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Dopo un anno cambia l’assetto del Consiglio regionale

In Puglia, a un anno dalle elezioni di rinnovo del Consiglio regionale, il Tar (Tribunale regionale amministrativo) ha confermato, dopo una prima sentenza e un ricorso al Consiglio di Stato, la riduzione del premio di maggioranza attribuito dalla Commissione elettorale istituita presso la Corte d’Appello di Bari alla coalizione di centrosinistra che nelle elezioni ha sostenuto il riconfermato presidente Michele Emiliano, facendo così passare da 29 a 27 i seggi attribuiti alla maggioranza di centrosinistra. Nell’accogliere i ricorsi presentati da due candidati del centrodestra non eletti, i giudici del Tar Puglia hanno stabilito che i consiglieri Mario Pendinelli (Popolari con Emiliano) e Peppino Longo (Con), proclamati eletti dalla Corte d’Appello di Bari a novembre dello scorso anno, secondo un’erronea applicazione della legge elettorale pugliese, dovranno lasciare il proprio posto in Consiglio regionale rispettivamente ad Antonio Paolo Scalera  della civica di centrodestra “La Puglia Domani” ed Vito De Palma di Forza Italia. Tale verdetto potrebbe essere comunque impugnato dinanzi al Consiglio di Stato, poiché trattasi di giudizio di primo grado e, quindi, salvo appello. Nel dispositivo appena depositato della citata sentenza e le cui motivazioni dovranno essere rese noto nei prossimi giorni, nulla si dice invece sull’altra questione posta all’attenzione dei giudici baresi di piazza Massari con gli stessi ricorsi, circa  la diversa distribuzione dei seggi tra le liste e le circoscrizioni e che avrebbe fatto perdere alla lista dei “Popolari con Emiliano” un ulteriore seggio assegnato alla provincia Bat, ossia quello attribuito a Francesco La Notte, a favore del Partito democratico, che avrebbe portato tra i consiglieri del partito pugliese di Enrico Letta il primo dei non eletti del Pd della circoscrizione di Brindisi, Carmelo Grassi già presidente del “Teatro pubblico pugliese”. Quindi, l’intervenuta correzione del premio di maggioranza da parte dei giudici amministrativi di primo grado determina sostanzialmente il taglio di due seggi alla coalizione di centrosinistra in Consiglio regionale in attesa del provvedimento finale i giudici hanno confermato il taglio di due seggi, facendola passare da 29 al 27, mentre le minoranze di centrodestra guadagnano due scranni che, in teoria, avrebbero fatto salire da 21 a 23 il numero complessivo del fronte di minoranza, se a gennaio scorso quattro (Rosa Barone, Cristian Casili, Grazia Di Bari e Marco Galante) dei cinque consiglieri eletti in quota opposizioni nelle fila del M5S non fossero passati in maggioranza in Consiglio regionale, lasciando sul fronte delle opposizioni soltanto la candidata pentastellata Antonella Laricchia. La riduzione del premio di maggioranza al centrosinistra regionale sarebbe l’effetto dell’esclusione dal calcolo dei voti, per la determinazione dei seggi di maggioranza, delle liste del centrosinistra (ben 10 su 14) che non hanno superato la soglia di sbarramento del 4%, prevista dalla legge elettorale pugliese.  E’ restata appesa, invece, la posizione di del  primo dei non eletti della lista del Pd della circoscrizione elettorale di Brindisi, Grassi per l’appunto, che sarebbe dovuto subentrare al consigliere La Notte dei “Popolari per Emiliano”, eletto nella Bat. Intatti, su quest’ultima questione è intervenuto il Presidente del Collegio giudicante che ha eccepito la mancata presentazione di un apposito ricorso elettorale da parte di Grassi. E quindi, in pratica, non ci sarebbe stata la manifestazione d’interesse ad entrare in Consiglio regionale da parte dell’interessato ad eccepire l’illegittimità di La Notte. Fatto, questo, che potrebbe aver indotto i giudici amministrativi ad escludere Grassi nel reo noto dispositivo, lasciando al suo posto il consigliere Lanotte. Una sorpresa clamorosa che, se confermata, potrebbe far saltare i ventilati piani del governatore Emiliano che, secondo alcune indiscrezioni, era già in procinto di nominare l’ex presidente del Teatro pubblico pugliese alla guida dell’Assessorato alla Cultura e Turismo, lasciato libero la scorsa settimana da Massimo Bray.

 

Giuseppe Palella

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