Cultura e Spettacoli

Dondolano in tre. Dondolano?…

Sono bastati meno di trent’anni a ‘Tre sull’altalena’, il capolavoro di Luigi Lunari, per imporsi a livello mondiale come un classico del teatro contemporaneo. Ma è poi teatro ‘moderno’, questo…? Viene il sospetto che con opportuni accorgimento l’opera avrebbe potuto essere messa in scena anche ai tempi di Aristofane. Dopotutto, un tema come quello di tre persone diversissime che per effetto del caso o di un volere superiore si ritrovano in un non-luogo a interrogarsi se sono morte o meno, se il Creatore esiste e se hanno significato l’aldiquà e l’aldilà, è tema impermeabile al concetto del Tempo. Questa versatilità di ‘Tre sull’altalena’ ha finito col solleticare lo stesso autore. Nella recente revisione del testo operata da Lunari – là dove prima a rompersi il capo intorno a Dio e dintorni erano un commendatore, un militare, un professore e una donna delle pulizie – a rimbalzare contro lo stesso muro di gomma sono ora una scrittrice, un’industriale, una soldatessa e un inserviente. Se Lunari si aspettava così di trovare risposte a domande rimaste in sospeso nella versione originale sarà rimasto deluso. L’arrovellarsi al femminile intorno ai massimi sistemi si rivela altrettanto improduttivo di quello a sesso opposto. Al più, questo rovesciamento dei ruoli conferisce alla messinscena un colore più marcato, un po’ stridulo, anche stizzoso. Una gustosa scoperta per chi non conosceva questo Lunari. Molto buona l’accoglienza della platea del Nuovo Abeliano per questa produzione ‘Apulia, arte, turismo e cultura’ che reca la firma di Roberto Negri (rassegna Abeliano Actor). Nonostante l’atmosfera surreale che il non-luogo suggerirebbe, qui il movimento non si rarefa. Al contrario, Negri lo accende obbligando agli straordinari le brave Stefania Benincaso, Arianna Gaudio e Stefania Aluzzi (Nicola Ciccariello veste i panni dell’inafferrabile addetto alle pulizie). Si pendola fra poltrone e divano in un continuo, stremante seduti-in piedi. Si potesse, come nel calcio, calcolare il numero di metri che i protagonisti percorrono, ci sarebbe di che stupirsi. Dondolano in tre dall’inizio alla fine, eppure – dato il contesto – si ha l’inquietante sensazione che non si muovano affatto, che non dondolino… Una messinscena pimpante ma che non assilla e i cui spunti comici mitigano l’ansia sottile sprigionata dal tema, quest’ansia un po’ tossica che tracima sin tra le poltrone. Adeguate le scelte scenografiche (Giacomo Martelli) e musicali (Marcello Fiorini) ; lo foto di scena sono di Marcello Fiorini. – Prossimo appuntamento per la stagione di Teatri di Bari, venerdì 2 e sabato 3 marzo ancora al Nuovo Abeliano con ‘Masculu e fiammina’, di e con Saverio La Ruina con la collaborazione di Gianfranco De Franco, Cecilia Foti, Cristina Ipsaro, Riccardo De Leo, Dario De Luca e Mario Giordano ; produzione Scena Verticale ; rassegna  Abeliano to the Theatre.

Italo Interesse

 

 

 


Pubblicato il 28 Febbraio 2018

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