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“Ecce Caravaggio, da Roberto Longhi ad oggi”

“L’ ho buttato giù dal 7 aprile al 7 giugno, quando soffrivo di Covid e di cancro alla prostata, poi vinti”: si confessa al Quotidiano Vittorio Sgarbi, il noto e celebre critico d’ arte. Da poco è in libreria la sua ultima opera, una chicca dal titolo: “Ecce Caravaggio, da Roberto Longhi ad oggi” (edizioni La Nave di Teseo), presentata nella suggestiva ed elegante cornice di Villa De Grecis in un’impeccabile serata organizzata dalla Fondazione Tatarella con Annalisa Tatarella, padrona di casa (lo ha fatto anche al Petruzzelli alla festa di Nicola Porro). Il volume, ricco di foto e documenti inediti, parte dal ritrovamento, per alcuni versi avventuroso a Madrid di un dipinto, attribuito a Caravaggio, raffigurante l’ “ecce homo” del quarto Evangelo, nella sua vibrante drammaticità, il Vangelo del quid est veritas giovanneo, tipicamente teologico. Abbiamo intervistato Sgarbi che ci ha regalato qualche battuta sulla Puglia e sulla sua nuova avventura politica con Rinascimento, che qui da noi  ha come referente l’avvocato Fabio Campese.

Sgarbi, partiamo dal libro. Perchè?

“L’ho buttato giù in un momento di depressione, tra il 7 aprile e 7 giugno, due malattie, Covid e tumore alla prostata, poi vinte entrambe, per fortuna. Verte attorno ad un dipinto, trovato a Madrid. In realtà, è stato un amico di Lavello a segnalarmelo e mi sono attivato per capirci qualche cosa. La cosa incredibile è che questo dipinto, apparso dal nulla o quasi, ha subito messo d’ accordo studiosi e critici, cosa molto, ma molto rara””.

Che cosa ha di particolare?

“Tante note tipiche dello stile e della personalità del Caravaggio. Penso alla luce, ma anche la mano che è tipicamente sua. Da quanto so, faceva parte di un concorso bandito da Monsignor Masismo. Caravaggio con quel quadro non lo vinse. Se lo osservate bene, la figura di Pilato, per rendere il tutto ancor maggiormente drammatico, si poggia su una specie di binario, simile alle opere di Kounellis”.

Lei parla di Longhi, nel libro. Perchè?

“Si deve a lui se di Caravaggio che ha avuto una specie di damnatio memoriae è tornato alla gloria negli ultimi 70 anni dopo una sua mostra Milanese del 1951.E non è azzardato dire che Caravaggio sia l’ inventore in anticipo della fotografia. Longhi da fascista, diventa comunista, fa parte di quel movimento di opinione al quale apparteneva Guttuso, così Caravaggio diventa, politicamente, il pittore di area comunista, mentre il Mantegna fascista. Insomma, lo dobbiamo a Longhi se negli ultimi 70 anni il Caravaggio è stato rivalutato con 15 nuove  opere. Giusto per completezza, noto delle singolarità ed affinità di vita ad esempio tra Caravaggio e Pasolini. Uno scappa da Milano, l’altro lascia il suo paese e si rifugia a Roma. Non è escluso che Caravaggio come Pasolini avesse pulsioni omosessuali”.

Caravaggio è moderno?

“La sua modernità è fuori di discussione, e dico che ogni tempo ha il suo Caravaggio, che fu un ribelle”.

Le assomiglia?

“In un certo senso sì, anche io lo sono, ma a ragion veduta. Oggi Caravaggio sarebbe contro tante decisioni che abbiamo dovuto subire in tempo di pandemia, come le mascherine all’ aria aperta e chiusure ingiustificate. Pensi che adesso il ministro Speranza, del tutto inadeguato, ci dice che all’aria aperta ci si contagia meno che al chiuso. Ci voleva tanto a capirlo”.

Lei ha fondato un partito, Rinascimento…

“Se ben ricordate io in Puglia, era assessore Emilio Toma qui a Bari, ho guidato uno schieramento politico. Non sono venuto a Bari ovviamente per spingere il mio partito, tuttavia parteciperò alle elezioni del sindaco a Roma. Sono fiero di aver contribuito alla riapertura del Petruzzelli. Ora mi propongo di eliminare nel foggiano quella bruttura delle pale eoliche, figlie di mafia”.

In Puglia e a Bari il referente di Rinascimento è l’avvocato Fabio Campese, presente a Villa De Grecis con lo stato maggiore del partito.

Bruno Volpe

 

 

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