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Decaro vuole il polo della Giustizia a Carrassi, ma forse pensa al complesso “Agorà”

Il comitato civico “Giustizia al Libertà”, composto da urbanisti, ingegneri, avvocati, commercianti e residenti, che da oltre un decennio si batte per evitare la localizzazione in un polo giudiziario unico degli Uffici giudiziari baresi(Tribunale civile e penale, Corte d’Appello, Procura della Repubblica e Tribunale dei minorenni), attualmente sono dislocati prevalentemente nel quartiere Libertà, dopo l’iniziativa della petizione popolare con cui sono state raccolte circa duemila firme, per chiedere al Comune (ai sensi dell’art. 42 dello Statuto) una seduta di Consiglio monotematica, in cui dibattere sulla soluzione migliore da adottare per risolvere i problemi logistici degli Uffici di Giustizia nel capoluogo, ha incontrato il Procuratore generale della Corte d’Appello barese, Annamaria Tosto. L’incontro, svoltosi nell’ormai storica sede giudiziaria di piazza Enrico De Nicola, ha impegnato la dottoressa Tosto soprattutto in veste di presidente della Commissione distrettuale di manutenzione per l’edilizia giudiziaria, ed ha avuto come fine la consegna e l’illustrazione un corposo documento redatto da alcuni tecnici locali, in cui vengono riepilogati i motivi dell’ideale “lotta” per cui il suddetto comitato da anni si batte per mantenere al Libertà l’attuale sede del Palazzo di Giustizia di piazza De Nicola, ma anche di quelle che si vorrebbero costruire, per sopperire alla carenza di spazi degli attuali edifici in locazione all’Amministrazione giudiziaria, non più sufficienti a far fronte alle reali esigenze di operatori ed utenti baresi di giustizia. Infatti, negli appunti consegnati la scorsa settimana al Procuratore della Corte d’Appello in premessa si legge: “Di fronte all’ennesimo tentativo di sradicare il polo della Giustizia dal quartiere Libertà per allocarlo nell’area delle Casermette”, il comitato, “pur nella consapevolezza che i propri interlocutori istituzionali sono il Comune e, sullo sfondo, il Ministero di Grazia e Giustizia”, ha tuttavia ritenuto “di sottoporre alcune osservazioni anche ai Capi degli Uffici giudiziari che, riuniti in Conferenza, saranno chiamati ad esprimere un parere determinante” sulla proposta del sindaco Decaro di dislocare gli odierni Uffici giudiziari presenti al quartiere Libertà in un polo giudiziario unico nell’area delle Casermette, a Carrassi. Parere – si sottolinea negli appunti – che, secondo quanto dichiarato dallo stesso sindaco Decaro in un incontro pubblico, sarebbe già tendenzialmente ed informalmente favorevole, o quantomeno incoraggiante per tale soluzione. E, quindi, per la progettazione preliminare del polo giudiziario di Bari al quartiere Carrassi. Poi, passando nel merito della proposta di Decaro, negli appunti del comitato di evidenzia che al momento “quello delle Casermette non è un progetto”, ma solo un’idea che per concretizzarsi avrebbe bisogno di almeno un decennio. Infatti, – si spiega nel promemoria – alla stesura ed esecuzione ex novo di tale ipotesi progettuale occorre affiancare anche “la programmazione, progettazione e realizzazione di strade ed altre infrastrutture” che già oggi nel quartiere Carrassi sono carenti – sottolinea il comitato – e, quindi, con una “mobilità in crisi”. Ma ciò che più rileva, restringendo il campo delle osservazioni, è – fa notare inoltre il comitato – la “conclamata mancanza di un finanziamento dell’opera per intero” del progetto che il sindaco Decaro propone su Carassi per risolvere il problema degli Uffici giudiziari a Bari. Infatti, negli appunti del comitato si fa pure presente che le risorse annunciate, e – a detta di alcuni politici locali – già disponibili, servirebbero forse solo a coprire i costi di progettazione, che – sempre secondo gli autori del documento consegnato al Procuratore generale – sarebbero “per lo meno il doppio dei 6 milioni di Euro sostenuti in passato” per la progettazione di un secondo Palazzo di giustizia in corso della Carboneria che poi non è stato più preso in considerazione. Quindi, – rileva ancora il comitato – in assenza di finanziamento totale e certo, il polo nell’area delle Casermette dovrebbe essere realizzato per lotti, come lo stesso sindaco Decaro ha ammesso nel corso di un confronto pubblico sulla questione. Per cui, si deduce nella nota, l’attività giudiziaria dovrebbe per anni essere ancora dislocata in edifici distanti l’uno dall’altro. Però, con la differenza che attualmente al Libertà distano appena 5 o 6 isolati uno dall’altro, mentre successivamente con la soluzione Casermette, nel periodo transitorio difficilmente preventivabile, la distanza tra le diverse sedi di Uffici giudiziari sarebbe di 5 o 6 chilometri. A meno che, – si evidenzia inoltre negli appunti ai Capi degli Uffici giudiziari baresi – per evitare i maggiori disagi derivanti da tale situazione di fatto, “si prenderebbe in locazione qualche edificio in prossimità delle Casermette, come per esempio la lottizzazione Agorà”. Un complesso immobiliare, quest’ultimo, di proprietà privata che da quasi vent’anni viene offerto in locazione per uffici pubblici. Allora, eccepisce il comitato, “se fosse questa la soluzione immaginata” e, quindi, il motivo vero per cui il sindaco Decaro vorrebbe dismettere gli Uffici giudiziari dal quartiere Libertà per trasferirli gradatamente nel ipotizzato polo giudiziario nell’area delle Casermette, “in base al principio di trasparenza amministrativa” sarebbe sicuramente più corretto “esplicitarla per consentire alla cittadinanza una valutazione d’assieme” che allontanerebbe anche i sospetti di secondi fini presumibilmente speculativi su altre aree libere del quartiere. Ma l’elenco dei motivi che il comitato barese “Giustizia al Libertà” ha esposto negli appunti consegnati al Procuratore è ancora più pregnante e va oltre quelle che potrebbero anche essere le possibili e probabili aspettative di qualche imprenditore barese vicino all’amministrazione Decaro. Infatti, tutti gli altri rilievi mossi dal comitato che sostiene l’opportunità di realizzare sempre nel quartiere Libertà eventuali nuove sedi di Uffici giudiziari, sono di ordine generale e si incentrano soprattutto sull’esigenza di non far “morire” un quartiere barese che già oggi mostra segni di particolare abbandono e degrado e che invece andrebbe, nell’interesse di tutti, maggiormente valorizzato e consolidato in quelle che sono le attività pubbliche ivi esistenti. Ma ciò significherebbe anche fare innanzitutto gli interessi della comunità. Ma a Bari, come è noto, non sempre la politica agisce per tutelare tali fini, ma il vari casi più per tutelare quelli di noti “palazzinari”.

