Cronaca

Diritto all’oblio dei guarititi dal cancro, il prof. Schittulli membro del tavolo tecnico

Nominato di recente dal Ministro per la Salute Oronzo Schillaci

“Sono molto grato al Ministro Schillaci per questo prestigioso incarico, giusto un tavolo tecnico per dare attuazione alla legge 193 del 2023 sul diritto all’ oblio dei guarititi dal cancro”: lo dichiara in questa intervista al nostro giornale il noto e affermato oncologo barese professor Francesco Schittulli, nominato di recente dal Ministro per la Salute Oronzo Schillaci membro del tavolo tecnico che si occupa di dare esecuzione ai decreti attuativi della legge 193 del 2023.

Professor Schittulli, in che cosa consiste il suo ruolo?

“Intanto ringrazio il Ministro per la fiducia che ha riposto in me. Come noto, da qualche tempo, presso il Ministero della Salute è stato allestito un gruppo di lavoro per l’attuazione piena ed efficace della legge 193 del 2023 che all’art. 5 parla di oblio oncologico. Io figuro tra i componenti di questo gruppo di lavoro o meglio tavolo tecnico”.

Di che cosa si tratta?

“E’ una iniziativa, corretta, che vuole rendere efficace ed esecutiva la normativa statale sul diritto all’ oblio dei guariti dal cancro. Oggi in Italia contiamo 4000.000 soggetti del tutto guariti dal tumore, perchè, se preso in tempo e allo stadio iniziale con adeguata prevenzione, anche dal cancro è possibile venire fuori. Il problema grave è che tanti soggetti che sono guariti, restano marchiati senza possibilità di appello e scontano le conseguenze della loro malattia, come se fosse una colpa, nella società civile e nella vita di ogni giorno”.

Ci faccia un esempio…

“Se hai avuto un tumore, le banche difficilmente ti danno un mutuo, idem con le assicurazioni e nelle assunzioni sul lavoro. E allora è necessario dare attuazione ad una legge che parifichi i cittadini, che non discrimini chi è guarito pienamente dal cancro. Deve avere gli stessi diritti degli altri, non può essere penalizzato due volte. Statistiche alla mano, dal cancro è possibile guarire nel 65 per cento dei casi. Aggiungo e questo è un danno davvero serio che oggi in Italia abbiamo tante sanità diverse, in pratica nella sanità l’autonomia differenziata già esiste se ad esempio la sanità della Lombardia è diversa e migliore da quella della Calabria. Io penso che almeno in tema di salute e sanità, tutto dovrebbe essere centralizzato a livello governativo, per evitare discriminazioni e differenze intollerabili”.

Che fare per ridurre i rischi?

“Il cancro è una malattia che naturalmente non si può evitare. Tuttavia, il rimedio principale per ridurne l’ impatto e la pericolosità resta sempre la prevenzione. Meglio prevenire che curare. E allora per le donne da 40 anni in su è bene fare una volta all’anno il pap test, per l’uomo la visita dall’ urologo alla prostata arrivato ai cinquanta anni, come una visita al colon retto. Insomma, resto della idea che gli ospedali debbano essere ridotti all’ essenziale ed invece aumentare il numero degli ambulatori. E’ basilare investire in salute e prevenzione, tra l’altro tutto questo farebbe risparmiare la sanità pubblica. Se si diagnostica in tempo un tumore ci guadagna in aspettativa di vita il paziente, ma se ne giova anche la spesa sanitaria con riduzione di cure costose ed interventi chirurgici. Ogni giorno in Italia decedono per cancro 496 persone, questa la media, ma nessuno fa bollettini, come durante il Covid. Una soluzione sarebbe quella di riconvertire in ambulatori gli ospedali chiusi e quello faraonico in Fiera a Bari potrebbe essere adibito a poliambulatorio”.

Insomma, i malati di cancro guariti hanno diritto ad una vita normale…

“Certo, è questo lo scopo della legge e la funzione del tavolo tecnico voluto dal ministro per darle piena attuazione”.

Bruno Volpe


Pubblicato il 28 Febbraio 2024

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