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Dovevano dimettersi prima, l’incandidabilità riguarda anche Decaro?

Dopo il paventato e clamoroso "caso" del neo sindaco di Bari, Leccese, potrebbe esserci un "vizio" anche per il Primo cittadino uscente per l’elezione al Parlamento europeo

E’ di ieri la notizia, per altro resa nota solo da questa testata giornalistica, che a Bari la recente elezione a sindaco di Vito Leccese potrebbe essere a rischio decadenza, se qualcuno degli avversari politici legittimati a presentare ricorso (i candidati a sindaco sconfitti od anche i semplici candidati al consiglio comunale) o qualsiasi cittadino elettore del Comune di Bari deciderà di impugnare la proclamazione del neo eletto Primo cittadino nei primi 30 giorni dalla data della sua elezione ufficiale a sindaco di Bari. Infatti, secondo quanto sostengono alcuni esperti in materia elettorale, vi sarebbe il fondato sospetto della ineleggibilità di Leccese nella tornata elettorale appena conclusa poiché lo stesso, essendo Capo di Gabinetto del sindaco uscente, Antonio Decaro, avrebbe dovuto dimettersi dall’incarico contestualmente all’accettazione della candidatura. Fatto, questo, che – sempre secondo le stesse fonti informative – non sarebbe avvenuto, né finora ci risultano smentite ufficiali da parte dell’interessato circa il sospetto accennato. Difatti, sostengono gli esperti richiamando il Testo unico sugli enti locali, all’articolo 60 del Tuel vengono elencate i soggetti “ineleggibili” che devono dimettersi all’atto di accettazione della candidatura, qualora decidono di presentarsi candidati per organi elettivi dello stesso ente in cui ricoprono uno dei ruoli elencati nello stesso articolo del D.Lvo. 267 del 2000. Infatti, hanno rilevato gli stessi esperti, al comma 1 – punto 5 – di detto articolo vengono espressamente richiamate le seguenti figure: “I titolari di organi individuali ed i componenti di organi collegiali che esercitano poteri di controllo istituzionale sull’amministrazione del comune o della provincia nonché i dipendenti che dirigono o coordinano i rispettivi uffici”. E tra questi è da comprendere anche il Capo dell’Ufficio di Gabinetto del sindaco, che – hanno sottolineato ancora gli esperti – in base all’articolo 6 del Regolamento comunale “ha poteri di coordinamento e controllo su tutti gli Uffici e Ripartizioni comunali”. Quindi, l’ipotesi di ineleggibilità di Leccese (e forse anche di Fabio Romito in quanto consigliere regionale, ma per una diversa legge!) non è affatto peregrina ed infondata. “Anzi – ha esclamato chi di leggi elettorali se ne intende – la problematica in questione sarebbe suffragata, per analogia, anche dalla giurisprudenza della suprema Corte di Cassazione, che con una sentenza del 5 dicembre 2023, la n. 3436, avrebbe sancito l’ineleggibilità a consigliere regionale di un Direttore generale che non si era dimesso dall’incarico contestualmente all’accettazione della candidatura”. Quindi, a maggior ragione il Capo di Gabinetto, che è notoriamente figura con maggiori funzioni e poteri, sarebbe ineleggibile in caso di mancate dimissioni dall’incarico all’atto della sua candidatura. Ma, un caso di ineleggibilità altrettanto clamoroso – sempre secondo gli esperti del Diritto – è verosimilmente quello della ineleggibilità al Parlamento europeo del sindaco uscente di Bari, Antonio Decaro, che sarebbe stato incandidabile per l’Assemblea di Bruxelles, perché non sarebbe dimesso dall’incarico almeno sei mesi prima della scadenza naturale di detta Assemblea parlamentare. Infatti, i casi di ineleggibilità a detto Organo assembleare – sempre a detta degli esperti – sono contemplati dalla Legge n.18 del 1979 che attiene proprio alla elezione del Parlamento europeo e nella quale vengono espressamente richiamati i casi di ineleggibilità prevista dalla legge n. 361 del 1957. E tra i casi in incandidabilità richiamati in detta legge c’è quello dei sindaci di Comuni superiori a 20mila abitanti che per essere candidati devono dimettersi almeno sei mesi prima dal ruolo elettivo ricoperto. Ma c’è di più! Infatti, “il Legislatore, per evitare abusi o furbate, – hanno esclamato gli esperti – nello stesso testo normativo ha previsto che, in caso di violazione della predetta norma, la decadenza dal ruolo di sindaco è contestuale all’accettazione di candidatura!”. In altri termini, il “mister preferenze” Decaro, per candidarsi al Parlamento europeo in maniera legittima, non solo non si sarebbe dimesso da Primo cittadino nei termini previsti, ma avrebbe addirittura continuato a ricoprire l’incarico di sindaco in maniera abusiva durante il periodo elettorale. Quindi, se accanto alla paventata incandidabilità di Leccese ci fosse realmente anche una presunta irregolare candidatura al Parlamento europeo del sindaco barese Decaro, allora le carte bollate da compilare e portare al vaglio dei giudici ordinari, competenti in materia di vizi nelle elezioni, sarebbero non poche, se un qualsiasi cittadino elettore, effettivamente voglioso del rispetto delle regole democratiche e del principio di legalità, decidesse di attivarsi giudizialmente nei termini previsti per contestarne l’elezione. D’altronde le norme sulla “ineleggibilità” altro non sono – come è noto – che un istituto non soltanto a tutela della “par condicio” dei candidati, ma soprattutto dell’interesse collettivo a conseguire le condizioni di una effettiva democrazia, che – come è noto – si concretizza a partire dall’effettiva applicazione e rispetto delle regole elettorali. Altro che….parlare di “democrazia e rispetto della legalità” dai palchi elettorali! Se0 poi, nei fatti concreti, fossero state violare le regole più elementari di detti principi. Ma questo, però, è un altro discorso, perché anche in democrazia per fare “Giustizia” è sempre necessario che “qualcuno” si attivi.

Giuseppe Palella


Pubblicato il 28 Giugno 2024

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