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Dopo otto anni, reintrodotta la liquidazione per i consiglieri

D’ora in avanti i consiglieri regionali della Puglia torneranno a percepire la liquidazione di fine mandato non più a spese proprie, con gli accantonamenti su quanto percepito mensilmente, come accade con il Tfr (Trattamento di fine rapporto) di un qualsiasi lavoratore dipendente, ma a carico interamente della Regione e, quindi, di tutti i pugliesi. Ovvero, come accade ai parlamentari della Repubblica con l’indennità di “reinserimento” sociale che matura alla fine di ogni legislatura. Un ritorno al passato di una “guarentigia” che l’Assemblea regionale pugliese aveva soppresso nel 2013 nell’era Vendola, ma che ora invece è stata reintrodotta tal quale nell’era Emiliano e, per giunta, con valore retroattivo. Ossia come se non fosse mai stata abolita. Il ripristino della liquidazione è stato reintrodotto con voto unanime di tutti i consiglieri presenti alla seduta di martedì scorso e che hanno votato un apposito emendamento, senza discussione alcuna. Insomma, tutti d’accordo nell’introdurre la liquidazione di fine mandato totalmente a spese dei contribuenti, anziché come è avvenuto per cica otto anni, a spese proprie con gli accantonamenti effettuati con una quota di indennità mensile. Unica voce fuori del coro ancora una volta è quella dell’unico esponente pentastellato rimasto all’opposizione del governatorato di Michele Emiliano, ossia la consigliera Antonella Laricchia, che però non era presente in Aula. Infatti, l’unico rappresentante del M5S rimasto fuori dalla maggioranza larga di Emiliano realizzatasi in Puglia dopo le ultime regionali, con una nota, ha dichiarato: “Trovo scandaloso aver reintrodotto dopo 8 anni la liquidazione per i consiglieri regionali, per giunta con un emendamento presentato all’ultimo momento in aula”. “Ho appreso la notizia – ha spiegato inoltre Laricchia – dalla stampa, dal momento che ero assente nell’ultimo Consiglio regionale, a causa di malesseri dovuti alla gravidanza, per cui ho presentato certificato medico”. “Se fossi stata presente durante quella seduta – ha sottolineato la ex sfidante di Emiliano alla guida della Regione – avrei votato no e avrei denunciato quanto stava accadendo”. Poi, continuando, Laricchia ha ricordato: “Già nella scorsa legislatura avevano provato a reintrodurre il ‘Trattamento di fine mandato’, non riuscendoci”. Ma questa volta, invece, “nel silenzio generale – ha rilevato ancora Laricchia – la norma è passata”. Per poi chiarire che “non si tratta di una normale liquidazione, come stanno cercando di far passare, dal momento che i soldi saranno versati solo dalla Regione, mentre normalmente sono i lavoratori ad accantonare una quota mensile del loro stipendio per il Tfr”. Quindi, ha ribadito Laricchia, “uno scandalo”, che “specie in un momento di crisi economica come quella che stiamo vivendo, dovuta alla pandemia, in cui tanti cittadini hanno perso il lavoro e non riescono ad arrivare a fine mese”, è forse ancor più duro da digerire. Infatti, ha esclamato la consigliera di opposizione del M5S, “La politica invece di trovare i soldi per loro li ha trovati per sé stessa”, annunciando in fine che chiederà spiegazioni in Commissione Bilancio, “per capire quanto costa questo pessimo scherzo di ferragosto ai pugliesi e da dove verranno presi i soldi”. Ma vediamo in soldoni quanto, in virtù di tale reintroduzione, costerà in più all’anno ciascuno dei 50 consiglieri regionali pugliesi, oltre al Presidente della Giunta. A conti fatti, la Regione Puglia dovrà spendere poco più di settemila Euro l’anno per ognuno dei componenti del Consiglio, ossia più di 35mila Euro in un quinquennio. Oltre gli arretrati dal 2013 per gli aventi diritto, visto che la norma è stata assunta con valore retroattivo. Insomma, un “regalo” che i consiglieri regionali pugliesi si sono fatti evidentemente in vista delle imminenti ferie agostane, quando la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica è verosimilmente più distratta e disattenta del solito, a causa del forte caldo e delle vacanze in corso. E, quindi, la notizia fa sicuramente meno clamore. Ma, oltre al caldo e le vacanze, a tentare verosimilmente di attenuare ulteriormente gli effetti mediatici della reintrodotta liquidazione di fine mandato ai consiglieri regionali ci ha pensato anche la Giunta regionale che, nella sua prima seduto dopo il consiglio di martedì scorso, ha deciso di rendere obbligatoria la pubblicazione on-line dei dati reddituali e patrimoniali di tutti i dirigenti regionali apicali della Regione Puglia. Infatti, d’ora innanzi, con detta decisione di Giunta in particolare saranno obbligati a rendere noto il proprio reddito e patrimonio il segretario generale della Giunta regionale, il segretario generale della Presidenza, il Capo di gabinetto del presidente, vice Capo di gabinetto del presidente, segretario generale del Consiglio regionale, il coordinatore dell’Avvocatura regionale, i direttori di Dipartimento o di strutture a valenza dipartimentale. Un obbligo che sicuramente potrà far dire a qualcuno che la Regione Puglia d’ora in poi è ancora più trasparente anche per il trattamento di fine mandato dei consiglieri c’è stato un ritorno al passato. Ma – come è noto – quando si tratta dei “compensi” dei politici i distinguo non esistono più per nessuna forza politica presente nelle istituzioni. Salvo qualche eccezione a livello personale che – come la storia insegna – riguarda stranamente, però, sempre i rappresentati assenti.

 

Giuseppe Palella

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