Decaro non si rassegna e insiste con il Csm per l’aspettativa a Emiliano
Il neo governatore pugliese chiede, per la quarta volta consecutiva, l'ok alla Commissione dei giudici di "Palazzo dei Marescialli" andando addirittura personalmente ad interloquire

Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro (Pd) insiste con il Csm (Consiglio superiore della magistratura) con la speranza di ottenere dai giudici di “Palazzo dei Marescialli” il via libera a poter fare dell’ex governatore Michele Emiliano uno “stretto collaboratore”, con l’incarico di suo “consulente giuridico”, rimando comunque ancora nei ranghi dell’Ordine giudiziario come magistrato “fuori ruolo”.
Infatti, il neo-governatore pugliese, nonostante ben tre “No” consecutivi (l’ultimo addirittura all’unanimità!) della competente Commissione del Csm, ancora non si rassegna e per questo mercoledì scorso si è addirittura presentato personalmente a Roma, per essere ascoltato dai componenti della III Commissione del Csm e chiedere per la quarta volta di concedere ad Emiliano una ulteriore aspettativa dalla magistratura, dopo che quest’ultimo ha già trascorso ben 23 in politica, da sindaco di Bari prima e da presidente della Regione dopo.
La III Commissione del Csm – come è noto – ha già bocciato tre volte le prime formulazioni della richiesta di Decaro, perché fare il “consigliere giuridico del Presidente di Regione” non rientra negli incarichi per i quali per legge è possibile concedere ad un magistrato il collocamento in aspettativa. In altri termini, il neo-governatore pugliese vorrebbe “costringere” il Csm ad una forzatura normativa, applicando un’interpretazione estensiva dei “casi” per i quali è possibile concedere la messa “fuori ruoli” di un componente dell’Ordinamento giudiziario e creare così un precedente anche per altri magistrati che eventualmente chiedessero l’aspettativa per ragioni analoghe.
Pertanto, Decaro ieri ha inviato una nuova istanza scritta al Csm, a chiarimento della tipologia di incarico che vorrebbe assegnare all’ex Presidente della Puglia, con la precisazione di volerlo impegnare in modo specifico sul “dossier ex-Ilva”. La nuova richiesta trasmessa dagli Uffici regionali al palazzo romano dei “Marescialli” contiene le precisazioni già fornite mercoledì scorso di persona dal presidente Decaro, che aveva chiesto e ottenuto di essere ascoltato dalla competente Commissione del Csm proprio per dissipare eventuali incomprensioni generate dalle sole note scritte. A quanto si è appreso, il successore di Emiliano avrebbe precisato le motivazioni e i termini dell’incarico definito “di stretta collaborazione con il Presidente”.
A conclusione dell’audizione, ha però chiesto che la Regione trasmettesse una nota scritta contenente quanto spiegato verbalmente da Decaro in audizione, riservandosi di riunirsi per poi decidere. Non è escluso, quindi, che questa possa essere la volta buona e che la nuova richiesta di Decaro giunga quantomeno al plenum del Csm, a cui spetta – come è noto – la parola definitiva sull’aspettativa di un magistrato, dopo un parere favorevole della Commissione, sperando in una possibile votazione favorevole del Consiglio, magari anche se non all’unanimità. Emiliano – come ricordato innanzi – è fuori dalle aule di giustizia dal 2004, per aver fatto per due mandati il sindaco di Bari, poi l’assessore comunale al Comune di San Severo nel Foggiano e, da ultimo, per altri due mandati, il presidente della Regione Puglia.
L’attuale governatore Decaro, insediatosi lo scorso gennaio, che si era opposto alla sua candidatura come consigliere regionale e poi anche alla sua nomina come assessore, vorrebbe ora, però, per il suo predecessore un ruolo di “stretto collaboratore” fino alle prossime politiche del 2027, quando Emiliano, se saranno confermati i patti interni al Pd, concordati con la segretaria Elly Schlein prima del voto dello scorso novembre ed a seguito della rinuncia dell’ex governatore a candidarsi alle regionali. Infatti, Decaro il 16 gennaio scorso, tra i suoi primi atti da presidente, aveva firmato la nomina di Emiliano come “consigliere giuridico”.
Un incarico, questo, mai diventato però operativo, perché a tutt’oggi, dopo più di tre mesi, il Csm non ha dato l’ok all’aspettativa. A questo punto, però, il “caso” sta animando il dibattito politico più di quello strettamente tecnico, in quanto tecnicamente l’aspettativa di Emiliano sarebbe risolvibile facilmente, se gli venisse affidato, come nel 2014, un incarico temporaneo come assessore in un qualsiasi Comune.
