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Decalogo da necropoli

“Ogn’anno il due novembre c’è l’usanza / per i defunti andare al Cimitero. / Ognuno ll’adda fa chesta crianza…” Comincia così, ‘A livella’, la più celebre lirica di Totò, una composizione del 1964 che ha un poco il sapore della premonizione (il Principe sarebbe scomparso tre anni dopo). Poco noto è che Antonio De Curtis qui assunse a modello letterario il ‘Dialogo sopra la nobiltà’, un’opera composta nel 1757 da Giuseppe Parini, il quale a sua volta si era rifatto al ‘Dialogo dei morti’, di Luciano di Samosata, un autore greco del II sec. dopo Cristo. Le tre opere trattano lo stesso argomento : Vicini di tomba, un nobiluomo e un poveraccio si confrontano, litigano, si riappacificano. I tre versi d’apertura costituiscono un invito a tenere in vita quello che forse è il più antico culto celebrato dall’Uomo. Un culto che, pur nel generale degrado dei tempi, è ancora saldamente radicato a tutte le latitudini, Non facendo eccezione i baresi a questa legge, è facile prevedere per domani (a cominciare già da oggi, giorno d’Ognissanti) il massimo via vai di fiori e visitatori lungo i vialetti della nostra necropoli. Il tutto immerso nella classica, ovattata atmosfera che avvicina tutti i cimiteri, grandi e piccoli. Eppure, anche da noi quell’atmosfera non è più la stessa. Un volta andare a trovare i propri cari nell’unico posto del mondo che ha il potere di mettere tutti d’accordo significava voce bassa, atteggiamento composto e raccolto. Un atteggiamento che non era indicato in nessun decalogo. Semplicemente, questa specie di ‘etichetta’ da necropoli era iscritta nel dna spirituale collettivo, sì che l’affissione – comunque ancora obbligatoria – del Regolamento di Polizia Mortuaria all’ingresso della necropoli conservava valore formale. Insomma, un abisso in fatto di ‘sentire’ distanzia il ‘visitatore’ del passato da quello odierno. Nei vialetti del cimitero di Bari – come di ogni altra città – si circola in bicicletta, si fuma, si tengono le mani in tasca, si risponde al telefonino, si masticano gomme, si parla ad alta voce… (qualche anno fa ragazzini terribili e ‘intoccabili’ si resero protagonisti all’interno della necropoli barese di scorribande in sella a scooter). A fare da cornice a quest’altra forma di degrado sociale concorrono l’esuberanza micro-monumentale degli ultimi sepolcri, l’abuso di fiori finti, il ricorso a gigantografie ed altri ornamenti come girandole, vetrinette colme di ninnoli… Chiudiamo richiamando ancora Totò e quella sua straordinaria lirica, le cui ultime parole suonano così : “… Sti pagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive / nuje simme serie… appartenimmo’a morte!” – Nell’immagine, ‘L’Angelo del dolore’ (1894), una scultura di William Wetmore Story – collocazione : Cimitero Acattolico di Roma.

 

Italo Interesse

 

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