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Dopo l’ennesima sconfitta del centrodestra barese, i vertici nazionali dei partiti che fanno?

A chiedersi le ragioni di quest'altro insuccesso sono i militanti, ma non i responsabili locali che hanno organizzato liste e scelto le candidature

Dopo la quinta sconfitta consecutiva alle amministrative del capoluogo pugliese, il centrodestra barese prova ad interrogarsi sulle ragioni dei fallimenti elettorali di una coalizione, quella del centrodestra cittadino per l’appunto, che dopo vent’anni di continuata opposizione nella città che fu il “feudo” politico ed elettorale di Pinuccio Tatarella (ossia di uno dei leader storici, che insieme a Silvio Berlusconi, fu tra i protagonisti dell’approdo del centrodestra al governo del Paese, dopo la fine della così detta Prima Repubblica) non riesce più a riconquistare la guida del Comune di una realtà tanto importante, non solo amministrativamente ma soprattutto politicamente, qual è Bari, in cui – come si ricorderà – lo stesso Tatarella, a metà degli anni Novanta del secolo scorso, aveva gettato le basi per due vittorie consecutive del centrodestra anche alle comunali (nel 1995 e nel 1999), con il nuovo corso della elezione diretta dei Primi cittadini. Però, a tentare di capire i motivi per cui a Bari dal 2004 l’elettorato di centrodestra non risponde più come dovrebbe ad una coalizione che l’8 febbraio del 1999 perse prematuramente il suo storico ed autorevole leader, non sono stati stranamente gli esponenti di punta dell’attuale centrodestra pugliese e in particolare barese, bensì solo alcuni di coloro che nel panorama politico barese attuale possono essere considerati di seconda e terza fila rispetto ai vertici dei partiti dell’odierno centrodestra cittadino, se non altro per il fatto che non rivestono all’interno di detto schieramento pozioni di particolare rilievo, né come vertici locali di partito, né tanto meno come esponenti di livello governativo o parlamentare dell’attuale scenario politico. Insomma, i vertici pugliesi e baresi dei principali partiti del centrodestra ancora una volta, dopo vent’anni di sconfitte al livello locale nel capoluogo, si mostrano pressocché assenti da un dibattito che pur dovrebbe riguardarli da vicino, mentre a porsi il problema del “perché” il centrodestra del “dopo Pinuccio Tatarella” non riesce più a vincere a Bari alcuna competizione elettorale locale, nonostante alle politiche dal 1994 e fino alle ultime del 2022, (tranne la parentesi del 2018, quando dilagarono i pentastellati anche a livello nazionale) la coalizione di centrodestra sia sempre riuscita a primeggiare, compreso quando il centrosinistra è risultato vittorioso a livello politico nazionale. Difatti, mentre due dei candidati di “Fratelli d’Italia” non eletti alle recenti comunali baresi (Irma Melini e Tommy Attanasio) e molti attivisti e militanti di base del centrodestra barese si sono dati appuntamento martedì scorso in un noto albergo cittadino per discutere insieme all’omonimo nipote dello storico leader del centrodestra barese e nazionale, Giuseppe Tatarella, i vertici locali della coalizione (presidenti e segretari cittadini, provinciali e regionali, parlamentari ed esponenti del  governo Meloni) che hanno svolto ruoli fondamentali, sia nella scelta di Fabio Romito a candidato sindaco per tentare di strappare, dopo vent’anni, la guida di Palazzo di Città al centrosinistra, sia per la formazione delle liste a sostegno di Romito, fanno finta di nulla per l’ennesima sconfitta subita e tacciono. “Allora – si chiedono molti elettori baresi affezionati del centrodestra – di chi le colpe e le responsabilità di questa debacle?”. Un tempo, – come si ricorderà – dopo una sconfitta elettorale di tale portata, i vertici nazionali dei partiti intervenivano a tirare le conclusioni e correre subito ai ripari. Ora non è più così! Però, le responsabilità restano ed, a questo punto, anche a Roma i partiti dovrebbero farsene carico per il futuro del centrodestra barese.

 

Giuseppe Palella


Pubblicato il 11 Luglio 2024

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