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Dragaggio del porto di Torre a Mare, lavori fermi da quasi un anno

 

La marineria aspetta, ormai da tempo immemore, il dragaggio del porto di Torre a Mare. E così, mentre in città sui giornali locali si parla di cantieri aperti e progetti miliardari per il porto turistico sul lungomare del capoluogo, è sempre più in agonia il porticciolo di Torre a Mare. E nessuno, naturalmente, parla più da tempo delle operazioni di dragaggio e di manutenzione per ridare impulso alle attività marittime nell’ex frazione barese, nonostante un appalto con relativo contratto sottoscritto con una cooperativa capitolina in Comune a Bari, oramai un anno fa. Eppure dal lontanissimo 1957, anno in cui terminò la costruzione del porto che dalle parti di Torre a Mare non si vede alcun intervento di manutenzione: assurdo, ma è così, anche se oggi più che mai sono ben visibili gli effetti del tempo e soprattutto l’opera demolitrice del mare. Prove evidenti del degrado, ad esempio, sono i blocchi di pietra che rivestono il muro di protezione che separa il porticciolo dal mare aperto, oramai pericolanti; le barriera frangiflutto diventate inconsistenti. Tra l’altro il braccio del porto dove non attraccano le imbarcazioni ha praticamente perso la viabilità pedonale ha causa dello spostamento del muro di protezione formato da blocchi di cemento. A rischio di incolumità sono innanzitutto i pescatori e gli operatori marittimi del posto, tanto che in alcuni punti del porto gli stessi pescatori – per necessità – hanno dovuto innalzare barriere di sacchi di sabbia per difendersi dal mare e dai detriti. Tuttavia per il piano di dragaggio del porto di Torre a Mare la Regione Puglia ha attribuito una mezza dozzina di anni fa un finanziamento di 1.695.049,46 Euro, affidando gestione ed esecuzione dell’appalto al Comune ma ora, di fatto, i lavori non sono mai terminati. orali versino in condizioni di totale abbandono. Il guaio è che intanto si fa sempre più pressante il fenomeno dell’erosione delle coste da tempo presente sul territorio di Torre a Mare e san Giorgio, come annotavano un paio di consiglieri comunali di opposizione qualche tempo fa, lasciando –come detto all’inizio – in sospeso un appalto per il dragaggio del porticciolo di Torre a Mare. Che ad oggi, dopo un oceano di parole, ha prodotto la sola copertura della sabbia ammassata e destinata chissà dove. Italo Carelli, delegato locale del Movimento 5 Stelle non usa troppi giri di parole e va dritto al cuore della questione porto di Torre a Mare: <>. Insomma, sono trascorsi quasi dodici mesi dall’apertura delle buste e sottoscrizione dei relativi contratti di appalto, ma del pontone/draga nessuna traccia, così come della vasca di scarico del materiale dragato e delle relative analisi previste dal capitolato. Carelli giura che non starà a guardare e che interrogherà il Sindaco sull’impianto di trattamento, che dovrebbe separare e lavare la frazione ghiaiosa, ovvero dove esso sia ubicato o se mai ve ne sarà uno, anche per avere notizie circa i preventivati ripascimenti previsti. In effetti, spiegavano nel dettaglio amministratori e tecnici del Comune di Bari un anno fa, capitolati e bandi prevedevano un elenco infinito di interventi, a partire dalla bonifica preliminare alle operazioni di dragaggio mediante l’asportazione dei corpi presenti, l’attività di dragaggio attraverso la completa rimozione dei sedimenti marini presenti lungo le banchine del molo di sottoflutto e delle aree pedonali/pavimentate (per lo specchio d’acqua portuale sarà effettuato il dragaggio dei sedimenti fino al raggiungimento delle quote di pescaggio), fino alla caratterizzazione dei sedimenti da dragare sui quali dovrebbero essere stati effettuati analisi e test, con lo stoccaggio dei sedimenti dragati e perfino l’attività di monitoraggio e controllo delle operazioni per la verifica degli effetti sull’ambiente circostante e sulle varie componenti ambientali e gestione complessiva dei sedimenti bonificati. Per adesso la ditta romana che s’è aggiudicata l’appalto non intende fornire spiegazioni sull’esecuzione dell’opera nemmeno a questo giornale.

 

Francesco De Martino


Pubblicato il 12 Giugno 2015

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