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“D’Errico giocatore di grande qualità, spero resti”

Con la maglia dell’Hellas Verona, Antonio Di Gennaro è arrivato giovane ma vantando già cinque campionati di cui quattro di A ed uno di cadetteria con la maglia del Perugia. Fortemente voluto dal tecnico Osvaldo Bagnoli, ha conquistato prima la promozione due stagioni dopo lo scudetto italiano, insieme a due finali di Coppa Italia perse, rispettivamente contro la Juventus e Roma, ma debuttando anche nella Coppa dei Campioni. Dopo l’esperienza veneta giunse a Bari, vantando presenze  anche nella Nazionale italiana, reduce dalla vittoria del Coppa Del Mondo. Totò Di Gennaro che è stato anche capitano biancorosso, è rimasto a Bari dove ha costruito i suoi successi, prima da vice allenatore e poi da opinionista affermato per le emittenti televisive più importanti, oltre ad essere ancora ad oggi la seconda voce degli Azzurri. Nella scorsa stagione è stato anche la voce in seconda di RadioBari ed insieme a Cristian Siciliani hanno fatto emozionare molti tifosi e radioascoltatori nella cavalcata trionfale. Domenica per il ‘Dige’ socio fondatore peraltro insieme al suo amico e socio, Michele Andrisani della Pro Calcio Bari 2010 (c’era anche Sansonetti, che poi è uscito per gli impegni professionali con il Bari), sarà una partita dal sapore speciale perché se è vero che a Verona ha conosciuto l’apice dei suoi successi, a Bari se ne è letteralmente innamorato una volta che è venuto a giocarci, e tutt’oggi vive nel capoluogo barese in pianta stabile.

Che sfida rappresenta per te che hai indossato entrambi le maglie?

“Una sfida molto particolare che mi riempirà di gioia a prescindere da chi vince e passa il turno. La Fiorentina mi ha proiettato nel grande calcio, insieme a immensi campioni, a Verona mi sono imposto e vinto, con il Bari ho vinto una Mitropa Cup e disputato campionati intensi con un gruppo di amici prima che di professionisti, ma sono cresciuto anche a Perugia e Barletta dove ho chiuso la carriera. A Bari vivo da anni e sono legatissimo. A Verona c’è mia figlia, mio nipote. Non sarà a Verona, ma la seguirò sicuramente. Mi aspetto un Bari spensierato e dall’altra parte il Verona, padrone di casa che giocherà con più pressioni, un tecnico nuovo, Cioffi ed un nuovo diesse. Una sorta di ricambio generazionale e non è mai semplice. Una sfida comune aperta ad ogni risultato, anche se il Verona conta sul fattore campo e milita nella massima categoria”.

Con la maglia gialloblu hai sfidato il Bari in quella mitica semifinale, mentre ti è capitato a parti inverse di sfidare la tua ex squadra? Che ricordi conservi?

“Con il Verona ci ho giocato sette stagioni a Bari tre, ma sono rimasto legatissimo ad entrambi i club.  Quella sfida nell’83/84 arrivammo allo Stadio della Vittoria gremito, si avvertiva una grande carica del pubblico barese, ma il nostro mister Bagnoli, al quale sono molto riconoscente, l’aveva preparata benissimo e riuscimmo ad imporci e furono gare molto combattute, partite toste specie per i giocatori di qualità. Poi non riuscimmo a centrare la finale per due volte di fila, pur battendo la Juve in uno dei due doppi confronti (nell’anno prima, ndr) mentre nell’anno che battemmo il Bari ci arrendemmo contro la Roma. Con la maglia del Bari sfidai il Verona che poi retrocesse e ci regalammo una bella vittoria esattamente per 2°1 se vado a memoria con una bella rete di Gege Gerson, seguita da Scarafoni, mentre per loro Gutierrez”.

Una Coppa Italia, appunto, molto penalizzante per i club di categoria inferiore e che si giocano il passaggio del turno in trasferta?

“Sarebbe bello un ritorno al passato come formula, ma il calcio difficilmente torna indietro. Per come è la formula ovviamente favorisce le prime e chi gioca in casa, ma ripeto nulla nel calcio è scontato”.

Il tuo Bari, targato mister Salvemini, si racconta che sia stato uno dei più forti nella massima serie e che ha sfiorato la qualificazione Uefa?

“Sono d’accordo, avevamo un organico fortissimo e di uomini prima che di professionisti. C’era grande amalgama, tanti campioni con la voglia di divertirsi giocando a pallone. Noi vincemmo una Mitropa Cup, l’anno prima la promozione nella massima categoria ed in A sfiorammo la qualificazione in Coppa Uefa. Sono e siamo gelosi per chi l’ha conquistata di quella Mitropa, unico trofeo della storia del Bari ma che auguro vivamente il Bari possa conquistarne altri e ritornare in A, per calcare quei palcoscenici europei che darebbero ulteriore lustro a tutta la Bari sportiva”.

Dove può arrivare questo Bari e cosa manca?

“Cosa manca è risaputo. Dalla punta, ad un terzino ed un vice o alternativa di Maiello come play. La priorità è la punta ma sono certo che anche quest’anno il diesse Polito riuscirà a mettere su un organico di tutto rispetto e competitivo. Certamente gli obiettivi sono differenti rispetto alla scorsa stagione, ma già con gli innesti fatti, le certezze di Antenucci, Maita, Maiello, un Cheddira visto in grande forma e cresciuto, il ritorno di Folorunsho che potrà dire la sua e che all’epoca non era stato aspettato, ma con Bellomo e Galano che sono sicuro vorranno dire la loro e c’è curiosità per Ceter, che sta lavorando per ritrovare il campo e la miglior forma. Il Bari non sfigurerà. Sneza dimenticare il portiere che è arrivato Caprile che ha fatto molto bene all’esordio ed il giovane Benedetti, ma anche Cangiano, in difesa è arrivato una sicurezza come Vicari, insomma un bel Bari”.

Ultima chiosa su D’Errico: in tanti hanno ancora in mente il gol e la descrizione di quel gesto tecnico in diretta, da parte tua e del telecronista Siciliani su RadioBari. Dla ricordo di quella serata alle voci e “rumors” di un D’Errico che potrebbe andar via, qual è il tuo pensiero?

“Passando prima dalla serata di Catanzaro-Bari è stato qualcosa di di fantastico essere lì e poterlo raccontare in presa live con un grande Cristian Siciliani che abbraccio affettuosamente. D’Errico ha fatto un gesto incredibile, una giocate però che ha nelle corde, non il classico colpo della domenica. E’ uno di grande personalità e che non solo a mio avviso a volte non riesce a tirare fuori tutto ciò che ha, non so se per la tanta esuberanza o carattere, ma sta di fatto che lo ritengo un giocatore imprescindibile. Non credo possa aver chiesto di andar via perché in una serie B che sarà una sorta di A2 la competizione all’intero del gruppo aiuta e ci sono tante partite dove c’è bisogno della mano e contributo di tutti. Mi sembra poi che D’Errico è integrato con il gruppo e dall’innesto di Folorunsho, dal ritorno di Mallamo con cui è amico e dagli altri compagni di reparto, non potrà che trarne giovamento”.

M.I.

 

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