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Dopo il Tar anche il Consiglio di Stato “boccia” il reintegro cautelativo di Cassano all’Arpal

Dopo la pronuncia del Tar-Puglia dello scorso mese di dicembre, ora anche il Consiglio diStato ha bocciato il ricorso dell’ex dg Arpal -Puglia, Massimo Cassano, sulla decadenza dalla guida dell’importante Agenzia regione per le politiche attive del lavoro, a seguito della legge regionale approvata a maggioranza lo scorso novembre (18 favorevoli, 14 contrari e 13 astenuti) che ha riformato la governance dell’ente. I giudici romani di Palazzo Spada, oltre a respingere il ricorso in Appello dell’ex dg Cassano, lo hanno anche condannato ad un risarcimento parziale di duemila Euro di spese legali da rifondere ala Regione Puglia. A dare da subito la notizia con una nota sono stati i consiglieri regionali del partito di Carlo Calenda e Matteo Renzi, “Azione”, Fabiano Amati, Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, che si sono anche domandati: “Bene, ora si può procedere nel mettere ordine nell’Agenzia, dandogli una struttura di governo all’altezza e indagando accuratamente sulle numerose coincidenze tra assunzioni e appartenenze politiche?”. Interrogativo, questo, rivolto ironicamente e chiaramente a tutti gli altri colleghi del Consiglio regionale. E, forse, ancor più all’esecutivo regionale e, in particolare, al presidente Michele Emiliano. Infatti, i tre neo-esponenti di “Azione”, proseguendo, hanno commentato: “Ora speriamo che tutti i costituzionalisti della domenica, ossia i seguaci di questa disciplina per hobbysmo, s’acquietino”, per poi aggiungere: “Speriamo, inoltre, che anche il presidente Emiliano si dimetta, dopo queste parentesi giudiziarie, dalla postazione di opposizione al buon governo e scelga di entrare tra le fila della maggioranza composta dalle persone di buon senso”. Amati, Clemente e Mennea con la loro nota hanno anche ringraziato l’Avvocatura regionale “per la difesa accurata delle ragioni della Regione” sia nel giudizio dinanzi al Tar-Puglia che per quello al Consiglio di Stato. In fine, nella stessa nota hanno spiegato che i giudici del Consiglio di Stato hanno “motivato il rigetto dell’appello per la sussistenza di seri dubbi in ordine alla giurisdizione del giudice amministrativo nel caso di impugnativa di decadenza automatica dalla carica, implicante essenzialmente l’accertamento di un fatto estintivo dei diritti nascenti dal contratto”. Il Consiglio di Stato ha inoltre ritenuto, “con riguardo al lamentato pregiudizio grave ed irreparabile”, invocato dal ricorrente (ndr – il dg decaduto, Cassano), “che anche l’ipotetica proposizione dell’incidente di costituzionalità nella fase cautelare d’appello non consentirebbe all’appellante di conseguire il risultato sperato, in quanto al giudice amministrativo non è consentito disapplicare la norma di legge (regionale) nelle more del sindacato accentrato di costituzionalità”. In altri termini, la questione di un eventuale danno grave ed irreparabile non può essere presa in considerazione dal giudice amministrativo sebbene in presenza di un’ipotetica proposizione di incostituzionalità della legge. Proposizione che, invece, non è neppure avvenuta da parte del governo nazionale, non essendo avvenuta l’impugnativa della stessa, in via d’azione, dinanzi alla Corte costituzionale nei termini stabiliti. Quindi, all’ormai sicuro ex dg dell’Arpal Puglia, l’ex senatore forzista barese Cassano, non resta che sperare in un’eventuale risarcimento per lo scioglimento contrattuale anticipato (ndr – circa 20 mesi prima della scadenza) dall’importante e remunerativo incarico manageriale da dg di Arpal Puglia.

 

Giuseppe Palella

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