Cronaca

Disoccupati, con le mani in mano e giovani: li chiamano ‘Neet’…

In Puglia la politica li ignora, i sindacati aprono tavoli e convegni pieni di parole e belle intenzioni, sempre più inutili

Alcuni sindacati hanno pigiato sul bottone dell’allarme da tempo, sul tristissimo fenomeno dei giovani che non hanno e non cercano lavoro, tanto meno frequentano scuole o corsi di formazione. ‘Neet’ è l’acronimo di una fenomenologia che, più che partiti, gruppi e politici locali, interessa più i rappresentanti sindacali e parti sociali – come detto all’inizio – che chiedono di aprire tavoli aperti a enti e aziende private per aprire nuovi orizzonti e affrontare finalmente la questione. Naturalmente con obiettivi precisi, per non restare sempre sul vago o sulla superficie del problema. <<Bisogna decidere verso quale orizzonte tendere per muoversi insieme nel mondo del lavoro e della formazione, cercando di coinvolgere università, scuole e centri di formazione, ma anche distretti produttivi, delle piccole e medie imprese, recuperando un’idea di sviluppo che porti con sé il valore di sostenibilità ‘tout court’: economica, abitativa e sociale. Importanti per noi sono gli sportelli lavoro istituiti per offrire un ulteriore servizio d’orientamento per accompagnare giovani, donne, uomini nella compilazione dei loro ‘curricula’, provando a evitare di farli sentire abbandonati a sé stessi”, ha spiegato un annetto fa Antonio Castellucci, segretario Cisl/Puglia a margine della presentazione sullo studio sui ‘Neet’ dalle nostre parti. Ma poi, come accade fin troppo spesso, le buone intenzioni si perdono nella coltre del nulla. E così tutto s’infrange contro perversi meccanismi che scoraggiano soprattutto i più giovani e meno formati, senza mai riuscire a penetrare quel mercato del lavoro che rimane appannaggio dei più fortunati o più ammanigliati, come sa bene purtroppo chi deve fare i conti in Puglia con graduatorie bloccate (se sceglie di affrontare ancora la scalata dei concorsi pubblici e non è tra i vincitori) o l’impossibilità di corsi e ‘stage’ universitari iper-qualificati e costosissimi, se si sceglie d’entrare nelle più grandi e prestigiose aziende private. Poi, per chi deve proprio partire da zero, c’è l’oceano delle offerte di lavoro degradanti e sottocosto, con ristoranti, negozi, bar e pizzerie che offrono stipendi da fame per lavorare di notte e sottopagati. Questa in poche parole una realtà nuda e cruda che in Puglia – come quasi dappertutto – non è solo imputabile a situazioni contingenti di persone scoraggiate, svogliate o disorientate, ma da affrontare mettendo sotto attenzione anche il lavoro irregolare. Insomma, il fenomeno dei ‘Neet’ – …e non solo per i sindacati – dev’essere assalito col coltello tra i denti, rafforzando in maniera serrata formazione, orientamento scolastico e centri per l’impiego. E dando maggiore capacità di aprire prospettive diverse e più reali, per sensibilizzare e consentire ai giovani di entrare nei cicli produttivi. E allora, come agire?, quali le azioni da realizzare per arginare il fenomeno, facilitando i giovani nell’ingresso del lavoro ben retribuito, stabile e sicuro? In sintesi, dunque, servirebbero politiche effettivamente attive per spingere chi si trova in cerca di occupazione, non studia e non si forma e ancor di più chi non si impegna a cercare lavoro, a ritrovare il senso del lavoro. E magari il gusto del sentirsi utili attraverso il proprio impegno quotidiano, ma per poterlo fare c’è molto su cui impegnarsi, attuando autentiche politiche e di riferimento che generino fiducia in un mondo particolarmente precario. Ma anche queste sono belle intenzioni e ancor più belle parole che difficilmente affiorano sulla bocca di chi si propone in tv o sui manifesti per essere votato al Comune o alla Regione. Per poi chiedersi, con gran faccia di bronzo: “…ma perchè i giovani sono sempre così distanti dalla politica?”

Francesco De Martino


Pubblicato il 27 Gennaio 2024

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