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Decaro pronto a tagliare o ridurre i servizi, ma non i costi degli inutili Municipi

Il sindaco di Bari e presidente dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci), Antonio Decaro, in un’intervista rilasciata ad un noto quotidiano nazionale ha dichiarato che, pur condividendo l’obiettivo di ridurre il contenzioso senza speranza e di alleggerire la posizione di contribuenti oggettivamente in difficoltà, la rottamazione delle cartelle esattoriali, che il governo Meloni si appresta a decretare, a lui non piace, perchè il governo sta intervenendo su cartelle che sono prevalentemente di tributi comunali. Ed i Comuni – a detta del presidente dell’Anci – avrebbero preferito, invece, incentivare il pagamento di ciò che non è mai stato saldato senza danni per le casse locali. Ossia offrire al contribuente la possibilità di saldare il debito in una sola soluzione, quindi senza rate, cancellando sanzioni ed interessi. Insomma, per il Primo cittadino barese chi non ha pagato a tempo debito il dovuto dovrebbe essere attualmente, cioè in un tempo sostanzialmente di crisi e, quindi, di contingente difficoltà, in condizioni di poterlo fare senza alcun problema. Decaro, inoltre, non ha forse neppure considerato che gran parte delle cartelle che il governo vuole rottamare sono sostanzialmente o inesigibili oppure il costo forzoso di esigibilità potrebbe costare all’ente creditore forse più di ciò che deve incassare. Infatti, con una nota il neo-deputato barese di centrodestra Davide Bellomo ha commentato: “Decaro vorrebbe evidentemente che i contribuenti baresi pagassero più tasse, in barba a qualsiasi pace fiscale. Altrimenti lui, campione di sprechi assieme al suo sodale Emiliano, avrebbe minori possibilità di gettare al vento il denaro pubblico in operazioni quanto meno discutibili”. Geremiadi, quelle esternate dal sindaco Decaro nell’intervista citata, che “questa volta – ha ironizzato il neo deputato leghista barese – si concentrano addirittura su quello che egli stesso definisce ‘contenziosi senza speranza’, ovvero crediti che di fatto non saranno mai riscossi”. Perciò, ha poi sottolineato lo stesso Bellomo, trattasi di una “lamentazione basata sostanzialmente sul nulla”, alla quale il Primo cittadino barese nell’intervista ha fatto seguire “lo spauracchio di essere costretto a tagliare i servizi”.  Quali servizi? A dare la risposta a questo interrogativo è stato Bellomo stesso che, nella nota, pur precisando che Decaro “non ha ancora deciso”, ha ipotizzato tagli ai “finanziamenti allo sport, o all’illuminazione pubblica oppure alla spesa per il welfare e le attività sociali”. Di certo, però, ciò che il sindaco di Bari – secondo Bellomo – non taglierà “sarà l’immancabile sostegno alle consuete realtà legate alla sinistra e ai soliti amici degli amici”. Per poi ironicamente concludere: “Basterebbe non sperperare per continuare a sperare”. E tra le “consuete realtà” che Decaro sicuramente non andrà a toccare per mettere fine a sprechi di denaro comunale figurano quasi sicuramente gli inutili e dispendiosi cinque Municipi di un praticamente inesistente decentramento cittadino. Istituti, che come riferito in altri nostri precedenti servizi, a Bari hanno costi per i politici ivi occupati che già ora sono addirittura superiori a quelli di consigliere e sindaco di Comuni con popolazione compresa tra 30 e 100 abitanti. E che il divario d’indennità attualmente esistente, sia tra quella percepita dal presidente di uno dei Municipi baresi ed il Primo cittadino di un Comune con popolazione tra 30 e 50mila abitanti che quella per i gettoni di presenza dei rispettivi consiglieri, è destinato ad aumentare ancora con gli aumenti già previsti dall’ex governo Draghi dal 1° gennaio 2023 e, successivamente, dal 1° gennaio del 2024. In altri termini, nel capoluogo pugliese il Comune per indennizzare i politici dei Municipi di decentramento spende già ora di più di quanto spenda – per citare un esempio – il Comune di Gravina, o di Monopoli, ossia enti territoriali di fascia “C”, per pagare il sindaco ed i singoli consiglieri di dette realtà. Un decentramento che dal 2010 – come è ormai noto – per il Comune di Bari è facoltativo e non più obbligatorio, come in precedenza, oltre che anacronistico ed oggettivamente inesistente. Infatti, per abolire i cinque dispendiosi consigli municipali baresi sarebbe sufficiente una delibera di Consiglio comunale, con un risparmio secco per le casse cittadine di oltre due milioni di euro l’anno e destinati ad aumentare ancora nel 2023 e nel 2024. Quindi, il Primo cittadino barese minaccia di tagliare o ridurre servizi essenziali ai cittadini a causa dell’eventuale riduzione di gettito che potrebbe ricadere sull’erario comunale con l’annunciata rottamazione delle cartelle da parte del governo, però non si accorge minimamente del vantaggioso taglio che potrebbe essere apportato ai “costi politici” dei finti ed inutili Municipi di decentramento. In definitiva, il sindaco Decaro si accorge delle “pagliuzze” che potrebbero gravare negativamente sul Bilancio cittadino e non si accorge (o, forse, fa finta di non accorgersi!) delle “travi”, ossia i paradossali costi dei politici dei cinque Municipi, che già ora incidono pesantemente sulle casse comunali baresi. E graveranno ancor di più nei prossimi anni, qualora il neo-governo Meloni non intervenga dall’alto a metterci una toppa!

 

Giuseppe  Palella

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