Il galletto torna ad alzare la cresta senza paura
14 Settembre 2012
Ztl: sempre più dura la vita dei pendolari baresi
14 Settembre 2012

E pure le drogherie fecero il loro tempo

La lingua muta, si adegua ai tempi. Prendi l’italiano. Neologismi orrendi (dietrologia, paninoteca…) conquistano un posto nel De Voto Oli mentre altri termini scivolano nel dimenticatoio, spariscono dal linguaggio comune. In alcuni casi cessano persino d’essere un punto di riferimento visuale. Dove più insegne commerciali come ‘tintoria’, ‘sala da barba’ o ‘pizzicagnolo’? Ora che più nessuno (ri)tinge tessuti, le ‘lavanderie’ si limitano a lavare a secco gli indumenti. E il ‘barbiere’? Per carità non  si chiami più così chi oggi lavora in sontuosi esercizi sulla cui soglia si legge ‘Acconciatore per uomo’.  E nomi di fantasia battezzano i negozietti dove un tempo s’affaccendavano i ‘salumieri’. Allo stesso modo sono scomparse le ‘drogherie’ (o  rivendite di ‘coloniali’). Ma per quale motivo questi ultimi esercizi avevano un nome oggi così imbarazzante? In origine nelle drogherie si vendevano quelle spezie che, inesistenti in Occidente, venivano importate dalle Colonie (tè, pepe, caffè…). Tra queste spiccavano il papavero e altri oppiacei, altrimenti chiamati (allora senza averne paura) ‘droghe’. Più in là le drogherie allargarono l’offerta commerciale includendo frutti, radici, cortecce e altre sostanze vegetali preziose in cucina come additivi. In tempi più recenti, forse più per sopravvivere che per allargare introiti divenuti magri, i droghieri si misero a vendere un po’ di tutto trasformando i loro esercizi in micro empori di fatto. Sfumati i giorni di opulenza delle spezie, nelle drogherie degli anni cinquanta si vendeva piuttosto sapone da barba o di Marsiglia a peso, spugne naturali e cereali in sacco, candele in cera naturale, spazzole per capelli, lucido da scarpe, caramelle, gelatine di frutta… Infine, quando ‘drogheria’ rimase parola vuota, i primi supermarket le sostituirono mettendo le mani sugli articoli di maggiore rappresentanza. Allora nessuno si permise più di dare del droghiere a chicchessia e le saracinesche calarono per sempre su questi localetti dove in un alito di chiuso aromi suggestivi si avvolgevano l’un l’altro ; leggermente stordivano.  Le ultime drogherie a Bari chiusero nei primi anni settanta. Ne ricordiamo una, in via Re David. Apparteneva a un tale Linetti, un tipino preciso e dal volto schiacciato che vestiva sempre un grembiulone nero. Con la moglie gestiva un negozietto che misurava non più di un venticinque metri quadrati. Poiché le volte erano altissime, Linetti sistemava la merce in alto. Per salire a prendere le cose usava i tiretti di una cassettiera come scalini, che il cliente doveva tenere d’occhio caso mai cedessero. Personaggio d’altri tempi, il buon uomo impersonava il prototipo del bottegaio alla barese, attento al suo orticello e del tutto  incurante dell’oceano che gli era attorno. Linetti non rubava. Tutto quello che si portava a casa al di là dell’incasso era un miscuglio di odori che sapeva d’esotico.

Italo Interesse

 1,188 total views,  1 views today

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *