dire che la proprietà fa sul serio. Lo stesso Sabbioni, è un gigante, bravo in fase di marcatura e ama spingere, daranno una grossa mano per il gioco che vuole Cornacchini.  Hai citato Antenucci, uno che ha sempre fatto gol e lo volevano in serie A, la società sta mettendo su uno squadrone che farebbe bene anche in serie B”.

Totò Lopez di recente ci ha raccontato di un simpatico aneddoto riguardante l’anno che siete stati promossi dalla C alla B ed avete battuto la Juve.  A differenza sua riuscisti a giocare in A, soltanto che qualche anno dopo, quando hai riconquistato la ‘A’ con gente come Maurizio Iorio, Totò Di Gennaro, Carletto Perrone, Angelo Terracenere, non hai avuto la possibilità di giocare in massima serie e nel San Nicola, rimpianti?

“Si Totò è stato un grande e tutta la squadra avrebbe voluto che il capitano restasse, ma furono fatte altre scelte. Di chicche ne potrei raccontare tante, dagli scherzi che facevamo quando eravamo in ritiro o in stanza, ma quando scendevamo in campo, eravamo dei guerrieri, tutti uniti e compatti. Rimpianti? Sicuramente avrei voluto esordire al San Nicola, mi sono rifatto a fine carriera quando per anni sono stato allenatore di tanti ragazzi nelle fila del Bari. Giocare con Iorio, Di Gennaro, si c’erano tante personalità quel Bari era davvero forte, mi sarebbe certamente piaciuto riassaporare la serie A. Ma va bene così”.

Da allenatore ti sei tolto anche tante soddisfazioni, perché hai lanciato diversi ragazzi biancorossi che poi hanno calcato palcoscenici che contano?

“Certamente, da Cristian Galano, Nicola Bellomo, Mirco Eramo che quando hai incontrato il Bari da avversario ci ha anche segnato, e poi Antonio Balzano che però col Bari ha giocato solo due stagioni e tanti altri ragazzi che hanno militato in Lega Pro. Ma permettimi di dire che non è tanto chi hai lanciato o hai fatto esordire, quanto quello che trasmetti, dai valori, ai concetti ed inculcare la passione per il calcio”.

 

Concludo leggendo una statistica non di poco conto: Gillet 353 presenze, Gianni Loseto 318, Mario Mazzoni 313 e poi tu Giorgio De Trizio con 273 e 12 gol uno meno del tuo amico Giovanni Loseto. Se avessi proseguito subito dopo avresti incontrato sulla tua strada anche un grande fisioterapista, il dott. Giuliano Gresi che peraltro, ha curato nel suo periodo anche Emiliano Bigica che il Bari ritroverà da avversario il 17 luglio a Moena?

“Sulle statistiche nulla da aggiungere, se non altro che a differenza di Gianni che voglio tanto bene – ride – sornione con l’aria di quello che nonostante non sono più compagni di squadra continuano a farsi scherzi -, io da avversario con la maglia del Pescara che ha vestito pure lui e tanti altri di quel Bari, ho segnato. Ovviamente avrei voluto concludere la carriera col Bari ma sono felice comunque di aver potuto fare altre esperienze fuori da Bari, mi sono molto servite soprattutto in ottica del percorso intrapreso successivamente. Emiliano Bigica, un mostro nel suo ruolo. Mentre il dott. Gresi lo chiamavamo il prof. ed era il numero uno, vi posso svelare che nella famosa partita contro l’Inter, tutti gli attaccanti a disposizione di Fascetti erano infortunati compreso Cassano, ma lui fece un miracolo, uno dei tanti, e Cassano quella sera fece esplodere il San Nicola. Oggi il prof. Gresi continua con il figlio Gianluca, hanno un importante Fisiolab a Triggiano dove so che nel corso della stagione sono andati anche giocatori del Bari. Il Prof. Ho avuto modo di conoscerlo molto bene, solo che ero un allenatore e da lui passavano anche molti miei ragazzi”.

Marco Iusco

 

 

 

 

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