Infatti, le opposizioni di centrodestra, già dal primo “No” del Csm, stanno accusando Decaro di fare della Regione “l’Ufficio di collocamento” di Emiliano, anziché “occuparsi e preoccuparsi dei problemi dei pugliesi”. Difatti dal Gruppo regionale di “Fratelli d’Italia” è stata emessa una nota in cui si afferma: “Decaro ora basta”, perché “ora siamo veramente all’accanimento terapeutico che smentisce nei fatti, oltre che nelle parole, il cavallo di battaglia di tutta la campagna elettorale”, ossia la “discontinuità”.
Per il partito pugliese della premier Giorgia Meloni, aver chiesto addirittura udienza al Csm, per cercare di convincere i componenti della III Commissione a dare l’ok all’aspettativa “è francamente deleterio” per Decaro), per lo stesso ex-Presidente, ma soprattutto per tutti i pugliesi che lo hanno votato il successore di Emiliano per risolvere i loro problemi, a cominciare da quelli sulla Sanità e non per fare l’Ufficio da collocamento al predecessore, per consentirgli, a spese dei pugliesi, almeno un anno di campagna elettorale senza dover lasciare la Puglia.
“Insomma, altro che vertenza ex Ilva, qui – hanno aggiunto i meloniani pugliesi – la vertenza occupazionale più importante per la Puglia è proprio quella di Emiliano, l’unica per la quale Decaro si sta spendendo su ordine del segretario del Pd, Elly Schlein”. “Senza contare – hanno inoltre commentato – che nelle mani dell’ex Presidente finirebbe un dossier che ha visto lo stesso Emiliano protagonista in negativo nel decennio passato”. Ricordando l’accoglienza che Emiliano riservò, nel novembre 2019, all’ad di Arcelor Mittal, Lucia Morselli, sedendosi accanto a lei in conferenza stampa e sostenendo:
“Per la prima volta mi sono sentito a casa”. Quindi, hanno concluso i consiglieri regionali di Fdi, “Decaro si occupi e preoccupi dei pugliesi”, perché “la sua vertenza si chiama Puglia. I conti interni a ogni partito devono essere regolati all’interno”. Infatti, la nota di Fdi termina dicendo che “il Pd, a cominciare dalla Schlein, non può pensare che il conto (ndr – politico interno) lo paghino materialmente i pugliesi”.
Un “conto” – per altro – alquanto “salato” per i pugliesi, se si considera che, oltre allo stipendio di 130mila euro l’anno più circa 70mila euro di oneri previdenziali che Decaro ha stabilito di spendere per Emiliano, la Regione Puglia si appresta anche ad aumentare l’addizionale Irpef, per tappare un buco di Bilancio da 369 milioni di euro, lasciati in eredità nella Sanità dall’ex governatore e che ora il suo successore vorrebbe ripagarlo facendo spendere ai pugliesi ulteriori 200mila euro l’anno, per non farlo rientrare al suo lavoro di magistrato, quando invece potrebbe facilmente conseguire tale obiettivo, evitando però tale ulteriore spesa con la nomina (o facendolo nominare da qualche altra parte) come assessore.
Infatti, anche dal Gruppo di “Forza Italia” della Regione è stata emessa una nota con cui i consiglieri forzisti hanno dichiarato che “La Regione non è un Ufficio di collocamento” e che sono rattristati e rammaricati, “a livello umano per la vicenda di Emiliano”. Infatti, i forzisti hanno anche commentato: “Ci dispiace, perché l’ex Presidente è vittima di un sistema di potere che lui stesso ha creato e che oggi, di fatto, lo abbandona in balia delle onde”.
E, poi, aggiungere: “Non ci vuole uno stratega per capire che Decaro risolverebbe l’impasse del Csm in un minuto: basterebbe nominarlo assessore, ma è evidente che non vuole attribuirgli un ruolo politico”. Però, hanno in fine concluso gli esponenti di Fi, “il punto è che, così, (ndr – Decaro) sta esponendo Emiliano al pubblico ludibrio”. E questa, per i rappresentanti berlusconiani della Regione, “non è la cronaca di bei sentimenti”, ma “l’architettura valoriale del centrosinistra”. Ma ciò è chiaramente un discorso che esula dalla politica e che attiene verosimilmente a taluni personaggi che la praticano.
Giuseppe Palella
Pubblicato il 24 Aprile 2026



