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Diego Rivera: il nuovo progetto del cantautore salentino de La Municipàl

Carmine Tundo, cantautore pugliese classe ’87, non riesce a tenere a bada le sue molteplici personalità. Invece di combatterle ha deciso di dar loro una forma. Conosciuto per lo più per il progetto La Municipàl, che condivide insieme a sua sorella Isabella, Carmine ha scelto di declinare le sue ultime tendenze alla sperimentazione nel progetto Diego Rivera. L’esordio dell’eteronimo si chiama Santa Maria al bagno, un titolo che richiama immaginari costieri, nostrani, e che nella sua carica toponomastica cela persino allusioni religiose. Il brano è ambientato sulla litoranea salentina, durante i primi giorni d’autunno, quando i turisti vanno via, e si può godere della purezza dei paesaggi. Il testo gioca sulla similitudine tra la propria terra e la propria donna, esplicitamente resa dal video di Martina Loiola, mentre le musiche richiamano una tradizione popolare che rende giustizia al nome d’arte che Carmine ha scelto per questo progetto. Diego Rivera era il pittore messicano del secolo scorso, vissuto tra Messico, Italia e Spagna, conosciuto per l’impegno artistico e sociale e anche per la tormentata vita sentimentale al fianco di Frida Kalho.

Perché Diego Rivera? Cosa ti fa sentire vicino a questo personaggio?

“Il nome è una casualità. Nasce in memoria di mio zio, che si chiamava appunto Diego. Poi per forza di cose, l’ambientazione sonora dei brani ha richiamato il personaggio di Rivera. È un progetto che avevo in cantiere da un po’, poi durante il lockdown ho avuto modo di svilupparlo. Rispecchia un mio modo di essere. Ogni due anni ho bisogno di reiventarmi sia per divertirmi, sia per sperimentare.”

Qual è il rapporto tra Carmine, Romeus, e Diego?

“Corrispondono a lati diversi del mio carattere. Romeus è un progetto della mia giovinezza, ora mi fa tanta tenerezza. Quest’anno faccio dieci anni da quell’esperienza a Sanremo. Magari un giorno riprenderò il progetto Romeus. Avevo un secondo disco in mente all’epoca, potrei pensare di portarlo a termine. Carmine tira fuori il mio lato più intimo, quello più cupo e oscuro. Nei brani de La Municipal invece emerge il lato più romantico e con Diego la parte più sensuale. Con Nu Shu, progetto noise-rock, emerge la parte più animale. La musica mi aiuta a mettere ordine a tutta la confusione che ho in testa. Più che un musicista mi ritengo un creativo.”

Come è andata la tua esperienza con la Sugar? Nel panorama musicale attuale è ancora importante il sostegno di una major?

“Sono entrato molto giovane in Sugar, ed è stato un’esperienza formativa. Tuttavia l’industria è una cosa diversa dalla musica. Dopo quell’esperienza ho deciso di fare quello che volevo in maniera più anarchica. Le major funzionano con determinati generi, magari più televisivi. La verità è che un supporto ci deve essere sempre, un artista non può fare tutto da solo, ma bisogna essere fortunati a trovare la realtà più vicina alla tua arte, soprattutto dal punto di vista concettuale.”

Quali sono le tue influenze latine? E qual è il filo conduttore con la musica italiana?

“Non ho influenze latine. Mi piace l’idea di legare le storie del mio territorio alle sonorità latine. Sono stato molto colpito da Narcos, l’avvincente serie tv sulla storia di Pablo Escobar. Ascoltando le musiche mi sono fatto rapire da quelle sonorità. Cimentarsi con percussioni e chitarre classiche è stato molto divertente e formativo. Mio padre ha vissuto sei anni in Brasile, magari inconsciamente la mia attrazione per il Sud America è legato a questo episodio, alla ricerca del suo passato per comprendere meglio me stesso.”

Che rapporto hai con la Puglia?

C’è tantissima Puglia nella mia musica. Dopo l’esperienza con la Sugar ho deciso di ritornarci e di non scappare. La mia è stata una scelta voluta, e questo incide molto sulla mia musica. È un territorio che ha molto da raccontare, basta immergersi nei suoi paesaggi per capire quando abbia da dire.”

Un verso del singolo recita: “fra gli schiamazzi dei turisti stregati dalle tarantelle”. Hai colto un fenomeno contemporaneo molto diffuso. Tu cosa ne pensi? Qual è secondo te il modo migliore per rapportarsi alla tradizione? È rimasto qualcosa di autentico?

“Fino a qualche anno fa ho avuto un rapporto molto contrastante con la musica popolare. Non riuscivo a comprenderla, forse perché inflazionata. Poi andando avanti con l’età ne ho percepito la parte genuina. Per prima cosa ho ricominciato a tollerarla e poi me ne sono lasciato incuriosire. L’essenza musicale di ogni luogo è qualcosa di molto potente. La tradizione va recuperata, cristallizzata senza esagerare.”

In “Santa Maria al bagno”, ma anche in altri brani, nomini Ottobre. Cosa significa per te questo mese?

“Ottobre è il mese in cui mi sento più a mio agio. Si passa dall’allegria, dal calore dell’estate ai paesaggi più malinconici, dove io mi sento più fecondo. Le canzoni più belle che ho scritto le ho scritte ad Ottobre.”

Anticipazioni sul disco?

“Uscirà a metà dicembre sotto l’etichetta Iuovo e grazie al sostegno di Puglia Sound. Prima pubblicherò un altro singolo: “Malvasia nera”. Ogni brano racconterà una sfaccettatura diversa delle mie emozioni e della mia terra. Il prossimo parlerà del vino e di storie parallele. È ancora in lavorazione. Il nucleo principale è composto da Alberto Manco alla batteria e alle percussioni e da Roberto Mangialardo alle chitarre. Inviteremo molti musicisti pugliesi, ci piace l’idea che sia un progetto collettivo.”

Quella di Carmine è un’irrequietezza produttiva, perennemente suscettibile a influenze esotiche, tesa alla sperimentazione, alla continua ricerca di connessioni antiche che possano svelare un presente confuso. Diego Rivera è un progetto che si sposa perfettamente con le attuali modalità di fruizione della musica dal vivo. Un progetto intimo, originale, che condurrà il pubblico verso luoghi e tempi lontani, in un momento storico in cui la musica richiede l’attenzione dei più fedeli. Una ‛saudade moderna’, una sorta di nostalgia del futuro migliore che ci aspetta, e che ha bisogno di aggrapparsi a radici e tradizioni forti. Nel frattempo Diego Rivera ci lascia delle ‛cartoline’ di Puglia, perché se la nostalgia avesse un sapore, sarebbe quello dello iodio.

Federica Muciaccia

 

 

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