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E pensare che il Città di Bari…

Torna a Bari la Cavour, la nave portaerei ammiraglia della nostra flotta. Forti dell’esperienza della volta scorsa – una disordinata massa di visitatori che creò non pochi problemi – i vertici della Marina hanno fissato regole piuttosto rigide : Senza (gratuita) prenotazione web, niente visita. E niente gente ammassata sulla banchina a sgomitare per salire. Tutti invece a Marisabella, dove già dalle 14:00 di oggi sono in attesa bus-navetta. Cinquantacinque visitatori alla volta, sarà possibile mettere piede sulla grande unità per una visita guidata di 15’. Nonostante queste severe restrizioni, c’è da aspettarsi una folla strabocchevole. Fascino di un ‘incrociatore portaeromobili’ il cui nome evoca un passato glorioso (la Conte di Cavour, passata per la prima e la seconda guerra mondiale, è stata una delle migliori navi da battaglia schierate dalla Regia Marina). L’occasione di una portaerei italiana nel porto di Bari, richiama alla mente una poco nota pagina di storia. E’ noto che ad accelerare la sconfitta sui mari  dell’Italia nell’ultimo conflitto fu insieme alla penuria di carburante e alla mancanza del radar l’assenza di portaerei. Eppure una nostra portaerei avrebbe dovuto portare il nome ‘Città di Bari’… Nel periodo fra le due guerre lo Stabilimento Tecnico Triestino varò una classe di motonavi (Rodi, Egeo, Egitto e Città di Bari) pensate  per essere convertite in caso di necessità in unità da assegnare al naviglio bellico Alla vigilia della campagna d’Etiopia, si progettò di requisire e trasformare queste navi, tra cui il Città di Bari in portaerei ‘di scorta’ (unità più lente e più piccole delle portaerei, capaci anche di trasportare in zona d’operazione velivoli e attrezzature destinate ad altre unità navali o basi terrestri). Ma il progetto rimase sulla carta (una portaerei di scorta venne però impostata nel 1936 modificando lo scafo del ben più voluminoso transatlantico Augustus ; avrebbe dovuto chiamarsi Sparviero e stazzare oltre 30mila t., ma a causa dello sfortunato andamento del conflitto non fu completata per tempo ; nel 1944 il suo scafo venne affondato all’imboccatura del porto di Genova dai tedeschi in ritirata). Con l’entrata in guerra dell’Italia, comunque, tre di quei quattro piccoli piroscafi furono requisiti dalla Regia Marina. Modestamente armato come il Rodi e l’Egeo con due cannoni da 120/45 mm e quattro mitragliere da 20/65 mm, il Città di Bari venne trasformato in incrociatore ausiliario ; come tale sarebbe stata impiegato per la scorta a convogli minori e per il trasporto di truppe e materiali. La mattina del 3 maggio la nave stava caricando munizioni nel porto di Tripoli, sul lato opposto della stessa banchina alla quale era ormeggiata la motonave da carico Birmania, che stava invece scaricando munizioni. Alle 10:10 nella stiva poppiera del Birmania si verificò una detonazione, successivamente attribuita a sabotaggio: essa provocò un’esplosione devastante che investì anche il Città di Bari, causando la conflagrazione del suo carico di munizioni. Divorato dalle fiamme, venti minuti più tardi l’incrociatore ausiliario affondò. Morirono nella sciagura cinque membri dell’equipaggio civile, mentre rimasero feriti tre membri dell’equipaggio militare. Molte altre vittime, probabilmente decine, si ebbero tra i portuali addetti alle operazioni di scarico, tra gli uomini del Birmania e tra la popolazione di Tripoli. Due anni dopo, il relitto dilaniato del Città di Bari, abbandonato come irreparabile nel porto di Tripoli, venne recuperato dagli inglesi e demolito.

Italo Interesse

 

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