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E poi dicono i Talebani

Amaro alle donne. Eva obbedisce alla natura e il Padrone Celeste gliela fa pagare, e non solo con un parto doloroso. Di qui un’epopea tardo-testamentaria grondante sangue, incesti, violenze fisiche e psicologiche, pagine da raccapriccio in cui maschi (e non uomini) si manifestano devotamente proni al più delirante dettato, sempre a danno di agnelli sacrificali al femminile. Bisogna aspettare il Nuovo Testamento per scoprire, soprattutto nei Vangeli, isolate schegge di rispetto verso le donne. Ma nella prima parte del più grande successo editoriale di tutti i tempi… Se sono queste le basi della nostra cultura religiosa, siamo in diritto di tirare l’orecchio a chi ancora oggi copre le donne da capo a piedi ? L’interrogativo emerge prepotente già nel corso e assai più al termine di ‘La preghiera delle donne’, un testo di Valentina Diana. Interpretato da Silvia Lodi e diretto da Giuseppe Semeraro, ‘La preghiera delle donne’ è anche un prezioso lavoro prodotto da Principio Attivo Teatro. Lo spettacolo, inserito nella rassegna Babele Female, è andato in scena al Nuovo Abeliano avantieri. Lo spettacolo è stato preceduto da un brillante intervento di Mimmo Mongelli, curatore di quella rassegna, a proposito della storia del teatro dalle origini ad oggi, con particolare attenzione verso il ruolo della donna nell’evoluzione dell’arte scenica. ‘La preghiera delle donne’ raccoglie i monologhi di donne della Bibbia gratuitamente passate per i peggiori tormenti della carne e dello spirito. Un’accorata e versatile Silvia Lodi presta corpo e voce a sole cinque, ideali rappresentanti di un popolo di sventurate che si può immaginare ben più numeroso. Di volta in volta l’unica interprete veste panni differenti che ‘attinge’ da un appendiabiti a vista. Ma le vesti di scena, ecco la sorpresa, hanno un taglio moderno. Sicché, ora prende forma una casalinga, poi una giovane introversa, quindi una bracciante da entroterra sardo… Seguono altre figure, tutte accomunate dal richiamarsi al fatto che, gratta-gratta, certe cose negli ultimi cinquemila anni sono mutate solo epidermicamente. Al termine di ogni ‘frazione’, l’interprete depone accuratamente i panni smessi in proscenio. L’allungarsi di questa parata di calzature e abiti, che somiglia a un filare di lapidi, suona come un lungo, lacerato e muto grido di giustizia levato in coro da donne private di ascolto, volto, nome, dignità … Un lavoro che tocca e che fa male. – Prossimo appuntamento al Nuovo Abeliano, sabato 30 ottobre alle 21:00 con ‘Hijra’, uno spettacolo della compagnia Badatea diretto da Nicola Valenzano. Lo spettacolo rientra nella rassegna Abeliano Events.

Italo Interesse

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