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“Di questo passo non avremo più medici di base, il lavoro non è più attrattivo”

I medici di famiglia annunciano un’agitazione e comunque sono fortemente scontenti al punto che si prevedono anche a breve scelte drastiche. Che cosa sta accadendo e soprattutto sono motivate le doglianze dei medici di famiglia? Il Quotidiano lo ha chiesto in questa intervista al dottor Filippo Maria Anelli, Presidente Nazionale dell’Ordine dei Medici.

Presidente Anelli, quali sono le cause dello scontento dei medici di famiglia?

“Premetto che hanno tutte le ragioni di lamentarsi. Il problema serio è che di questo passo non avremo più medici di base, il lavoro non è più attrattivo, si guadagna poco, gli sforzi non sono ricompensati economicamente come sarebbe giusto, in poche parole le retribuzioni sono basse, la programmazione è stata tutta sbagliata. Mi sembra evidente che i medici di famiglia poco alla volta, ma progressivamente, scelgano altre strade, tra l’altro i costi della vita e dell’energia sono aumentati vertiginosamente”.

Che cosa accadrà?

“Duole dirlo, ma temo andremo a finire come negli Stati Uniti, con le assicurazioni private. Dunque chi ha soldi  si curerà, chi non li ha deve pazientare e aspettare. Del resto in Italia questo di fatto sta già accadendo, eppure avevamo un servizio sanitario all’ avanguardia. Con amarezza dico che stiamo assistendo al fallimento della sanità pubblica. Un altro dei motivi del malcontento dei medici è che lo Stato, anche per il Covid, ha stanziato fondi al sistema sanitario, ma queste risorse sono andate solo in beni e servizi, i medici non hanno visto un euro di aumento. Si giustificano anche in questo modo i tempi lunghi per esami e visite. Ho letto su un giornale una inchiesta in base alla quale un pugliese su cinque va dal privato a farsi visitare o svolgere un accertamento. Trovo il dato assai benevolo. Se domandate in giro vedrete che ormai, salvi casi sporadici, ricorrono al privato e non è giusto. In sintesi il lavoro dei medici di famiglia non è più appetibile ed attraente da ogni angolazione, finiscono tardi in studio, i guadagni sono bassi, la vita privata si riduce di spazi”.

Infine l’influenza, consiglia la vaccinazione?

“Certo. Ma pure su questo aspetto emerge tutta la disorganizzazione della mano pubblica e di chi gestisce il sistema. Non dobbiamo vaccinarci ora, ma avremmo dovuto farlo molto prima, vi è un ritardo inaccettabile a livello regionale. Considerate che tra due settimane avremo il picco dell’influenza”.

Bruno Volpe

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