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“E’ il mio ‘Primo Tempo’ del mio essere Ultras”

Non un libro sugli Ultras, non un trattato di sociologia, non un romanzo fantasy o social, ma una serie di racconti di vicende realmente accadute e vissute in prima persona. Episodi dei primi anni degli Ultras (gruppo fondato da Florio nel 1976), dal 1981 al 1994, dalle contestazioni casalinghe di Bari-Samb e Bari-Monza, gli scontri con gli acerrimi rivali dei tarantini, contro i catanesi, genoani, leccesi ed altri ancora. I racconti delle trasferte dalla prima a Rimini all’ultima raccontata in quel di Acireale, nel mezzo tante altre Cremona, e quelle più “calde” che vale l’impresa di raccontarle. Molte sono condite da foto di biglietti, ritagli di giornali che riportano realmente quanto scritto, foto e liste dei viaggi scritte dal sottoscritto, a completare un manoscritto che ha dormito per anni nel cassetto. Il primo tempo del mio essere ultras, l’ha definito Alberto per tutti il Parigino. Ieri, dopo che la prima uscita è andata già sold out, ha presentato da Pane e Pomodoro Beach, con il giornalista barese Responsabile de Il Giorno, Giulio Mola e noto opinionista in tv lombarde dove oramai risiede da anni, la seconda ristampa. A fine presentazione con tanti presenti a chiedere autografi e selfie, con un pezzo di storia vivente del tifo barese, abbiamo chiesto qualche domanda sul suo libro.

“Sotto la curva, dove corrono le maglie”, Alberto il tuo attaccamento alla squadra è soprattutto quanto riporta il titolo, sotto la curva & la maglia, i giocatori, allenatori, presidenti passano?

“Gli Ultras nascono per attaccamento alla maglia. Io sono entrato nel gruppo Ultras giovanissimo nel 1980, e ad oggi continuo a seguire la squadra in casa e trasferte. Sin dai primi anni ho avuto il compito di organizzare le trasferte e per più di venti anni sono stati in balconata con il megafono tra le mani. Penso di aver fatto oltre cinquecento trasferte, pur avendo trascorsi lunghi anni lontano degli stadi causa diffide, una terminata quest’anno. Anche dopo lo scioglimento del 2012 ho continuato a prodigarmi per il bene della curva e di chi prosegue quanto abbiamo iniziato un po’ di anni fa”.

Tanti gli episodi che ancora prima della lettura, meriterebbero di essere sentiti o “spoilerati”, nella stagione 82/83 dove il Bari cambiò due tecnici, da Catuzzi a Radice e terminò ultimo in “B”, c’è di mezzo un racconto dove oltre alla beffa di aver subito una fitta sassaiolo, avvenne anche una disgrazia all’autista del pullman?

“Si in effetti due su tre dei nostri pullman riportarono danni tali da fermarci pochi chilometri dopo mentre quello dove avevo posto, pur essendo seriamente danneggiato si accingeva a tornare a casa. Tuttavia, sulla strada del ritorno il nostro autista si sentiva poco bene, ed il secondo fece giusto in tempo a sostituirlo al volante evitando guai disastrosi, mentre facemmo stendere tra i sedili il malcapitato. Florio, chiese: “Ma è morto l’autista”, la risposta affermativa, esclamò: “E allora buttiamolo fuori e guido io”, ma ovviamente scherzava e raggiungemmo l’ospedale di Bologna, per sincerarci delle condizioni dell’autista. Ma a quanto pare lo sfortunato autista morì sul serio e noi facemmo ritorno con il treno. Cosa diversa, ma la stessa sostanza avvenne a Bologna, quando all’uscita dallo stadio non trovammo il noleggiatore del pulmino ed anche autista, e fummo scortati a piedi in stazione, dove c’era anche uno sciopero e dovemmo prendere un pullman sostitutivo per arrivare ad Ancona e poi di lì ritornare a casa. La cosa belle delle trasferte sai quando parti, ma non sai mai quando rientri”.

C’è anche un episodio di risalto internazionale con la Curva Nord dell’Inter che fece un comunicato per ringraziarvi, ci ricordi quella partita di Coppa tra l’Inter ed il Groningen?