 

Giuseppe Palella

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2 Comments

  1. Nicola Rafaschieri ha detto:

    Con riferimento al compendio Agorà voi non sapete di cosa parlate.
    Il compendio non è quello della foto che riguarda invece l’immobile prescelto dalla P.A. a seguito di un bando per la ricerca di sede per gli uffici comunali. Grazie alle denunce della proprietà di Agorà vi è stata la revoca della delibera già presa per andare ad occupare uffici che non avevano nessuna delle caratteristiche richieste dal bando. La società IEA, proprietaria di agorà ha sempre e solo risposto a bandi e/o ricerche di mercato, risultando sempre vincitrice. La giunta emiliano dopo l’ennesima ricerca per trasferire uffici comunali scelse Agorà con delibera del 6/12/2011 n. 791 o 792 avente ad oggetto :trasferimento uffici comunali presso il complesso Agorà. Vi risulta che vi sia stato mai il trasferimento? nel 2016 la giunta de Caro per poter procedere al trasferimento degli uffici comunali nel compendio di cui alla vostra foto che accompagna il vostro articolo provvide all’annullamento di tale delibera fino ad allora mai revocata ed alla assunzione di nuova delibera ad un costo nettamente maggiore salvo poi a revocarla. Come è finita la ricerca? Nulla di fatto con il comune che continua a pagare canoni agli amici degli amici e per un importo nettamente superiore (triplo tra canoni e costi di gestione) rispetto a quanto avrebbe pagato con il trasferimento ed accorpamento di vari assessorati presso il compendio Agorà. Figuriamoci se sta pensando ad Agorà.

  2. Giuseppe Palella ha detto:

    Egr. Sign. Nicola Rafaschieri,
    il complesso della foto è una veduta generica di immobili privati locati alla PA e che chiaramente non attiene né all’area delle Casermette, né al complesso privato Agorà, ma ha solo una valenza simbolica, essendo uno dei tanti edifici privati di Bari locati ad Enti pubblici. Invece, per quanto riguarda il merito di ciò che lei ha affermato nel suo commento, da estensore del servizio, mi permetto di farle presente che oggetto dello stesso non è il complesso Agorà, né tanto meno lo sono le vicende da lei esposte nel commento. Infatti, il servizio da me firmato riguarda essenzialmente alcune contraddizioni del Comune nella vicenda dell’edilizia giudiziaria. Inoltre, l’ipotesi che il complesso Agorà (nel caso fosse realizzato il polo giudiziario alle Casermette di Carrassi, come il sindaco Decaro vorrebbe) diverrebbe indispensabile, in una fase transitoria della localizzazione a Carrassi di tutti gli Uffici giudiziari cittadini, è presente negli appunti del Comitato “Giustizia al Libertà”. E di ciò abbiamo dato notizia nel servizio. Quindi, è forse il caso che si rilegga più attentamente l’articolo, onde allontanare il sospetto di non aver ben compreso ciò che ha letto e che è, in esso, effettivamente riportato.

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