Cultura e Spettacoli

Dell’insidia al castello e d’altre cose immaginate

Si vuole che un tempo il castello di Serracapriola disponesse di un tratto di pavimento mobile che, mascherato, poteva essere aperto improvvisamente a comando

Esiste un castello esente da leggende ? Anche il maniero più piccolo può vantare passaggi segreti, ambienti invisibili, stanze delle torture, ossari murati, cunicoli di fuga … e spettri a volontà. Poteva fare eccezione il castello di Serracapriola ? E’ la costruzione più antica di Serracapriola, questo comune di neanche quattromila abitanti e che, a pochi chilometri dall’Adriatico, svetta a 270 metri d’altitudine al confine tra Puglia e Molise. Castello Maresca, dal nome della famiglia che ne è proprietaria, nasce come torre d’avvistamento elevata nell’XI secolo lungo le rive del Fortore, che all’epoca segnava il confine fra i territori dei Longobardi e dei Bizantini prima della definitiva conquista normanna dell’Italia meridionale. Intorno a quel primo nucleo architettonico si è poi sviluppato nella prima metà del XV secolo il resto del maniero, che attualmente si presenta a pianta rettangolare con quattro torri circolari agli angoli, dopo che nel corso dei secoli sono state apportate numerose modifiche rese necessarie, prima dal passaggio da fortificazione a ‘corte domestica’, poi dalle riparazioni effettuate a seguito del terremoto del 1627. Si vuole che un tempo il castello di Serracapriola disponesse di un ‘trabocchetto’, termine col quale nel medioevo veniva chiamato quel tratto di pavimento mobile che, mascherato in qualche modo, poteva essere aperto improvvisamente, a comando, facendo precipitare e scomparire chi vi si trovava sopra. Premesso che forse i trabocchetti non sono mai esistiti se non nella fantasia degli scrittori e degli sceneggiatori dei film di cappa e spada, a Serracapriola non si apre alcuna botola nel cortiletto interno. La pavimentazione di questo spazio è assolutamente regolare. Eppure in proposito si continua a parlare di ‘trabocchetto’, parola che eccita l’immaginazione. Ecco allora  la botola del presunto trabocchetto contenere un dispositivo a ruota dentata pensato per triturare i malcapitati. Altra vulgata vuole che il cunicolo conduca ad un ambiente sotterraneo un tempo attrezzato per torturare prigionieri o mettere a morte rei…  Chiacchiere, si capisce. In realtà qui si sta parlando di un inghiottitoio oggi evidentemente messo in sicurezza. Gli inghiottitoi, si sa, consistono in cunicoli a sviluppo verticale che dalla superficie conducono a cavità sotterranee. Ciò in passato scatenava fantasie inquietanti. Si credeva che gli inghiottitoi conducessero all’Inferno e che la voce dei dannati fosse percepibile dal suono lamentoso che spesso si leva dalle imboccature di queste strette voragini (ma si tratta di aria che, incanalata da altre cavità magari lontane chilometri e costretta a passare attraverso strettissimi budelli sotterranei, torna in superficie arricchita di pressione, sì da produrre in uscita un fischio). In conclusione si può immaginare che l’ipogeo sottostante quell’inghiottitoio (ipogeo mai ispezionato forse per difficoltà d’accesso) venisse adoperato solo come discarica. Povero ambiente, già maltrattato in tempi non sospetti.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 9 Luglio 2024

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