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“E’ grave che si possa morire di questo. La sanità pugliese non ne viene fuori bene”

“Nel 2050 la prima causa di decessi sarà nosocomiale, bisogna muoversi”: lo dice in questa intervista al Quotidiano il noto virologo ed infettivologo prof. Giulio Tarro, tra i primi in Italia ad aver curato la legionella, commentando i risvolti dell’inchiesta barese sul Policlinico.

Prof Tarro, è grave la legionella?

“E’ una malattia batterica, non virale, che prende il nome dai legionari di Filadelfia, adesso curabile con facilità. Allora la causa presunta era negli impianti aeraulici. Oggi fortunatamente si combatte e si cura, ma bisogna essere prudenti, da non sottovalutare”.

Questo batterio dove è presente?

“Si annida nell’acqua stagnante, generalmente, in quella esausta e nel cosiddetto microfilm delle tubature. Ecco perchè occorre sanificare con efficacia ed urgenza, evitando cose approssimative, serbatoi, condotte aerauliche ed idrauliche, impianti di aria condizionata, docce, serbatoi, reti idriche, e via discorrendo”.

Quale la terapia?

“Io sono stato tra i primi a curarla in Italia, e la terapia è l’antibiotico, essendo batterica, l’ eritromicina quello preferibile”.

Dopo il fermo Covid è bene che si sanifichino le condotte dei locali fermi?

“Mi pare un atto non solo di buon senso, ma da fare con urgenza, renderlo obbligatorio,  perchè in tempi nei quali tutto è assimilato al Covid mi domando che cosa succederà con una febbre da legionella, anche se i sintomi sono diversi”.

A Bari è scoppiato lo scandalo Policlinico proprio per la legionella…

“Non entro nell’inchiesta che non conosco, certo è grave che si possa morire di questo e la sanità della Puglia non ne viene fuori bene. Ma una cosa simile se mal non ricordo, era accaduta a Brescia, però poi non se parlò più, sepolta dal Covid a dimostrazione che in Italia ormai si vive solo di Covid. Morire di legionella in un ospedale è assurdo, entrare vivi ed uscire morti. Ma il problema delle morti nosocomiali è reale, se non ci diamo una mossa, nel 2050 saranno la prima causa di decessi”.

Covid e vaccini…

“Come detto varie volte, va potenziata prima di tutto la diagnostica, assieme alla terapia e alla medicina territoriale. In quanto ai vaccini, ben vengano se sono sperimentati e sicuri. Ma se non abbiamo certezze come adesso, occorre valutare meglio, ha ragione il professor Crisanti e aggiungo che uno studio americano del Pentagono afferma che il 36 per cento di chi si è vaccinato contro l’influenza ha preso il Covid e che Bergamo, la città più martoriata dal Covid, è quella in cui ci si è vaccinati di più contro l’influenza. Piuttosto, per tornare al Covid e alla diagnostica, ne avremmo sapute di più se si fossero fatte maggiori autopsie senza ingiustificate e frettolose cremazioni e gli stessi numeri delle morti da Covid a livello nazionale sono molto incerti “.

Mascherine?

“Lo dico sino allo sfinimento. Sono utili solo in assembramento e al chiuso, all’ aperto e senza folla non hanno senso, al pari della corsa al tampone che non è sempre attendibile. Attenzione che qui ci ammaliamo di testa e poi di economia, siamo alla psicosi”.

Bruno Volpe

 

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