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Decaro sui limiti di mandato è come un disco rotto ed Emiliano lo rincuora

Il Primo cittadino barese insiste su una richiesta che appare più come un "cicero pro domo sua" che un'effettiva esigenza per i cittadini

Il presidente Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, intervenendo a Start su Sky Tg24, sul limite dei due mandati consecutivi per i Primi cittadini dei Comuni con popolazione superiore a 15mila abitanti è ormai come un “disco rotto”, dove i suoni musicali su di esso incisi distorcono e le parole che li accompagnano riverberano, in corrispondenza dei solchi di vinile rovinati. Infatti, per il Primo cittadino barese in scadenza del suo secondo mandato, l’ineleggibilità dei sindaci dopo due elezioni consecutive (fatto che lo riguarda direttamente) non gli va proprio giù e l’idea di non potersi nuovamente ricandidare a sindaco evidentemente lo assilla al punto che – come recita un antico e noto detto barese – “la lingua battere dove il dente duole”. Ed il “dente” dolente del sindaco barese, Decaro, è quasi sicuramente l’impedimento al terzo mandato consecutivo poiché, dopo dieci anni di governo della città, il dover lasciare a giugno prossimo la poltrona di Primo cittadino, con l’incertezza politica – per altro – di una candidatura (quella al Parlamento europeo) che, ben che vada, comunque lo allontanerà dai centri locali di gestione del potere, lo rende verosimilmente nostalgico della guida contestuale del Palazzo barese di corso Vittorio Emanuele, sede del Comune di Bari, e di quello di via Spalato, sede della omonima “Città metropolitana”. Quindi, il sindaco Decaro dai microfoni del programma “Start” della nota rete satellitare è tornato sull’argomento per affermare: “Io credo che tutti debbano sostenere l’abolizione dei limiti di mandato per i sindaci, in nessun paese europeo esiste, tranne in Portogallo”. E, continuando, ha rilevato che in Italia “i parlamentari possono fare i parlamentari per tutta la vita e anche nella proposta di premierato (ndr – del governo Meloni) non c’è limite di mandato per il presidente di Consiglio”. Perciò, ha proseguito Decaro, “a noi sembra assurdo tutto questo, anche perché i sindaci, a differenza dei parlamentari, vengono eletti dai cittadini e se fanno bene decidono i cittadini”. Ora, alla luce della recente proposta di abolire il limite dei due mandati consecutivi, elevandoli a tre, ai sindaci dei Comuni sotto i 15mila abitanti, il presidente barese dell’Anci si è dichiarato d’accordo, chiedendosi però “perché non anche sopra i 15mila abitanti?”, che è – come è noto – il caso che a lui interessa direttamente! “Anche perché – ha rilevato Decaro – i Comuni sotto i 15mila abitanti sono 7.178, mentre sono solo 800 sopra i 15mila”. Interrogativo a cui lo stesso Decaro ha tentato di dare una risposta affermando: “Credo ci siano dinamiche politico-partitiche e io credo che l’architettura istituzionale di un Paese non può essere modificata a seconda degli interessi di parte dei singoli partiti”. Obbiezione, quest’ultima, che “mutatis mutandis” potrebbe essere parimenti sollevata a tutti quei sindaci che alla fine del loro secondo mandato consecutivo chiedono con insistenza un’estensione a tale limite. Come di fatto sta chiedendo il sindaco barese Decaro da un annetto a questa parte. Infatti, come rilevano alcuni “malpensanti”, non va dimenticato che il Primo cittadino barese è anche presidente dell’Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani, da ottobre del 2016 e solo ultimamente si è ricordato di sollevare la questione del limite dei due mandati per i sindaci e chiedere conseguentemente che questo venga esteso. Insomma, il sospetto per il sindaco Decaro è che su tale questione si stia comportando come un “Cicero pro domo sua”, ossia da Cicerone interessato alla propria causa. E la “causa” di Decaro – come è evidente – è quella di poter sperare in un terzo mandato consecutivo da sindaco, poiché allo stato dei fatti gli altri “sogni” di carriera politica gli sono, almeno temporaneamente, preclusi. Infatti, sempre secondo i soliti “malpensanti”, in precedenza Decaro probabilmente sperava che, in concomitanza della fine del suo secondo mandato, ci sarebbero state altre “strade” politiche da percorrere, per lui verosimilmente più gradite di quella di una candidatura per un seggio al Parlamento di Bruxelles, perciò dal 2019 al 2022, da presidente Anci non si è affatto accorto di tutto ciò che ora invece afferma sul limite di mandato per i sindaci. Ma tralasciando ogni altro pettegolezzo al riguardo e, soprattutto, i rilievi che alcuni autorevoli costituzionalisti sollevano al riguardo di un’eventuale abolizione, in Italia, del vigente limite di mandato per i sindaci dei Comuni superiori a 15mila abitanti, previsto dalla legge elettorale del 1993, che ha reintrodotto nel nostro Paese, dopo oltre 70 anni, l’elezione diretta dei Primi cittadini, non può essere ignorato il fatto tra le forze contrarie a quanto chiedono alcuni sindaci, tra i quali Decaro, figura gran parte della classe dirigente nazionale del partito di quest’ultimo, il Pd, oltre che diverse importanti organizzazioni sindacali, come la Cgil, ed imprenditoriale, quali sono – per l’appunto – quelle del mondo industriale e dei lavoratori autonomi. Motivo? L’evidente e grave “vulnus” democratico che costituirebbe la mancanza di un limite legale alla gestione di un potere pubblico come quello concentrato in Italia dal 1993 in poi nelle mani dei sindaci eletti direttamente dal popolo. Favorevole all’eliminazione del limite di mandato è invece il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che, intervenendo su “La 7” alla trasmissione televisiva Tagadà, si è dichiarato “favorevole al terzo mandato ma non sono interessato”. Infatti, Emiliano ha affermato: “Non sono interessato alla mia ricandidatura e nemmeno alla segreteria del Pd, io sono nonno, ho già 63 anni”. “In Pugliaha proseguito il governatorenon ci sono limiti ai mandati, quindi non ho il problema giuridico sul terzo mandato ma governare consuma, è usurante. Però sono contrario al limite dei mandati perché se ne trovi uno buono è meglio tenerselo”. Alludendo, in quest’ultima parte del discorso, probabilmente al Primo cittadino barese uscente. Perciò Decaro può stare sereno, perché nel 2025, se la candidatura a presidente della Regione dipendesse solo da Emiliano, il posto da governatore della Puglia lo avrebbe già nel cassetto.

 

Giuseppe Palella


Pubblicato il 18 Gennaio 2024

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