Cronaca

Dermatologia e Reumatologia: per 20 pazienti un unico infermiere

Sempre disservizi e disagi riscontrati negli ospedali baresi, sempre più spesso a causa della carenza di personale medico, ma soprattutto paramedico, come accade in questo caso dal padiglione “Chini” del Policlinico Consorziale di Bari. Certo, in fondo è risaputo che la mancanza di personale nella Sanità Pubblica mina alla base l’efficienza di medici, infermieri e di tutti gli operatori sanitari che ogni giorno collaborano per la cura dei pazienti affetti da malattie di vario tipo, eppure, a parte l’impegno personale, l’amministrazione del settore non fa nulla – o quasi – per salvaguardare un necessario, serio e complesso servizio com’è, appunto, quello sanitario. A rispondere sono i cittadini, assistenti e utenti che hanno a che fare con la Sanità, come accade al Policlinico di Bari da dove arriva un’altra segnalazione accolta, in questo caso, da “Sos Città” con l’associazione che mostra in quali condizioni si lavora nel secondo nosocomio del Mezzogiorno. Nel padiglione “Chini”, infatti, quello che da qualche anno ha accorpato i reparti di Dermatologia e Reumatologia, ai venti pazienti ricoverati (spesso al completo con tre posti letto per Dermatologia e diciassette a Reumatologia), deve pensarci un unico infermiere di turno, poiché nell’Unità Operativa i ventotto infermieri e i nove operatori socio-sanitari e ausiliari sono suddivisi per compiti nella degenza unica, ovvero il reparto dove sono i ricoverati (nove infermieri e un coordinatore) e nei due ambulatori dove arrivano le prenotazioni giornaliere (una dozzina di infermieri a Dermatologia e sette con 1 coordinatore a Reumatologia), quindi un unico medico strutturato, nonostante lo slancio umanitario, molte volte è chiamato a trattare casi fuori dalle sue competenze professionali. Ebbene, nella struttura ospedaliera è emerso quanto la precarietà della Sanità non sia solo un malcontento di medici, infermieri e pazienti stressati dalla circostanza, ma appartenga anche all’edificio e a tutti i suoi ambienti (dal dormitorio alle cucine) vetusti e datati che, piuttosto che sanare il malessere, riportano al degrado, alla cattiva igiene, alla invivibilità, lontano dal criterio di salubrità. Danilo Cancellaro s’è fatto portavoce di questo malessere che parte dal padiglione “Chini”, dove non esistono armadi per sistemare gli indumenti dei ricoverati, i bagni sono piccoli e i water sono privi del coperchio, le finestre sono rotte, quindi costrette ad essere chiuse con del nastro adesivo che impedisce il necessario ricircolo dell’aria e la pulizia e l’ordine lasciano molto a desiderare, perché il reparto si presenta come un vero e proprio deposito di barelle, attrezzatura medica e farmaci accatastati ovunque, sugli armadi, agli angoli delle pareti, nelle varie stanze a disposizione. E c’è di più. Durante le urgenze la capienza dei ricoverati sfora e i pazienti sono costretti ad essere assistiti su barelle, non su letti, in stanze anguste e affollate, senza un bagno in camera (presente solo in corridoio, comune a tutti). Durante il ricovero ospedaliero i parenti del paziente giocano un ruolo fondamentale dal momento in cui sono costretti ad ingaggiare privatamente badanti, assistenti o infermieri che provvedano ad una sua dignitosa pulizia, poiché l’unico infermiere di turno è continuamente impegnato con gli altri ammalati, soprattutto durante i turni notturni. Tante, troppe insomma le violazioni di Legge in materia di salute e sicurezza sui posti di lavoro nella degenza delle Unità Operative di Dermatologia e Reumatologia nell’Azienda Consorziale Policlinico di Bari, con la soluzione irrisolta attraverso cui si ravvisa un carico eccessivo di lavoro, senza adeguati riposi dei lavoratori. Il tutto condito dalla pratica impossibilità di nuove assunzioni. Ma il responsabile dell’associazione ‘SoS Città’ preferisce non scaldare gli animi, riassumendo la situazione con una citazione: “Ora non è il momento di pensare a quello che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che hai”. Stando ai dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, in tutta Italia mancherebbero 53mila infermieri, solo in Puglia 3931. Secondo gli “standard” di sicurezza internazionali ogni infermiere dovrebbe assistere al massimo sei pazienti per ridurre del 20% la mortalità. In Puglia il rapporto infermieri impiegati nel SSR/pazienti è del doppio, cioè di dodici infermieri per paziente. Un infermiere pugliese, in media, assiste come detto una dozzina di pazienti, rispetto al suo collega della Basilicata, ad esempio, dove questo rapporto si riduce a nove. <<Invece, nel reparto di degenza unica nel Padiglione “Chini” presso il Policlinico di Bari risultano ridotti a nove infermieri e un solo coordinatore in totale con un rapporto di circa un infermiere a venti nei periodi più duri>>. Inutile dire che per Cancellaro, considerata la situazione, la Dirigenza Sanitaria di Regione e della stessa Azienda Consorziale di p.zza Giulio Cesare, sono chiamate a intervenire immediatamente, chiarendo la questione e adottando i necessari provvedimenti affinchè un diritto del cittadino non si trasformi in una tortura medievale…

Antonio De Luigi


Pubblicato il 12 Ottobre 2018

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