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E’ Cavone il neo presidente dell’aula “Dalfino”

eEletto alla prima votazione il successore di Pasquale Di Rella, dimessosi a dicembre scorso, per la guida dei lavori nell’aula “Dalfino” di Palazzo di Città. Il nome scelto dalla maggioranza di centrosinistra per la presidenza del Consiglio comunale è Michelangelo Cavone del Pd che, alle elezioni del 2014, era risultato quarto, con 1496 voti di preferenza, nella graduatoria degli eletti al Comune nella lista del partito di Matteo Renzi, dopo Marco Lacarra, Pasquale Di Rella e Pietro Petruzzelli. Il neo presidente ha ottenuto 24 voti di preferenza (il minimo sufficiente a raggiungere la maggioranza qualificata dei 2/3) a fronte dei 26 componenti (sindaco incluso) che formano la maggioranza di centrosinistra al Comune di Bari, mentre 2 voti di preferenza sono stati espressi a favore di Francesca Contursi, anch’ella del Pd e per la quale ha votato il presidente dimessosi, Di Rella. L’opposizione non ha partecipato al voto in maniera compatta, accusando il centrosinistra di non avere condiviso la scelta del nome individuato dalla maggioranza per la successione a Di Rella, che – come è noto – è dimesso in polemica con la sua stessa maggioranza ed, in particolare, con il suo stesso partito, il Pd per l’appunto, da cui è uscito una settimana prima delle sue dimissioni, per aderire al gruppo Misto. Il nome di Cavone era stato tra i primi a circolare subito dopo le dimissioni (questa volta “irrevocabili”) del presidente Di Rella, sia perché in qualche occasione, in assenza del presidente effettivo e del vice, aveva già avuto modo di guidare i lavori dell’aula in qualità di esponente con la ‘cifra individuale’ (voti di lista + voti di preferenza) più alta tra gli eletti del partito di maggioranza relativa (quindi, come rappresentante indicato dallo Statuto a dirigere i lavori in assenza delle figure istituzionali preposte), sia perché, secondo il criterio di scelta adottato precedentemente per Di Rella (ossia l’appartenenza al gruppo consiliare più numeroso e le preferenze conseguite) risultava praticamente favorito. Benché nella rosa dei nomi che sarebbero potuti succede a Di Rella ci fossero sia quello di Anita Maurodinoia (risultata nel 2014 con oltre 3000 preferenze la più votata in assoluto tra i consiglieri) che il capogruppo del Pd a Palazzo di Città, Marco Bronzini, docente universitario e consigliere più esperto, essendo al suo secondo mandato. Però, il nome di Cavone, che non ha ottenuto il gradimento non solo delle forze di opposizione ma anche di qualche frangia della maggioranza, alla fine è risultato quello scelto per il posto lasciato libero da Di Rella. Infatti, alcuni tra gli addetti ai lavori hanno già espresso dubbi sulla effettiva esperienza a svolgere il ruolo di presidente “super partes” non solo perché considerato troppo vicino al sindaco Decaro, ma anche perché troppo fazioso all’interno della stessa squadra di maggioranza. Da non dimenticare che, tra i motivi addotti da Di Rella delle sue dimissioni da presidente vi è anche il fatto che “le minornanze erano imbavagliate” dal modo di agire in consiglio sia dell’amministrazione Decaro che della maggioranza che lo sostiene, oltre che dei tanti recidivi strafalcioni riscontrati negli atti che giungevano alla presidenza per il passaggio in aula. Per cui, ora, si tratta di capire effettivamente se Cavone sia stato scelto da coloro che lo ha votato solo per ragioni di partigianeria politica od anche perché ritenuto capace di poter realmente svolgere meglio di altri suoi colleghi quel ruolo, per il quale serve non solo imparzialità, ma sicuramente anche tanta esperienza e competenza amministrativa. Diversamente, nella scelta del suo nome potrebbero essere intervenuti altri fattori e valutazioni all’interno della stessa maggioranza che lo ha espresso. Infatti, non è improbabile che sulla scelta del nome del neo presidente del consiglio comunale abbiano influito una serie di valutazioni e convergenze che celino disegni ben precisi dei raggruppamenti politici che sostengono il sindaco Decaro nell’aula “Dalfino”. Infatti, secondo alcune indiscrezioni, la stessa maggioranza che ha poi eletto Cavone fino a qualche ora prima del voto era spaccata, tanto che qualcuno dice che l’eletto abbia alla fine stretto patti segreti con alcuni compagni di squadra, per essere votato. Altri, invece, sostengono che a mettere d’accordo la maggioranza sul nome di Cavone e, quindi, ha trovare poi i numeri sufficienti alla sua elezione sia stato proprio il sindaco Decaro, sia per avere un suo “fedelissimo” alla guida dell’aula “Dalfino”, sia per poter liberare la delega che Cavone attualmente ricopre all’interno della Città metropolitana barese, ovvero quella alla viabilità e alle infrastrutture, che Cavone infatti ha già dichiarato, appena dopo l’elezione a presidente, di voler rimettere nelle mani del sindaco metropolitano Decaro. In altri termini, secondo qualche indiscrezione, Cavone potrebbe essere stato eletto presidente per essere rimosso da quell’incarico di consigliere delegato della Città metropolitana. Come dire “promoveatur ut amoveatur”. Se così fosse realmente, allora qualcosa di più sulle effettive ragioni della scelta anche da parte del sindaco la si potrà capire quando sarà indicato da Decaro il successore di Cavone a quella delega della Città metropolitana. “In qualita’ di presidente del Consiglio comunale – ha detto Cavone subito dopo l’elezione – garantirò e tutelerò i diritti e le prerogative di tutti i componenti il Consiglio, garantirò l’esercizio effettivo delle nostre funzioni nel rispetto delle leggi, dello statuto e dei regolamenti”, perché “nessuno dovrà sentirsi

escluso dalla possibilità di espletare al meglio il proprio mandato, attraverso il potere di indirizzo e di controllo che ci e’ affidato”. “Faremo tesoro del lavoro fin qui svolto e cercheremo – ha aggiunto inoltre il neo presidente del consiglio comunale barese – di correggere gli errori e di eliminare le criticità, come quelle segnalate dal mio predecessore, invitando la Giunta a far sì che questa aula più che occuparsi del passato, in particolare dei debiti contratti al di fuori delle previsioni di bilancio, possa discutere del futuro della nostra città”. Sarà d’ora in poi realmente così per l’Assemblea comunale di Bari? Vedremo. Per ora, di certo c’è solo che appena un giorno prima della seduta di consiglio comunale che lo ha eletto presidente dell’aula lo stesso Cavone, in un’intervista al Tg 3 della Puglia, aveva dichiarato che per il successore del presidente Di Rella la maggioranza e più in particolare il Pd stavano pensando “ad una figura di alto profilo” professionale ed istituzionale”. Ma lui – si chiedono forse adesso in molti che lo conoscono bene – stava per caso pensando a se stesso?

Giuseppe Palella

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