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Decaro critica la candidatura di Berlusconi al Colle e Fi replica piccata

Non si è fatta attendere la replica piccata di sei parlamentari pugliesi di Forza Italia (Mauro D’Attis, Dario Damiani, Elvira Savino, Michele Boccardi, Vincenza Labriola e Veronica Giannone) al sindaco di Bari e Presidente Anci (Associazione nazionale comuni italiani), Antonio Decaro, che, intervenendo alla trasmissione televisiva Timeline su Skytg24, alla domanda sulla candidatura di Silvio Berlusconi per il Quirinale, ha risposto: “Credo non abbia una storia che possa rappresentare il Paese, l’autorevolezza per rappresentare il Paese”. Per poi spigare che quando ha parlato di un nome che deve tenere unito il Paese, a suo avviso, “i capi di partito non tengono unito il Paese” ed aggiungere: “Anche il segretario del mio partito non terrebbe unito il Paese”. Dichiarazioni, queste di Decaro, “fuori luogo, decisamente inopportune” sull’elezione del Capo dello Stato, per i sei esponenti parlamentari pugliesi del partito di Silvio Berlusconi (nella nota manca il nome del deputato barese Francesco Paolo Sisto che, in quanto sottosegretario alla Giustizia, evidentemente ha ritenuto di astenersi dalla polemica!) che, nel ricordare al sindaco di Bari di essere anche Presidente dell’Anci, hanno inoltre commentato: “incarico che gli imporrebbe, in tali questioni, di mantenere un atteggiamento istituzionale e terzo”. Invece, si rileva nella nota, “il sindaco di Bari, furbescamente, sottolinea di parlare a titolo personale quando dice – riferendosi al presidente Berlusconi – che un capo partito non garantisce l’unità nazionale”. Ma “peccato” – hanno esclamato i sei parlamentari forzisti pugliesi – che Decaro abbia espresso “comunque il suo parere pubblicamente, reso ancor più autorevole proprio dal suo incarico Anci”. Infatti, gli esponenti berlusconiani che hanno polemizzato con il Primo cittadino barese per le dichiarazioni rilasciate su Skytg 24 non hanno fatto mistero nell’affermare che da Decaro, in quanto presidente Anci, si sarebbero aspettati ben altra dichiarazione. Ossia, “il rispetto delle decisioni del Parlamento ed un atteggiamento di terzietà rispetto ad una vicenda così importante e delicata”. Ed al termine della nota, quasi a voler rimarcare ancora di più lo scivolone istituzionale in cui sarebbe incorso il presidente barese dell’Anci, i parlamentari pugliesi del partito del cavaliere di Arcore, oltre a confermare che “il presidente Berlusconi – per essi – è la figura migliore per rappresentare l’Italia”, si sono infine, “ma non per ultimo”, domandati: “quando fu eletto (ndr – la priva volta, nel 2006) Giorgio Napolitano, Decaro si espresse nello stesso modo?” Per poi darsi anche la risposta: “Non ci risulta, infatti, che la candidatura di Napolitano fosse aggregante”, perché “lo era, certamente, solo per la parte politica del sindaco di Bari”. Vale a dire il centrosinistra. Ma è possibile che nel 2006, ossia alla prima elezione di Napolitano a Presidente della Repubblica (la seconda nel 2013 avvenne anche con i voti di una parte dello schieramento di centrodestra), il Primo cittadino barese essendo un semplice assessore alla Mobilità della giunta cittadina guidata da Michele Emiliano, non stesse ancora studiando da “leader” politico e, quindi, non si accorse forse che Napolitano in quell’elezione, a differenza di ciò che accadde nel 2013, fu nominato al Colle solo con i voti dello schieramento di cui era politicamente espressione. E che il Primo cittadino barese, dopo le sue precedenti esperienze da consigliere regionale (2010) e successivamente deputato (2013), ed a maggior ragione con le investiture del 2016 e del 2019 a Presidente dell’Anci, si sia proiettato ad un ruolo di spicco nello scenario politico nazionale è confermato anche dal fatto che,  nel corso della stessa trasmissione su Skytg24, Decaro –  sempre sulla vicenda della prossima elezione del nuovo Presidente della Repubblica – ha ricordato che qualche mese fa, considerato che la Costituzione non prevede espressamente (ndr – art.83)  che i delegati regionali per l’elezione del Capo dello Stato debbano essere scelti tra i consiglieri, da Presidente dei sindaci aveva lanciato un appello ai Presidenti di Regione affinchè, questa volta, alcune Regioni avessero scelto “un sindaco, due sindaci in tutto il Paese, simbolicamente, a dimostrare che anche i Comuni, le autonomie locali sono un pezzo importante della Repubblica”. “Era – ha sottolineato il Primo cittadino di Bari – un gesto simbolico in questo periodo in cui anche i sindaci hanno contribuito a tenere unito il Paese”. Quindi, per Decaro, “’bisognava dimostrare che i Comuni sono pezzo importante Repubblica”. Ma – come è noto – nessuna Regione ha scelto delegati al di fuori dell’Assemblea legislativa che la rappresenta. Infatti, Decaro ha commentato affermando: “Però non hanno avuto la sensibilità”. Insomma, nessuna Regione evidentemente ha accolto l’appello del Presidente dell’Anci, Decaro, osando stravolgere un’interpretazione cinquantennale della Costituzione che, quasi sicuramente, avrebbe potuto produrre qualche ricorso, oltre che uno strappo alquanto controverso e discutibile della Carta repubblicana. Infatti, uno dei principali rilevi che la richiesta di Decaro avrebbe prodotto sarebbe stato il fatto che i “grandi elettori” del Presidente della Repubblica devono essere componenti di Assemblee legislative (Camera, Senato e Consigli regionali), poiché queste rappresentano nella loro interezza l’unitarietà territoriale del Paese, invece i sindaci sono – come è noto – esponenti amministrativi localistici. E questa è solo una delle obiezioni all’ipotesi avanzata dal presidente barese dell’Anci di avere anche qualche Primo cittadino tra i “grandi elettori” del prossimo Presidente della Repubblica. Ma Decaro, che verosimilmente è solo agli esordi del suo apprendistato politico da leader, ci ha provato lo stesso nella richiesta, poiché pensa probabilmente a sé stesso, confidando in una sua possibile “chiamata” a grande elettore da parte della Regione Puglia. E, quindi, del suo amico di partito, il governatore Michele Emiliano, che invece non ha voluto rischiare di incorrere in un possibile e clamoroso scivolone interpretativo ed istituzionale. Infatti, almeno su questo tema la Puglia non potrà essere additata come regione “fuori dalle righe”.

 

 

Giuseppe Palella

 

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