“Noi eravamo lì come ospiti, per bere una birra e divertirci. Durante la partita un razzo, partito dalla nostra Curva puntò diretto verso la tribuna dove si erano sistemati i tifosi olandesi, senza per fortuna colpire nessuno ma gli stessi tifosi ebbero da ridire e si scatenarono alcune piccole discussioni in tribuna tra loro ed i baresi. A fine partita li attendemmo all’esterno dello stadio, ma siccome l’incontro era già terminato da tempo, gli olandesi erano già tra i fiumi dell’alcool sui pullman piazzati. Partimmo all’attacco in meno di una trentina per conquistare i loro vessilli, bandiere e sciarpe, ma loro le cedettero senza opporre resistenza, il giorno dopo ci fu un comunicato e di giornali che diedero risalto che la Curva Nord interista ringraziava gli Ultras Bari per l’accoglienza in occasione della partita di Coppa Uefa disputatasi”.

Un’ultima battuta su un altro episodio, so bene che da capo Ultras quale sei stato, le partire raramente le hai viste soprattutto quando eri con il megafono, anche se dietro di te avevi sempre chi ti aggiornavi perché dovevi far partire i cori adeguati di incitamento. Ed a tal proposito, c’è una curiosità che vorrei conoscesse anche chi dovesse leggerci: correva la stagione 92/93, esattamente l’anno dopo la retrocessione con Boniek, subentrato nel finale di campionato. In serie B, l’allora presidente Matarrese prese Sebastiao Lazaroni alla guida per diciassette partite, poi sollevato dall’incarico, al suo arrivo però non fu accolto benissimo Giuseppe Materazzi, da voi considerato scelta inadeguata e alla presentazione ed all’antistadio, giornalisti e giocatori, vissero momenti di paura, confermi?

“Ad inizio stagione notammo da subito una certa inerzia nell’allestire una squadra competitiva, ma noi siamo tifosi, non tecnici o direttori sportivi, in ogni caso i risultati diedero ragione delle nostre impressioni che c’era appagamento e scarso impegno. Ed iniziammo una contestazione. Prima dell’esonero del tecnico chiedemmo ed ottenemmo un incontro con il presidente Vincenzo Matarrese, lui stesso ci disse trovate un allenatore all’altezza, ma noi ci chiamammo fuori chiedendo però essendo loro competenti in materia di sceglierne uno all’esterno ed adeguato. La scelta dopo diciotto partite si orientò su Giuseppe Materazzi, uno vicino alla famiglia e ben voluto dai dirigenti dell’epoca. Noi non gradimmo e ci presentammo in sala stampa ‘incazzati’ alla presentazione per dire la nostra, senza veli e senza filtri. Mister Materazzi, si avvicinò a noi, al termine della conferenza e chiese se i giocatori potessero uscire tranquillamente per recarsi all’antistadio, noi rispondemmo senza indugi che se loro avessero avuto la coscienza pulita, non ci sarebbero stati problemi, ma così non fu, non perché noi gli tendemmo un tranello eravamo stati fraintesi o chissà il tecnico l’aveva fatto di proposito. Giocoforza vuoi che all’antistadio successe il putiferio, clima surreale, cellulari della polizia che in tarda serata scortarono non solo i giocatori, ma anche i giornalisti presenti che difendevano la scelta operata dalla società e quei giocatori stessi”.

Alberto, grazie innanzitutto, perché il tuo ‘manoscritto’ racconta episodi di una vita vissuta da ultras, fedele ad un credo e senza paura di nasconderti come hai sempre fatto, assumendoti le tue responsabilità. Sei stato anni fa anche in Parlamento, quando esistevano ancora gli Ultras Curva Nord, in qualità di rappresentante del Movimento Ultras insieme ad altri noti capi ultrà d’Italia. Possiamo strapparti la promessa che, ci pensi a raccontare il tuo ‘Secondo tempo’ da ultras?

“Premesso che sono ancora vivo e non sono vecchio – sorride ndr – potrei scrivere certamente altri due – libri, per tutti gli archivi che conservo di biglietti, liste di viaggi di trasferte, e tutto quello che ho vissuto nella seconda parte, diffide annesse che mi hanno fatto restare fuori. Però, non sono scrittore, mi godo questo momento, penso al presente ed alla prossima trasferta di campionato che ritorniamo tra i professionisti e mi riporterà inevitabilmente all’ultima serie C di metà anni Ottanta”.

Marco Iusco

 

 

 

 

 

 

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