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Dipendenti comunali ‘in tour’: sempre e solo ‘verità e giustizia’ sulla Cassa

Non demordono i dipendenti del Comune di Bari che chiedono ‘giustizia e verità’ sulla passata gestione della cassa Prestanza e che anche ieri hanno manifestato con un presidio a piazza Massari, di fronte al portone del tribunale amministrativo dov’era in corso un’udienza di discussione a seguito di uno dei tanti ricorsi presentato dagli stessi dipendenti comunali (difesi dinanzi al Tar/Puglia dall’avv. Sgobba) per richiedere, in quest’ultimo caso, l’accertamento della natura giuridica della cassa. Richiesta inoltrata ai giudici amministrativi sulla scorta del vero statuto composto da trenta articoli e non ventiquattro, come in quel documento fatto girare negli anni scorsi, in maniera errata. Un altro punto, quello della natura giuridica della cassa sovvenzioni e prestiti dei dipendenti del comune di Bari, su cui bisognerà finalmente mettere un punto fermo e stabilire la verità giudiziaria, tenuto conto che il presidente della cassa Prestanza, per statuto, è sempre stato il sindaco del comune di Bari (con poteri di firma gestionale) o suo delegato. Ma ciò non è bastato, almeno finora, per stabilire l’entità pubblicistica dell’organismo che ha gestito i cespiti dei dipendenti iscritti in servizio o in pensione. E che adesso, in seguito alle procedure concorsuali in corso dinanzi al Tribunale Civile, rischiano di perdere gran parte di quanto hanno versato a beneficio di quell’organismo che, per più di mezzo secolo, ha funzionato alla stregua di un istituto di credito. Dipendenti arrabbiatissimi che da questo mese hanno deciso di manifestare quotidianamente attraverso presidi autorizzati a turno dinanzi alla Procura della Repubblica, al Comune di Bari e alla Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti pugliese per sensibilizzare e chiedere ‘verità e giustizia’ -come detto- al fine di ottenere almeno la restituzione integrale dei loro risparmi, senza interessi. Ovvero, come sottolinea Lina De Virgilio, funzionaria del comune di Bari da sempre in prima fila per districare la matassa, per riavere almeno i soldi trattenuti in molti casi per oltre quarant’anni dal loro datore di lavoro. E dallo stesso comune riversati all’istituzione comunale/cassa prestanza, come facilmente rilevabile dalla lettura di quello statuto composto da trenta articoli, contrariamente a quello anonimo che, da sempre, è stato fatto girare in passato. E così anche ieri mattina i dipendenti che volontariamente hanno rinunciato a un giorno di riposo per srotolare striscioni – nel rispetto di tutte le norme anticovid – ci tenevano anche a far sapere che, di supporto al primo, è stato depositato pochi giorni fa un altro ricorso ai giudici amministrativi del Tar/Puglia. Sempre per chiarire i contorni dell’organismo gestito dall’ente civico, per cercare finalmente di capire com’è stato possibile creare un buco di quasi 18 milioni euro sugli stupendi di circa 1400 dipendenti comunali, iscritti alla cassa prestanza, senza che nessuno ne risponda. Parliamo d’uno strumento mutualistico-finanziario costituito nel lontano 1924 e rinnovato, senza soluzione di continuità, nel 1957 dal consiglio comunale, con deliberazione n 123/1957, esecutiva. Quei soldi, trattenuti per oltre quarant’anni dalla ripartizione personale e riversati sui conti correnti presso la tesoreria Bnl poi Unicredit, intestati alla cassa prestanza, erano i risparmi di oltre mille e quattrocento lavoratori pubblici comunali che, per statuto, potevano usufruirne solo al loro pensionamento. <<Erano somme importanti per quei lavoratori e per le loro famiglie, soldi già programmati per aiutare i figli, per farsi delle operazioni importanti (la sanità pubblica è deficitaria), per estinguere un mutuo residuo, eppure anche l’attuale sindaco che è anche presidente della cassa come i suoi predecessori (per statuto) non è riuscito ad evitarne il ‘default’>>, ricorda la De Virgilio. Da sottolineare che pure il Ministero delle Finanze nel 2010, dopo un’ispezione della Guardia di Finanza sollecitata anche dagli articoli a tamburo battente pubblicati su questo giornale, precisò che il comune gestisce e controlla l’organismo strumentale cassa prestanza e che allo stesso non va applicato il t.u.b. (testo unico bancario), ma la legge sul controllo equivalente. E infatti l’art. 30 dello statuto riporta l’applicazione del testo unico della legge comunale e provinciale e relativo regolamento. E allora, ci sarebbe da chiedersi, chi ha deciso, quando e con quale atto pubblico collegiale che la cassa prestanza del Comune di Bari è un’associazione? Un’altra di cento, mille e più domande senza risposta…

Francesco De Martino

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