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E’ iniziato il “calcio mercato” elettorale per le comunali del 2019

 

Il “gioco” di affermare che “si vogliono conoscere i programmi per decidere con chi stare” è ormai una storia vecchia che in politica si tira fuori quando non si sa ancora che decisione prendere, oppure quando si vuol far pesare la propria scelta più di quanto realmente si rappresenta sul piano numerico dei voti. Ed anche per le amministrative baresi e foggiane del prossimo anno ancora una volta a venir fuori con il “balletto” del “vogliamo sapere i programmi prima di scegliere con chi andare” è la formazione dei post democristiani dell’Udc, il cui attuale leader è l’eurodeputato Lorenzo Cesa. Per l’esattezza, a farsi avanti su tale posizione politica con notevole anticipo rispetto all’appuntamento elettorale del prossimo anno sono stati i rappresentanti baresi del partito di Cesa (ossia Filippo Barattolo e Sergio Adamo), prima ancora di quelli dauni che, in verità, non si sono ancora pronunciati, benché Foggia e provincia, pur essendo delle realtà di gran lunga inferiore per numero di elettori, rispetto al capoluogo pugliese e provincia, in termini elettorali rappresentano ancora per lo scudocrociato di Cesa un potenziale elettorale di gran lunga superiore a quello che lo stesso partito ha su Bari città e nell’entroterra metropolitano, dove l’Udc rappresentata da Barattolo è già da tempo, con qualche rarissima eccezione, a percentuali ormai da prefisso telefonico. E da prefisso telefonico, al più con l’aggiunta di qualche altro decimale, dovrebbe essere anche la cifra elettorale dello scudocrociato in Bari città, se epurata dei voti baresi dell’area politica dell’eurodeputato Raffaele Fitto, che – come è noto – alle elezioni dello 4 marzo scorso si è presentata con la sigla di “Noi con l’Italia” ed il tradizionale simbolo dello scudocrociato dell’Udc. Quindi, alla luce delle recenti notizie di cronaca locale, a Bari molti elettori di area verosimilmente moderata si sono già chiesti “che senso ha il riproporsi per una trattativa autonoma sulla scena cittadina della sigla Udc in maniera distinta dal già modesto agglomerato di forze centriste di ‘Noi con l’Italia’ che già contiene quel simbolo e, soprattutto, parte di quella base elettorale?” La possibile motivazione, ha affermato qualche addetto ai lavori della politica cittadina, non è difficile da immaginare. Infatti, come ha poi dichiarato il medesimo addetto ai lavori, l’improvvisa ricomparsa sulla scena politica dell’Udc  rappresentata da “Barattolo & C”, dove la “C” quasi sicuramente potrebbe essere interpretata come iniziale di “Compagno” d’avventura (vale a dire il  segretario cittadino dell’Udc, Sergio Adamo), anziché quello usuale di “Compagnia”, starebbe a significare che nel capoluogo pugliese si è già aperta la “campagna acquisti” per le amministrative del 2019. Una “campagna” che a Bari verosimilmente non ha quasi nulla di politico, trattandosi forse di un vero e proprio “mercato delle vacche” dove si trattano strategie per tentare di conquistare fette di elettorato barese ancora ideologizzato o di “accalappiare” piccole masse di elettori con la tecnica della proliferazione delle liste e, quindi, dei candidati da portare a sostegno di questo o quel candidato sindaco. Insomma, di un autentico “mercimonio” in cui a farsi avanti sono quasi sempre noti personaggi della politica barese che puntualmente, ad ogni tornata elettorale, tentano di ritornare sulla scena, pur non avendo più ormai un seguito elettorale sufficiente per essere vincenti. Un meccanismo, questo, che è sicuramente favorito dal sistema di elezione diretta del sindaco e che tanto più pesa quanto più sono i nomi in campo per la conquista della poltrona di Primo cittadino. E, quindi, non è forse un caso se tra i primi ad affacciarsi per una possibile negoziazione (non certo politica ma verosimilmente personale, visto che a Bari l’Udc senza l’apporto dell’area fittiana è praticamente un partito fantasma) c’è anche l’ex socialista Barattolo, transfuga nell’Udc, che in quanto a consensi riferiti alla sigla che rappresenta è ridotto a livelli minimali, ma per esperienza politica e scaltrezza personale di ormai lungo corso, è sicuramente rodato a qualsiasi “finzione”. Infatti, senza andare troppo indietro con i fatti, basta ricordare come Barattolo divenne assessore nel 2009, con il secondo mandato a sindaco di Michele Emiliano. Ora, però, rispetto a dieci anni fa lo scudocrociato barese, rappresentato da un socialista rinnegato, forse non è più neppure in condizioni di organizzare una lista di 36 candidati da presentare per il Consiglio comunale del capoluogo. Difatti, già nel 2014, dopo quasi un quinquennio da assessore della giunta Emiliano, Barattolo non fu in grado neppure di presentare una lista autonoma dell’Udc per la corsa a Palazzo di Città, chiedendo invece per i pochissimi candidati del suo partito ospitalità alla lista di Ncd-Ap, allora organizzata dal senatore e sottosegretario barese al Lavoro Massimo Cassano. Pertanto se il “Capo” dell’attuale maggioranza di centrosinistra, Antonio Decaro, per la sua riconferma nel 2019 a Palazzo di Città ha cominciato le sue grandi “manovre” affidandosi a sigle politiche ormai desuete, che a Bari a malapena rappresenterebbero il “pianerottolo di casa” di coloro che le rappresentano e che, senza essere i “Ronaldo” ed gli “Higuain” di turno, partecipano alla contesa elettorale a mò di scadente “calcio mercato”, avrebbe di certo di che preoccuparsi. Ed anche i baresi avranno sicuramente di che preoccuparsi se l’esito della ormai prossima consultazione amministrativa dovesse dipendere effettivamente da coloro che pendolano da uno schieramento politico all’altro, al solo scopo di sfruttare gli eventi. Ovverosia, con “Franza o Spagna purché – nel ricco e gustoso “piatto” comunale barese – se magna!”

 

Giuseppe  Palella


Pubblicato il 1 Agosto 2018

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