Cronaca

Discarica Martucci: presto la parola ‘fine’ nel processo per disastro ambientale

Presunto disastro ambientale”. È questa l’accusa con la quale il pubblico ministero della Procura di Bari, Baldo Pisani, ha chiesto nove condanne e pene comprese fra i due anni e ventidue mesi di reclusione per altrettanti imputati coinvolti nel processo sulla discarica in contrada Martucci a Conversano. Sul banco degli imputati i titolari e dirigenti della società «Lombardi Ecologia» proprietaria della discarica, ma anche i componenti della commissione di collaudo regionale che avrebbero omesso i controlli e l’amministratore della società «Progetto gestione bacino Bari 5» che gestisce l’impianto. Si sono costituite parti civili il Ministero dell’Ambiente, la Regione Puglia, la Città Metropolitana di Bari, nove Comuni, Legambiente e WWF, che hanno chiesto la condanna degli imputati e risarcimenti milionari. Gli stessi imputati sono già a processo per i reati, a vario titolo contestati, di falso ideologico, omissione di atti di ufficio, truffa, frode in pubbliche forniture e gestione di rifiuti non autorizzata. Secondo gli investigatori la falda sarebbe stata inquinata e, di conseguenza, anche i terreni agricoli dell’area. La vasca che per anni ha raccolto i rifiuti, infatti, non sarebbe stata costruita secondo il progetto e le norme di legge: in particolare sarebbe stata usata una quantità inferiore di argilla e questo avrebbe provocato l’infiltrazione del percolato nel sottosuolo. Come si ricorderà, fu con la richiesta di costituzione delle parti civili, Ministero dell’Ambiente, Regione Puglia, Citta’ Metropolitana, ben otto Comuni del barese e un’associazione ambientalista, che cominciò il procedimento penale sul presunto disastro ambientale causato dalla discarica di Conversano (Bari), sotto sequestro oramai da oltre tre anni. I Comuni di Conversano e Mola di Bari sono gli unici che hanno gia’ quantificato la richiesta di risarcimento danni in 100 milioni di euro ciascuno. Hanno chiesto di costituirsi parte civile anche le amministrazioni di Polignano a Mare, Triggiano, Acquaviva delle Fonti, Adelfia, Valenzano e Bitonto. Rischiano il processo a vario titolo per falso ideologico, omissione di atti di ufficio, truffa, frode in pubbliche forniture, gestione di rifiuti non autorizzata e disastro ambientale gli imprenditori Rocco e Paolo Lombardi, titolari della societa’ Lombardi Ecologia Srl proprietaria della discarica di contrada Martucci; Carmine Carella, direttore dei lavori della discarica; Angelo Vito Antonio Procaccio, capo impianto; Giancarlo Florio, ingegnere responsabile del cantiere; Francesco Bitetto, Antonio De Risi e Romano Donno, componenti della commissione di collaudo regionale che avrebbero omesso i controlli; Antonio Albanese, amministratore della ‘Progetto gestione bacino Bari 5’ che gestisce l’impianto; Saverio Misceo, direttore tecnico del consorzio Gestioni ambientali ed Enrico Tato’, responsabile del cantiere per la ditta Lombardi Ecologia.  Stando alle indagini dei Carabinieri del Noe, coordinate dall’aggiunto Lino Giorgio Bruno e dal pm Baldo Pisani, la vasca che per anni ha raccolto i rifiuti (anche pericolosi e non autorizzati) non sarebbe stata costruita secondo il progetto e le norme di legge; in particolare sarebbe stata usata una quantita’ inferiore di argilla e questo avrebbe provocato l’infiltrazione del percolato nel sottosuolo. Cosi’ la falda sarebbe stata inquinata e, di conseguenza, anche i terreni agricoli dell’area. La Procura contesta quindi “omessi controlli”, la “falsificazione del collaudo” delle vasche della discarica, la “strutturale inidoneita’ geologica del sito”, “gravi violazioni nella realizzazione delle vasche”, il “tombamento e lo smaltimento di rifiuti non autorizzati anche pericolosi” e il “non corretto smaltimento del percolato anche mediante innaffiamento”. Falso ideologico, omissione di atti di ufficio, truffa, frode in pubbliche forniture, gestione di rifiuti non autorizzata fino al disastro ambientale, le ipotesi accusatorie formulate dai pubblici ministeri. Sempre secondo la impostazione accusatoria, nel corso dei lavori sarebbero stati usati materiali in quantità inferiore rispetto a quelli previsti nei capitolati di appalto, provocando, di fatto, l’infiltrazione del percolato nel sottosuolo. Anche per la vasca di raccolta dei rifiuti, come detto, non sarebbe stata costruita secondo il progetto e le norme di legge e per anni ha raccolto i rifiuti  pericolosi e non autorizzati. Si torna in aula all’inizio della prossima settimana per le ultime battute dei rappresentanti legali delle parti, poi la parola passerà al giudice dell’udienza preliminare Antonio Diella per scrivere la sentenza di primo grado.

 

Antonio De Luigi


Pubblicato il 16 Febbraio 2018

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