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Decaro avverte Letta: “O la musica cambia, o facciamo il partito dei sindaci nel Pd”

Il sindaco di Bari e presidente dell’Anci (Associazione nazionale dei Comuni italiani), Antonio Decarodel Pd, in un’intervista rilasciata ad uno dei maggiori quotidiani nazionali ha affermato che: “Dopo il presidente della Repubblica, i sindaci sono le figure istituzionali in cui i cittadini hanno più fiducia. Rappresentano l’ossatura del Paese. Ma il Pd non li valorizza, se ne ricorda solo a ridosso delle comunali, che il centrosinistra di solito vince, per poi soccombere alle elezioni generali. Negli ultimi 20 anni, le politiche le abbiamo sempre perse, abbiamo governato con i voti degli altri”,avvertendo il segretario nazionale del suo partito, Enrico Letta, che “O la musica cambia, o faremo nascere un nostro partito dentro il Pd”. Infatti, per Decaro,se il 4 ottobre si fosse votato anche per il Parlamento, forse i Dem, e quindi anche il centrosinistra, non avrebbero avuto il medesimo esito delle amministrative. Perché – secondo il Primo cittadino barese – “pensare che il successo di 10 giorni fa dipenda da strategie nazionali replicabili tout court” è uno sbaglio. Difatti, ha spiegato Decaro, “quando si vota per il sindaco ciò che viene premiato, nel caso di conferma degli uscenti, è la buona amministrazione, vedi Beppe Sala a Milano; oppure la qualità delle candidature e delle proposte, come quelle di Manfredi a Napoli e Lepore a Bologna. Sono i sindaci che vincono le elezioni”. Tesi, questa, che giustifica il fatto “che nel 2019, quando il centrodestra trionfava alle Europee, gli uscenti del Pd a Bari, Pesaro, Firenze e Bergamo si confermavano tutti al primo turno con percentuali altissime”. E prospetta a conferma la sua rielezione, quando a fine maggio del 2019, a Bari, nella stessa urna tutto il centrosinistra alle Europee fece il 21%, mente lui alle comunali otteneva il 67% dei consensi. E, dopo aver fatto tali considerazioni, “Decaro lancia un segnale al segretario nazionale del Pd affermando che Letta ha il merito del risultato ottenuto dal Pd alle amministrative del 3 e 4 ottobre scorsi “anche per aver saputo tenere insieme il partito”. Dopodichè a essere determinanti – per il presidente barese dell’Anci – sono stati programmi e qualità dei candidati sul territorio”, precisando: “a sinistra come a destra” e portando in proposito, come ulteriore esempio, “il rieletto sindaco leghista di Novara, Alessandro Canelli, che per l’Anci si occupa di conti pubblici” e che – a detta di Decaro – “per capacità e competenza potrebbe fare il ministro”. Perciò, ha sottolineato ancora Decaro: “I comuni sono una miniera di classe dirigente, che troppo spesso i partiti trascurano”. Quindi, ha affermato il sindaco e presidente Anci, il segretario del Pd, Letta, “ha l’opportunità di riconoscere e mettere in luce il lavoro dei sindaci”, perché a dire sempre di Decaro ai Primi cittadini “Non basta più essere solo ascoltati”, perché “vogliamo entrare nei luoghi dove si prendono le decisioni, essere utilizzati per fare proposte al Paese”. E qui l’accusa al suo partito: “Invece nel Pd – ha dichiarato Decaro – a comandare sono le correnti che da quando c’è Letta sono persino aumentate”. Per avvertire, poi, che se il segretario non farà ciò che i Primi cittadini chiedono, ossia di essere maggiormente valorizzati all’interno del partito, si rischia “che nasca il partito dei sindaci dentro il Partito democratico”. E qui l’avvertimento di Decaro a Letta: “se i sindaci si coalizzano, per la forza e il gradimento che hanno, lo governano loro il Pd”. Ed a sostegno di tale pronostico Decaro ha invitato ad andare “in qualsiasi media città o piccolo Comune e chiedere il nome del parlamentare del territorio”, perché “non lo conosce nessuno. Mentre quello del sindaco sì. Ed ha aggiunto: “sanno pure dove abita e se non lo trovano in municipio gli vanno addirittura a citofonare a casa”. Poi, il Primo cittadino barese ha comunque assicurato: “I sindaci collaboreranno con Letta, ma se ancora una volta si finisse a parlare di noi solo quando si vincono le amministrative senza che il nostro lavoro venga valorizzato, quando sarà il momento ci metteremo insieme e ci faremo valere”. Però, in fine, Decaro ha pure avvertito: “se continuerà questo andazzo, al congresso il partito dei sindaci ci sarà”. Insomma, secondo quanto dichiarato in detta intervista dal presidente del Pd dell’Anci ai sindaci governare soltanto il proprio Comune va forse un po’ stretto e – almeno a sentire Decaro – vorrebbero che fossero ascoltati di più. Nulla ha però chiarito il sindaco di Bari sull’ulteriore ruolo che la categoria (almeno quella di matrice Pd) vorrebbe gli fosse riconosciuto. Come pure Decaro dovrebbe forse precisare se in detta intervista parlava da Anci, e quindi a nome anche dei sindaci espressione di altre forze politiche, oppure soltanto come sindaco di Bari ed esponente del partito di Letta, per cui al più parlava anche a nome dei Primi cittadini di centrosinistra degli altri Comuni aderenti all’Anci. Ma sarebbe interessante, soprattutto, capire cosa intende dire Decaro quando chiede maggiore valorizzazione ed ascolto per i sindaci nelle sedi decisionali, forse di partito. Tutti concetti non puntualizzati a dovere nell’intervista, bensì lanciati da Decaro soltanto in maniera indeterminata. Tranne il fatto di aver denunciato con estrema chiarezza che nel suo partito, il Pd, a determinare gli equilibri interni, e quindi a comandare a livello nazionale sono ancora le correnti, che lo stesso Decaro evidentemente contesta o, forse, vorrebbe che avessero minor peso all’interno del partito. Una contestazione, questa, che Decaro stesso però contraddice quando minaccia di voler fare il “partito dei sindaci” all’interno del Pd. E quindi una nuova corrente ancora, se Letta non dovesse riconoscere ai sindaci dem il merito di essere i veri propulsori del Pd sui rispettivi territori. Un ragionamento alquanto contorto e contraddittorio, quello di Decaro in tale intervista, fatto forse più da esponente del Pd che da sindaco e presidente dell’Anci. Anzi, – per qualche addetto ai lavori della politica – fatto più pensando a sé stesso, in vista della sua scadenza di mandato nel 2024 e, quindi, dell’appuntamento elettorale per le prossime elezioni politiche, piuttosto che per supportare una “causa” collettiva. “Difatti, – non fa mistero di precisare ironizzando lo stesso addetto ai lavori – in un Pd balcanizzato dalle correnti risulterà un po’ difficile per Decaro a livello nazionale inserirsi in un ruolo di rilievo al termine del suo mandato di sindaco, visto che il suo vero capo corrente era e resta Michele Emiliano che dalle stanze romane di quel partito al momento è fuori”. Tanto è che, forse non a caso, il governatore pugliese potrebbe aver già pensato con notevole anticipo ad un suo possibile terzo mandato alla guida della Regione, dove a Decaro potrebbe pur sempre assicurare quel posto che rifiutò nel 2013 nella giunta Vendola, quando lo stesso Emiliano, da presidente del Pd pigliese, lo propose per l’assessorato ai Trasporti ed Infrastrutture.

 

 

Giuseppe Palella

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