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Di Venere: “Quest’ospedale non s’ha da chiudere”

 “Dovrete passare sui nostri corpi, l’ospedale Di Venere non si chiude!”, questo il messaggio che arriva dalla periferia di Bari, contro  la volontà delle amministrazioni locali di ridimensionare – addirittura chiudere – il nosocomio della quarta circoscrizione. A dire il vero, sui corpi dei cittadini le amministrazione hanno già incominciato ad infierire, dopo le recenti chiusure di alcuni reparti del Di Venere per allargare l’ospedale San Paolo. “Ci stanno derubando del servizio sanitario. È uno scempio!”, urlano i cittadini della periferia, riuniti in un’assemblea organizzata nella chiesa S. Agostino di Carbonara. Tra un’ingente afflusso di partecipanti – nonostante il gelo, incredibile il numero di anziani, soprattutto vivaci nonnine –  il Comitato a difesa del Di Venere, l’associazione cittadina che lotta per evitare la chiusura del nosocomio, ha fatto una lista delle risorse, prima cedute dalle amministrazioni e poi sottratte al Di Venere negli scorsi anni: ad ogni punto si perdeva qualche decina di posti letto, qualche reparto, medico e una manciata di infermieri e macchinari… “Stanno dando i numeri questi politici – ha commentato un cittadino – e chi ne fa le spese siamo noi povera gente!”.  Commenti a parte, la verità non lascia dubbi: i posti letto del Di Venere cadono come soldati al fronte. 800 nel 1998, 550 nel 2005, nel 2010 erano 311, scesi a 266 nel 2011 fino ai 170 posti letto di oggi. Un bollettino di guerra che si sconta sulla pelle dei cittadini. “Quale sanità il governatore Vendola vuole lasciare ai cittadini pugliesi e in particolare alla città di Bari?”, chiedono dal comitato a difesa del Di Venere. “E il Sindaco Emiliano, massimo responsabile della sanità cittadina e della salute dei suoi abitanti, nulla ha da obiettare contro questa situazione che peggiora ogni giorno? E che dire del direttore generale del Di Venere, vuol riportare realmente l’ospedale, come proclamato, ad essere una struttura d’eccellenza come lo fu in passato, o si tratta di una presa in giro?”. In attesa di risposte, i cittadini hanno le idee chiare su ciò che bisognerebbe fare. “Chiediamo la revoca di ogni provvedimento teso a ridurre le potenzialità del Di Venere, nonché di conoscere per quanto tempo ancora i posti letto del nosocomio continueranno a diminuire mettendo a rischio il diritto alla salute”?e che si torni ad investire sulla salute delle persone: con i soldi pubblici però, senza passare sul cadavere di nessuno.  La cosa però sarà difficile da mettere in atto, soprattutto se continua il trend di risparmi iniziato da tempo alla Regione. Il Di Venere, infatti, non è l’unico ospedale nel mirino dei politici armati di forbici.  È recente la notizia della chiusura della sala operatoria di ginecologia al Policlinico di Bari. La sala delle operazioni chiudeva per concentrare il poco personale disponibile in sala parto.  La notizia è l’ennesima di una lunga serie, che riguarda chiusure e spostamenti di reparti nei nosocomi baresi. Solo pochi giorni prima, il Di Venere tornava sui giornali per la chiusura del reparto di Anatomia Patologica.  L’opera di spostamento dei macchinari del reparto, pronti per essere trasferiti all’ospedale San Paolo, fu carica di tensione e volarono parole grosse tra i dirigenti del nosocomio e il comitato cittadini a difesa del Di Venere, che si era riunito con lo scopo di manifestare contro la chiusura. “Un vero e proprio assalto al Di Venere”, attaccavano i cittadini. “Non è giusto privar la periferia del diritto di vegliare sui cadaveri dei propri morti”. E se ora tocca ad anatomia, domani potrebbe essere il turno di reparti come Chirurgia e Trasfusionale: queste le indiscrezioni che circolano tra gli addetti ai lavori. Se venissero confermate, si rivelerebbero un altro colpo al cuore del moribondo Di Venere. Ma se i cittadini protestano, i dirigenti fanno il proprio dovere, e anche qualcosina in più…“Ho una Asl da far funzionare e sono anzi fiero che, con l’accorpamento del servizio di Anatomia patologia al San Paolo, ho fatto qualcosa per cui si sta spendendo anche la Società nazionale degli anatomi-patologi”, questo il commento del il direttore generale dell’Azienda sanitaria barese, Domenico Colasanto. Parole che non lasciano ben sperare i cittadini, giunti al punto di dover utilizzare i propri corpi come barriera per impedire che venissero spostati i macchinari. Un tentativo che non ha dato i frutti sperati.  Blindato dalle forze dell’ordine, con l’escamotage di bloccare apparentemente i lavori di mattina, si sono fatti allontanare i manifestanti (un centinaio e tra loro anche molti tra medici, infermieri e tecnici dell’ospedale) per poi fare tornare gli addetti ai lavori nel primo pomeriggio col fine di completare l’opera: lo spostamento dei macchinari e la chiusura del reparto sono andati a termine. Nel frattempo, la questione si è spostata anche tra i banchi della politica. Il Pdl, infatti, e in particolar modo il presidente della circoscrizione, Michele De Giulio, i consiglieri comunali Angelo Delle Fontane e Giuseppe Loiacono, il consigliere provinciale Vincenzo Di Gravina (da tempo vicini all’organizzazione cittadina a difesa dell’ospedale Di Venere) e il capogruppo alla Regione, Rocco Palese con il vice Massimo Cassano, tuonano contro quello che le malelingue prospettano essere un evidente ridimensionamento dei servizi sanitari baresi. “Alla faccia della concertazione e della trasparenza! – ha dichiarato Cassano – La politica vendoliana mostra la faccia del potere e si fa beffa di medici, paramedici, infermieri, tecnici e cittadini impegnati in una lotta per il rilancio dell’ospedale di Carbonara, che da struttura a misura di ammalato, centro di eccellenza e punto di riferimento per gran parte del territorio regionale, è stato col tempo trasformato in una struttura fantasma!”.  Intanto tra proteste, macchinari che vanno di qua e di là e chiusure più o meno accennate continua l’opera di tagli della politica sanitaria nella nostra regione. Questa volta però i cittadini non vogliono stare a guardare…

 

 

 

Mirko Misceo

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