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Dino Bartoli: “Educazione, rispetto e crescere insieme”

L’associazione sportiva “ASD Centro Judo Sankaku” nasce nel 1978 grazie alla caparbia volontà del suo presidente Luigi Bartoli. Sin dall’inizio con uno statuto privo di scopo di lucro e proiettato alla promozione divulgazione di attività sportiva-formativa, una sfida divenuta sempre più difficile nel 2020, ma non impossibile per colui che l’ha proseguita, ovvero il maestro Dino Bartoli, figlio di Luigi, insieme ai suoi due figli, Luigi ed Ivana. Nonostante ad oggi il judo sia sempre più conosciuto è ancora poco diffuso per il suo spirito di socialità e per i valori umani che trasmette. Di come si è evoluta l’ASD Sankaku ‘I Bartoli’ ed altri temi, ne abbiamo parlato con il suo presidente ed anche maestro, Dino Bartoli, peraltro insignito, dalla Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali ed in particolare dal dott. Falcone, della cintura bianco-rossa, 6° DAN per come ‘trasmette i valori educativi e sportivi alle nuove generazioni oltre che per le sue abilità’. Una disciplina insegnata anche dai propri figli.

Maestro Dino, raccontaci della fondazione dell’ASD Sankaku e di come si è evoluta dal 1978 ad oggi, grazie al suo primo presidente, tuo padre Luigi, dei valori che insegnate e del vostro motto.

“A lui sono molto grato, tuttora lo ringrazio, non solo per il coraggio avuto in tempi poco favorevoli, ma soprattutto per la sua caparbietà con la quale ha proseguito il progetto sino a trasmettermi la passione. Il nome Sankaku? Era una mia tecnica preferita e mio padre, volle dare questo nome.  Il ‘judo’ dal suo nome deve far riflettere che non è uno sport di attacco e rottura, anzi vuol dire esattamente ‘via della cedevolezza’, raggiunta con la consapevolezza di sé e dell’autostima. Importante pensare a questo sport come uno strumento di socializzazione e reintegrazione nel tessuto sociale dei casi complessi. Il proseguo della Sankaku, invece, è stato possibile grazie all’impegno volontario di dirigenti e tecnici impegnati nella gestione dei corsi rivolti a bambini e non solo, con l’obiettivo di entrare in diretto contatto nei quartieri, piazze e rioni. Se la Sankaku gode di lunga vita, lo si deve appunto ai suoi principi e propositi, doti insite nel nostro DNA, della società e del nostro motto, ‘prosperità, forza e costanza’; questi tre sostantivi sono i lati congiuntivi del termine ‘Sankaku’ che oltre ad essere una tecnica ha un insieme di significati. Sono divenuto presidente dal 1995 e passerò questo testimone ai miei figli e con loro, uniti ed insieme porto avanti la mission”.

C’è qualcun altro che vuoi menzionare o ringraziare?

“Sicuramente se nell’arco di un ventennio abbiamo raggiunto prestigiosi successi in ambito provinciale, regionale e nazionale, il merito va condiviso con chi ha creduto in noi. Ringrazio tutti coloro che ne hanno fatto parte, quelli che ci hanno dato supporto ed aiuto, dai collaboratori che si sono avvicendati, ai genitori dei ragazzi, agli atleti, piccoli e grandi, ma anche e non per ultimo, chi mi ha consentito in questi anni, dopo aver lasciato la nostra palestra nel cuore di Carrassi che era divenuta un punto di riferimento per molte persone del quartiere, di poter continuare la mia attività presso gli istituti scolastici, grazie”.

A proposito di interazioni con strutture scolastiche, una di queste è quella dell’istituto comprensivo statale ‘Massari-Galilei’ presso il plesso ‘Montello’, la cui dirigente scolastica è la dott.ssa Alba De Cataldo. Svelaci di più e se interagisci anche con altre scuole?

“Ringrazio vivamente e cordialmente la dirigente Alba De Cataldo per l’ospitalità dataci e per i tanti progetti avviati, presso il plesso Montello in perfetta sintonia. Ringrazio anche la dirigente della scuola, Re David di Bari, ovvero la dott. ssa, Aresta e la dirigente Paola Iaia dell’11° circolo didattico ‘San Filippo Neri’. Sono orgoglioso e fiero delle belle collaborazioni perché mi sono sempre fatto promotore di un metodo educativo alternativo e non di uno sport di combattimento specie di quelle forme che si stanno diffondendo a macchia d’olio quest’oggi. La tecnica per me diviene secondaria, perché in primis ci deve essere un insegniamo sull’autocontrollo, e poi tutto il resto”.

Tocchiamo alcune tematiche che necessitano di sensibilizzazione costante da parte vostra, istruttori ed attori sociali: come si pone la Sankaku e se ti sei fatto promotore di qualche progetto di reinserimento nei confronti della violenza sulle donne, di chi soffre di disabilità e delle famiglie più abbienti ma che vorrebbero poter far praticare sport ai propri figli?

“Il Judo per il sottoscritto rappresenta una ‘sfida’ continuativa ma nel senso più positivo del termine, ovvero mi riferisco a quell’umanità e voglia di ricominciare tutto dall’inizio, mi piace affermare ‘mi rimetto alla mia cintura bianca’ insomma essere sempre pronto a ripartire dall’inizio. Stesso discorso per tali problematiche, non si molla e noi abbiamo un ruolo di responsabilità ed importante per poter aiutare chi vive delle difficoltà, qualunque esse siano. Collaboro da un po’ di anni con centri anti-violenza, ultimamente con l’associazione ‘Fermi con le mani’ sita a Bari, ma anche con un gruppo di ragazzi con disabilità, con la Sideris, con i ragazzi del centro SIM insieme al dott. Valente ed anche con altre associazioni abbiamo stretto collaborazioni nel corso degli anni. In questo periodo stiamo effettuando presso Santa Caterina dei camp con i bambini delle famiglie più abbienti ed in difficoltà, ringrazio pertanto il Consigliere di Municipio, Leonetti e tutti coloro che ci hanno dato questa possibilità di poter stare con questi fantastici bimbi”.

Progetti ed aspettative future.

“Mi piace definirmi un fiume in piena e sognatore. Spero innanzitutto di portare avanti la mia disciplina, questa passione trasmessa da mio padre. Io faccio tutto per passione, metto i valori umani al primo posto e mi dispiace dirlo però dopo tanti anni ci troviamo in una situazione molto complessa che supereremo come sempre, uniti, in quanto non abbiamo più una nostra struttura che ci possa ospitare, ed essendo un punto di riferimento per molti ragazzi, piccoli e grandi, è un grosso dispiacere. Concludo rifacendomi al maestro e professore Kano Jingoro, nonché inventore di tale disciplina, nel 1882, egli cercò di codificare un’arte che non fosse solo una disciplina marziale, ma in primis un’educazione del Corpo e dello Spirito, seguendo due principi fondamentali ‘Crescere insieme agli altri’ (Ji Ta Kyo Ey, ndr) ed ‘il miglior uso dell’energia’ (Seryooku Zen Yo, ndr). Quest’arte venne chiamata ‘JUDO’ come detto in precedenza, via della cedevolezza’, perché insegna che il modo per contrastare la forza, è quello di cedere per utilizzarla a proprio vantaggio. Vi aspetto!”.

Marco Iusco

 

 

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