Cultura e Spettacoli

… e si raccolse più grano che paglia

Sia Roma che un’altura del Sub Appennino Dauno vantano la cosiddetta Sedia del Diavolo

In piazza Elio Callistio, a Roma, si levano i resti di un monumento funebre a forma di tempio (vedi immagine con autovetture parcheggiate). Lì, nella prima metà del II secolo d.C., fu sepolto un liberto dell’imperatore Adriano, Elio Callistio, appunto. Nella Roma antica, i liberti erano schiavi cui per particolari meriti veniva restituita la libertà; generalmente essi per riconoscenza continuavano a vivere nella casa del patronus senza smettere di servirlo. Il rudere è chiamato dai romani : La sedia del diavolo. L’inatteso soprannome trae origine dall’insolita forma assunta dal monumento dopo il crollo della facciata, forma resa inquietante dai bagliori dei fuochi notturni accesi al suo interno da pastori e vagabondi. Anche la Puglia ha la sua sedia del Diavolo. Essa consiste nel moncone di una torre fortificata che crolli e il lavorio degli agenti atmosferici hanno trasformato in un rudere dall’aspetto così bizzarro da eccitare la fantasia popolare (e in modo più ‘convincente’ che nella Capitale, viene da dire mettendo le immagini a confronto). La torre, o ciò che ne resta, svetta sull’altura di Montecorvino, compresa tra i Comuni di Volturino, Motta Montecorvino e Pietra Montecorvino. La torre di Montecorvino costituiva l’elemento più vistoso del centro abitato di Montecorvino. Torre e centro abitato furono distrutti nel 1137 dagli uomini di Ruggero II. Entrambi ricostruiti, vennero abbandonati a seguito del terremoto del 1452. L’evento comportò l’esodo della popolazione verso quei siti dove oggi sorgono i comuni di Motta Montecorvino e Pietra Montecorvino. Elevatissima (se ne è calcolata in ventiquattro metri l’altezza d’origine) e collocata in posizione estremamente strategica, la possente fortificazione forse fungeva, a notte, da faro, per mezzo di fuochi accesi alla sua sommità ; analogamente, di giorno annunciava l’approssimarsi di una minaccia mediante segnali di fumo visibili anche a venti leghe di distanza. Ai piedi della torre sono ben visibili tracce della cinta muraria e della cattedrale consacrata a Sant’Alberto il Normanno, un vescovo che visse tutta la vita a Montecorvino, dove si spense nel 1127. In seguito alla definitiva distruzione di Montecorvino il culto di sant’Alberto fu continuato dai cittadini di Pietramontecorvino, Motta Montecorvino e Volturino. Nel 1889, in seguito ad una grave siccità, a Pietra Montecorvino i devoti del Santo ne invocarono l’aiuto con processioni all’interno del paese. La tradizione vuole che sant’Alberto, apparso in sogno ad alcuni cittadini di Pietra, comandasse di effettuare un pellegrinaggio penitenziale ai ruderi di Montecorvino. Così il 16 maggio 1889 il popolo di Pietra, insieme ai fedeli provenienti da Motta e Volturino, si incamminò verso Montecorvino con la Statua di Sant’Alberto portata a spalla. La pioggia tanto desiderata arrivò subito dopo il ritorno in paese, come affermarono gli stessi agricoltori, sì che quell’anno si raccolse “più grano che paglia”. Da allora, ogni anno, il 16 maggio la statua di sant’Alberto viene portata in processione a Montecorvino fino ai ruderi dell’antica Cattedrale.

Italo Interesse


Pubblicato il 14 Settembre 2023

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